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AUGIERI DICE LA SUA

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Una sintesi del disagio profondo di un occidente in mezzo al guado di un fiume in piena, indeciso sulla organizzazione da darsi, sul ruolo da svolgere rispetto al mondo, sui valori da riaffermare e su quelli da acquisire, credo sia nella considerazione che fa Silvano Danesi, sul Nuovo Giornale Nazionale (articolo davvero interessante e del quale prendo però solo un frammento), circa l’elezione di Shabana Mahmood, la prima donna musulmana a diventare Ministro degli Interni del Regno Unito.

La signora ha giurato sul Corano. Non mi scandalizzo: è la sacralità del giuramento a rendere compatibile le cose. Si giura invocando a testimone il più alto riferimento spirituale e dunque di valori a cui si crede. Ma il problema è, come evidenzia Danesi, che si è giurata lealtà sul Corano ad un re capo della Chiesa Anglicana. E’ rimasta inalterato il testo del giuramento – e come potrebbe essere altrimenti – che recita: «Io, [nome], giuro solennemente davanti a Dio Onnipotente che sarò fedele e porterò vera lealtà a Sua Maestà Re Carlo III, ai suoi eredi e successori, secondo la legge. Servirò fedelmente e sinceramente Sua Maestà nell’ufficio di [specifica carica], e farò giustizia a ogni persona secondo le leggi e le consuetudini di questo regno, senza timore o favore, affetto o malanimo. Che Dio mi aiuti».
A parte il riferimento a Dio, che può stiracchiatamente essere accettato, come stanno assieme la fedeltà al Corano e al capo della Chiesa cristiana anglicana?. Se la questione, come fa Danesi, la si mette in parallelo al fatto che negli stessi giorni un oceano di persone ha protestato contro l’immigrazione si ricava un indice, forse, di un distacco profondo tra gruppo dirigente e corpo elettorale.
Ma tutto questo è discutibile.
Quello che è indiscutibile è che la nonchalance che si è trovata in Inghilterra nel superare questo “intoppo” fa il paio con la analoga “leggerezza” con la quale si affrontano problemi del tutto nuovi e che il termine “integrazione” finisce per mortificare perché li minimizza e li banalizza. Quello che abbiamo davanti non è solo la integrazione di masse sempre più consistenti di essere umani che ci “invadono”, ma anche il bisogno ed il dovere di capire – senza stupide fughe in avanti da divieto del presepe, ma anche senza forme nascoste di razzismo, come lo scandalizzarsi per pasti riservati ai mussulmani nelle mense scolastiche – quanto, cosa, come integrare nostri valori con i valori di chi viene da noi.
Il mondo multipolare è la realtà già di oggi. L’Europa – ed ancor più l’Italia – ne prendono atto confusamente; e sono già in ritardo. Instillare nelle coscienze del popolo, a partire dall’infanzia, cosa è la multipolarità, e di essa l’aspetto della multiculturalità, cosa significa “rispetto dell’altro” senza rinunciare al rispetto per la propria storia culturale e spirituale, riuscire a capire senza necessariamente accettare, condividere ma non convertirsi (e non parlo solo di religioni) è operazione lunga, complessa, delicata. Culturale.
E, per essere chiari sino in fondo, è una delle scommesse che dobbiamo vincere se l’Occidente, ma l’Europa più di tutti, vuole esser modello diverso e comunque attrattivo rispetto al modello che viene proposto dall’Est del mondo. A Shangai sono esplosi non solo una nuova proposta di realtà geopolitica e di multilateralismo, ma anche un nuovo modello di relazioni umane. Che contiene un criterio molto annacquato di democrazia, ma si fonda sul concetto di “multietnico” che è figlio della storica formazione di una sua cultura basata sulla fusione dell’essenza del Wu e Yue e della cultura in altre regioni della Cina e che assorbe anche molta cultura straniera, principalmente cultura occidentale. Fusione e anche sostituzione. E’ quello che, confusamente ed in maniera del tutto autonoma, senza cioè alcun indirizzo, sta facendo la gioventù di oggi. Ed io vedo sbandamenti incredibili e pericolosi: perché anche la dittatura è una cultura. E qualche pezzo di destra cresce su questa.
Panta rei. Ma, intanto, la formula del giuramento inglese resta la stessa. Senza imbarazzo.

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  • Redazione

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