Segnali chiarissimi di imminenti guerriglie anche in Italia
C’è qualcosa che, gruppetti violenti a parte, unifica le manifestazioni in tutta Europa.
Dopo Francia e Spagna, ora tocca al Belgio.
Inutile fare scongiuri per l’Italia: ci saranno manifestazioni anche da noi. I segnali sono chiarissimi, la direzione anche, lo sviluppo prevedibile.
Le proteste sembrano toccare temi molto diversi tra loro, ma, nel fondo, sono accomunate dalla medesima critica alle politiche di bilancio non espansive e, in particolare, alle “uscite” relative al welfare che vengono centellinate guardando ai deficit e ai debiti; politiche che i Governi di tutti i colori – socialista in Spagna, centro-sinistra in Francia, centro-destra in Belgio – stanno sviluppando con una prudenza assoluta.
Cose fuori dai nostri confini?
No. Anzitutto perché i capitali non hanno confini; poi perché tutte le crisi più o meno latenti delle finanze finiscono per creare un coacervo di interrelazioni strettissimo.
Sino al punto che la politica economica di un qualsiasi Paese deve considerarsi “autonoma e indipendente” solo parzialmente. Ciò che sta accadendo nei Paesi citati, per noi non è “estero”.
Prima di esprimere, dunque, un qualsiasi giudizio, non sulle giuste ragioni, che ci sono a iosa, sulle conseguenze a cui possono portare queste manifestazioni se avranno successo, consiglierei di dare uno sguardo ai movimenti di capitale speculativo che si stanno dirigendo sui debiti sovrani.
La lezione della Cina ha preso vigore: il mondo non si conquista con la guerra sul campo ma con il controllo dell’economia. E quando la vita economica di un Paese dipende quasi esclusivamente da chi finanzia il debito, quel Paese è schiavo.
Se allora si dà sollievo a un problema ma si creano le premesse perché altri e ben più gravi problemi entrino in campo, quella boccata di aria potrebbe non essere ossigeno, ma gas letale. Bilanci e deficit sono politica a tutto tondo, convinciamoci.
Finanza e bisogni della collettività sono due mondi che solo apparentemente non si sfiorano. E il rapporto causa/effetto è da capire fino in fondo se, come è ora, quei due mondi in antitesi coltivano idee di scontro.
Anche su questo l’Europa vanta un primato in negativo. Il vecchio tranquillizzante “compromesso” che fu raggiunto tra finanza, mercati e welfare, esperienza tutta europea, è andato in soffitta.
E la finanza o, meglio, le sue articolazioni e le sue genesi politiche e territoriali, sono in “guerra” tra loro esattamente come lo è l’-occidente con il resto del mondo.
E incide sulla nostra geopolitica.
A me il sospetto che chi fa guerriglia urbana sia un prezzolato, oltre ovviamente a essere un delinquente, viene sempre più spesso. Non ci sono solo i pro-Putin e i pro-Pal, tanto per intenderci.
Ma se ci rifiutiamo di vedere, non possiamo dire che il buio è un destino cinico e baro.





