La sorella di Bergson nell’universo dell’esoterismo
Se Henri Bergson è un nome noto a molti, lo è assai meno quello di sua sorella, Moina Mathers, nata Mina Bergson.
E tuttavia, pur senza la risonanza accademica del fratello, il suo contributo al panorama culturale e spirituale del tempo fu tutt’altro che marginale.
Artista e figura centrale dell’occultismo fin de siècle, seppe ritagliarsi un ruolo significativo nei movimenti esoterici tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.
Esponente di rilievo della Hermetic Order of the Golden Dawn, accanto al marito Samuel Liddell MacGregor Mathers, contribuì soprattutto alla dimensione rituale e visiva dell’Ordine, realizzando opere e rappresentazioni simboliche utilizzate nelle pratiche iniziatiche.
Parallelamente, mentre il pensiero bergsoniano rielaborava in ambito accademico le categorie del tempo e della coscienza, nei circoli londinesi prendeva forma un diverso tipo di ricerca – esoterica, ma non meno ambiziosa – che contribuì a delineare un capitolo rilevante, seppur a lungo marginalizzato, della storia culturale europea.
Per comprendere le radici di questo percorso, è utile tornare agli anni della sua formazione. Moina Mathers, nata Mina Bergson a Ginevra, in una famiglia ebraica di origine polacca per parte paterna e britannica per parte materna, crebbe in un ambiente di grande apertura culturale.
Il padre, Michel Bergson, pianista e compositore di formazione europea, e la madre, Catherine Levison, contribuirono a definire un milieu familiare in cui sensibilità artistica e formazione intellettuale si intrecciavano costantemente.
Fluente in tedesco, francese e inglese, era nota non solo per il suo fascino, ma anche per la vivace intelligenza e l’eleganza dei modi. Pur coltivando l’ambizione di affermarsi come artista, finì per dedicare gran parte del suo tempo all’Ordine, una scelta che comportò spesso sacrifici significativi, sia sul piano personale sia su quello economico.
Fu il destino – «that shapes our ends, rough-hew them how we will», per usare Shakespeare – a svolgere un ruolo decisivo nel tracciare il corso della sua vita.
Proprio al British Museum, nella quiete di una sala di lettura, avvenne l’incontro destinato a cambiarle il cammino: quello con Samuel Liddell MacGregor Mathers, già attivo negli ambienti occultisti londinesi e tra i principali fondatori dell’Ordine Ermetico dell’Alba Dorata.
Mathers appariva ai contemporanei come una figura carismatica ed eccentrica: studioso di testi ermetici, appassionato di simbolismo e ritualità iniziatica, coltivava l’ambizione di riportare alla luce tradizioni esoteriche occidentali reinterpretate in chiave moderna.
Tra lui e Mina Bergson si sviluppò rapidamente un legame intellettuale e personale profondo, fondato su interessi condivisi per arte, misticismo e forme alternative di spiritualità.
La relazione non fu accolta favorevolmente dalla famiglia Bergson. Il matrimonio con Mathers – più anziano, privo di solide sicurezze economiche e già noto per il suo coinvolgimento in circoli esoterici poco compresi dalla società vittoriana – suscitò forti resistenze.
Nonostante ciò, Mina sposò Mathers nel 1890, assumendo il nome di Moina Mathers ed entrando stabilmente nel cuore delle attività della Golden Dawn.
Negli anni successivi, Moina divenne una presenza fondamentale soprattutto sul piano rituale e artistico dell’Ordine. Partecipò alle cerimonie iniziatiche, contribuì alla costruzione dell’immaginario simbolico attraverso dipinti e rappresentazioni di figure divine e fu considerata da molti membri una figura di forte carisma all’interno del gruppo.
Dopo il trasferimento a Parigi con il marito, la coppia divenne un punto di riferimento per una rete internazionale di occultisti, artisti e intellettuali interessati alle nuove forme di spiritualità esoterica.
Come spesso accade per le società iniziatiche, le origini e lo sviluppo della Hermetic Order of the Golden Dawn risultano difficili da ricostruire con precisione.
Gran parte della sua storia si svolse infatti sotto il segno della segretezza: gli adepti che intraprendevano il percorso iniziatico erano vincolati da rigidi protocolli di riservatezza e da un articolato sistema disciplinare, che prevedeva sanzioni per chi trasgrediva le regole dell’Ordine.
A ciò si aggiungeva il tentativo, da parte dei fondatori, di conferire legittimità e autorevolezza alla confraternita attraverso il racconto del ritrovamento di un misterioso manoscritto cifrato, all’origine dei rituali e della struttura gerarchica della Golden Dawn – un episodio la cui autenticità è stata a lungo oggetto di dibattito tra storici e studiosi dell’esoterismo occidentale.
Ciò che appare certo, tuttavia, è la straordinaria capacità dell’Ordine di attrarre, nel giro di pochi anni, figure provenienti dagli ambienti più diversi della cultura britannica ed europea: medici, artisti, uomini di lettere, attori e intellettuali incuriositi dalle nuove forme di spiritualità che si stavano diffondendo alla fine del XIX secolo.
Numerosi furono gli scrittori, tra cui il Premio Nobel per la letteratura W. B. Yeats. Tra gli affiliati figuravano anche donne, elemento non scontato per l’epoca: la Golden Dawn, infatti, consentiva loro non solo di essere ammesse, ma anche di accedere agli stessi gradi iniziatici e alle medesime responsabilità riservate agli uomini.
In questo contesto, Moina Mathers occupò una posizione del tutto peculiare, diventando una delle personalità femminili più influenti dell’Ordine insieme ad altre protagoniste come Annie Horniman, figlia del ricco imprenditore del tè Frederick Horniman e sostenitrice economica dei Mathers e di alcune attività della Golden Dawn per diversi anni; Constance Wilde, moglie di Oscar Wilde; Florence Farr, attrice e regista teatrale vicina agli ambienti esoterismo londinesi; e Maud Gonne, celebre nazionalista irlandese e musa di W. B. Yeats.
La loro presenza conferma la capacità della Golden Dawn di attrarre figure femminili provenienti dagli ambienti artistici, letterari e intellettuali più vivaci della Londra fin de siècle.
È un peccato che le origini e lo sviluppo della Golden Dawn restino avvolti da tante zone d’ombra. Dell’ordine interno, in particolare si conosce poco o nulla: chi fossero davvero i cosiddetti “Capi Segreti”, in che modo comunicassero con i livelli inferiori dell’organizzazione e quale fosse il loro ruolo effettivo rimangono interrogativi senza risposta.
Nel corso degli anni, inoltre, miti, testimonianze contraddittorie e leggende hanno contribuito a rendere ancora più fitto il velo di mistero che circonda l’ordine.






