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Il crollo delle logiche restrittive europee e il realismo politico

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Il crollo delle logiche restrittive europee e il realismo politico

La purga del BND tedesco e il summit in Polonia

Nel focus di oggi diamo seguito, con immediatezze e analogia, con i passaggi che abbiamo descritto nei giorni scorsi su queste pagine e che confermano la narrazione che proponiamo quotidianamente.

Se vogliamo comprendere appieno la ‘magnitudo’ reale di quella che abbiamo chiamato “Guerra di quinta generazione”, rapportata sul continente europeo, dobbiamo smarcarci, una volta per tutte, dal terrore psicologico di fantomatici e ormai impossibili “colpi di coda” e focalizzarci sui fatti che confermano, invece, un percorso ormai blindato che porterà a cambi epocali che riguarderanno tutti.

Dobbiamo continuare a concentrare il microscopio forense sulla cruda e fredda contabilità dei rapporti di forza materiali che governano la realtà e con questo, che cerchiamo di dimostrare da giorni, che lo scontro epocale contemporaneo non si combatte tra nazioni esterne in base al colore delle bandiere, ma si consuma internamente a ogni singolo Stato.

È un conflitto strutturale tra due opposti sistemi di gestione e governo delle risorse, come diciamo di continuo e, nelle ultime ore, nel cuore produttivo del continente, questa tenaglia interna ha letteralmente fatto saltare i cardini dei vecchi santuari offshore.

Il primo faldone contabile e caldissimo ci porta in Germania.

La magistratura tedesca ha avviato una pesantissima incriminazione, accompagnata da perquisizioni e sequestro di faldoni blindati, nei confronti di una vera e propria colonna storica degli apparati di sicurezza atlantici: August Hanning, onnipotente direttore del BND, il servizio segreto estero tedesco, dal 1998 al 2005.

Si prefigura anche l’accusa di tradimento, perché Hanning viene descritto come in combutta con “potenze straniere”, ma udite udite… nessuno ancora dice quale sia la potenza straniera.

Solitamente la Russia viene sbandierata immediatamente, ma in questo caso il silenzio fa più rumore del rumore stesso.

Per decenni, figure di questo calibro, legate a doppio filo ai salotti finanziari di Tel Aviv e al Mossad, sono rimaste inserite nei consigli d’amministrazione di agenzie di sicurezza private offshore collegate all’intelligence transatlantica, e sono risultate totalmente intoccabili.

Se oggi i magistrati violano quei santuari per sequestrarne i registri, non lo fanno a vuoto.

Lo fanno perché si sentono matematicamente coperti e scudati da un mutamento profondo della terraferma sovrana, che ha deciso di recidere le aderenze parassitarie che rispondevano ai comandi del bellicismo immateriale.

Questo terremoto giudiziario e di intelligence si salda al millesimo con il crollo definitivo dei vecchi “aut aut” e dei cordoni sanitari ideologici che bloccavano l’accesso al governo di Alternative für Deutschland (AfD).

Ma c’è un dettaglio fondamentale, che l’informazione di regime tiene sottotraccia, direi appositamente: le dirompenti convergenze e le alleanze trasversali che stiamo registrando sul territorio tra i settori della sinistra di BSW (Bündnis Sahra Wagenknecht) e la stessa AfD.

Questa è la prova plastica di come la fisica della sussistenza biologica costringa le menti a superare i vecchi steccati ideologici da salotto.

Quando le imprese chiudono nella Ruhr, i contatori energetici finiscono l’ossigeno e il diesel si stabilizza a 2,30 euro alla pompa, le etichette nominali del Novecento (destra contro sinistra) evaporano in un secondo, almeno in un territorio pragmatico come la Germania.

I Titani della produzione reale hanno imposto la legge della terraferma, offrendo la sponda politica per ripulire lo Stato dalle vecchie ingegnerie burocratiche.

Questa purga degli apparati tedeschi si incastra geometricamente con il secondo, clamoroso faldone che riportiamo oggi: il Summit d’emergenza ideato da Donald Trump in Polonia.

Osservate attentamente la scenografia del palcoscenico: a fare rumore e a strillare sui talk-show sono unicamente i grandi esclusi rimasti fuori dalla porta.

Il “Sistema Trump”, muovendosi in perfetto accordo strategico con i pilastri eurasiatici, ha scavalcato in blocco la finzione burocratica di Bruxelles e le propaggini immateriali della NATO e ha lasciato a terra i leader provvisori e totalmente traballanti in asfissia di consenso interno, dal cancelliere Friedrich Merz in Germania, a Emmanuel Macron in Francia, fino al Sánchez ormai esautorato.

Al tavolo dei Titani in Polonia, sotto l’egida dell’economia reale, siedono invece le forze legate all’economia reale, compresi i rappresentanti di quel paradigma tedesco ormai sdoganato dai mercati della sussistenza, per stringere accordi bilaterali perfetti basati unicamente sulla logistica ferroviaria, sulla sicurezza fisica e sulla stabilità delle risorse; e molto probabilmente si parlerà di riaprire i rubinetti del Nord Stream 2.

L’Unione Europea, che sta incassando stop epocali su ogni tavolo economico, viene formalmente certificata come un soggetto geopoliticamente nullo, privo di materie prime  determinanti.

Scrivendo da italiani, qualcuno potrebbe giustamente riflettere sul fatto che, all’interno di questo Summit in Polonia, l’Italia non sia stata invitata, ed è fondamentale spendere qualche riga in merito con assoluta calma olimpica.

Da un punto di vista strettamente geografico e infrastrutturale, le materie calde di quel tavolo riguardano principalmente la sussistenza logistica e i confini energetici delle Nazioni del Nord e dell’Est europeo.

Ma se applichiamo il microscopio forense alla realtà dei fatti che hanno caratterizzato ormai vent’anni di storia italiana, emerge una verità ben più profonda: con le politiche ordoliberiste e neoliberiste imposte dal Quirinale nelle ultime due presidenze, e appoggiate da esecutivi di chiara matrice Goldman Sachs, come il governo Monti prima e il governo Draghi poi, con tutto ciò che si è consumato nel mezzo, l’impostazione blindata del sistema italiano non permette ‘sgarri’ nominali senza punizioni presidenziali certe e sicure.

Questo a prescindere dai proclami preelettorali di partiti e partitini dell’ultima ora che pretendono di “rovesciare il sistema” o “sistemare le cose” sui social, senza aver mai provato sul campo della terraferma cosa significhi realmente combattere contro il Drago burocratico europeo e con quello insediato al Colle.

La Postura profonda italiana, di conseguenza, si muove in un binario obbligato di dissimulazione difensiva: mentre il palcoscenico nominale deve assecondare i vecchi copioni burocratici e nominalmente bellicisti offshore, la struttura reale e produttiva del Paese protegge la propria cassa biologica, la riserva aurea, il risparmio diffuso e il mattone, rimanendo un perno silenzioso ma fondamentale che le Potenze in campo osservano con la massima attenzione strutturale, fuori dai teatrini televisivi.

Questo scacco matto sul quadrante europeo è l’esatto specchio simmetrico di quanto abbiamo decodificato ieri nel Pacifico con la prigione tecnologica di Taiwan, il cui monopolio del silicio gestito dall’offshore di City e Wall Street si trova cinto d’assedio dalla tenaglia geografica dell’avamposto missilistico di Yonaguni a soli 110 chilometri di distanza.

Che si tratti di circuiti elettronici in Asia o di faldoni dei servizi segreti a Berlino, la struttura dell’economia reale introdotta dalle Potenze economiche mondiali ha tolto le chiavi di casa al vecchio sistema predatore.

Un disegno coordinato nel tempo con una precisione millimetrica che non ha concesso spazio al minimo errore logistico.

Chi impara a leggere i fatti oltre il palcoscenico riesce a vedere proprio i fatti, e i fatti distruggono le sirene delle menzogne. Sempre.

Imparare a vederli e considerarli può essere d’aiuto a comprendere molte cose e, forse, fare direttamente scelte più giuste.

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