
di Achille Nobiloni
QUELLO DEL SINDACO NATHAN: UN INSEGNAMENTO DA RISCOPRIRE… NON DA LASCIAR SVANIRE COME IN CERTI FILM!
Sia pure molto a rilento, ho appena finito di leggere questo bel libro di Fabio Martini: “Nathan e l’invenzione di Roma” Marsilio Editori, sull’esperienza amministrativa di Ernesto Nathan, inglese di nascita, cittadino italiano dal 1888, sindaco di Roma dal 1907 al 1913 alla guida di un “blocco popolare” formato da repubblicani, radicali e socialisti, in un periodo in cui le giunte capitoline restavano in carica mediamente non più di cinque mesi.
Ebbene, come recita il sottotitolo del libro, Nathan fu “il sindaco che cambiò la Città eterna”. Instancabile nel perseguire equità e giustizia, combatté ogni tipo di rendita parassitaria; avversò il potere dei monopoli privati (peraltro in mani straniere) e con il suo assessore Giovanni Montemartini varò la costituzione di due aziende municipalizzate: una per il trasporto urbano, l’altra per la produzione di energia elettrica; si adoperò per la diffusione dell’istruzione pubblica nella campagne dell’Agro romano ma fu soprattutto nel campo dell’Urbanistica che incise profondamente sullo sviluppo della città: adottò una tassazione delle aree fabbricabili basata su un sistema impositivo mirato a contenere i vantaggi economici della rendita fondiaria e a combattere la speculazione edilizia; affidò inoltre a Edmondo Sanjust di Teulada, un ingegnere sardo non compromesso con politici, costruttori e proprietari terrieri locali, la redazione di un Piano Regolatore Generale che aveva avuto il pregio di prevedere uno sviluppo urbanistico ben programmato e razionale seguendo direttrici coerenti sia con le necessità generali della città sia con le vocazioni dei territori e quartieri interessati, arrivando a prevedere le diverse tipologie degli edifici residenziali e alcuni loro limiti dimensionali quali: numero dei piani e altezza massima consentita.
Mi ha quindi fatto una certa impressione leggere come il 23 maggio del 1957, a trentasei anni dalla sua scomparsa, il consiglio comunale della città di Roma (allora retta da una giunta DC-PLI-PRI-PSDI guidata dal sindaco democristiano Umberto Tupini) decise di intitolare a Ernesto Nathan una strada… sapete dove? Alla Magliana, un quartiere realizzato negli anni ’60 sotto il livello del Tevere. E la strada? Una delle tante strade di periferia, anonime, costeggiate da marciapiedi stretti stretti e palazzoni alti alti, fitti fitti in quello che l’autore definisce il “cuore dell’area che più di ogni altra è il simbolo dello sviluppo illegale e abusivo della capitale nel secondo dopoguerra”.
E’ vero, dice Martini, che l’antica legge della toponomastica vuole che l’attribuzione di una strada risenta dello spirito del tempo e della necessaria raccomandazione politica, ma aggiunge: “La collocazione di via Nathan però va oltre questa legge: risponde a un destino beffardo. Perché se è vero che di quel sindaco si era persa la memoria, tuttavia a distanza di decenni resta contronatura e contro il buon gusto non tanto l’intitolazione in periferia, ma l’aver scelto una strada proprio nel quartiere che più di ogni altro contraddice il senso di una vita spesa nel regolare lo strapotere dei privati e per il rispetto delle leggi. E d’altra parte la deviazione di via Ernesto Nathan verso una periferia incoerente con la storia del personaggio ne racconta il destino postumo” (forse rimane la colpa di essere stato massone ed addirittura gran maestro ndr).
Beh non so a voi ma a me queste considerazioni di Fabio Martini, specialmente tenendo conto dell’anno in cui è avvenuta l’intitolazione della strada al sindaco Nathan, il 1957, e tutto quello che dal 1957 in poi è avvenuto nell’espansione urbanistica di Roma… ricordano tanto il finale di alcuni film su palazzi, palazzinari e interessi vari, in cui il buono esce di scena e chi resta brinda compiaciuto. Si certo, non è questo il caso e il paragone è sicuramente forzato ma la mente vaga e a me questa vicenda quel ricordo suggerisce! Che ci posso fare? Malizioso lo sono sempre stato e invecchiando peggioro.
Comunque il libro è davvero bello e istruttivo e mi chiedo quanti amministratori cittadini, non solo di Roma, lo abbiano letto e a chi non lo avesse ancora fatto consiglierei caldamente di farlo, oltre che, naturalmente, a tutti… con la convinzione che la sua lettura sia forse più utile agli amministrati che agli amministratori.





