Aumenta a dismisura il numero degli sfollati
L’esercito regolare del governo ufficiale dello Yemen hanno ripreso il controllo della fascia costiera a ridosso dello Stretto di Bab el-Mandeb e della città di Mokka.
Quando, solo qualche settimana fa, gli Houthi avevano conquistato quella zona, non solo il MO, ma anche una larga parte del mondo occidentale, aveva visto in pericolo un altro snodo di passaggio delle forniture attraverso il Canale di Suez.
Il controllo dello Stretto è la minaccia degli Houthi di bloccarne il passaggio aveva avuto immediate ripercussioni sui mercati petroliferi mondiali, sulle borse e sulle previsioni economiche globali.
Bab el-Mandeb è, infatti, il passaggio obbligato per l’ingresso nel Mar Rosso, chiuso a nord dal Canale di Suez, porta verso il Mediterraneo.
Arriva ora la notizia che le zone interessate dalla conquista di settembre sono tornate sotto il controllo dell’esercito yemenita.
Le unità della Nation’s Shield Forces e delle Giants Brigades hanno sferrato un’avanzata verso Dhubab e altre zone circostanti lo stretto, stringendo in una morsa le truppe ribelli e interrompendo le loro linee di rifornimento.
A rendere possibile la riconquista è stato comunque, anche il supporto dell’aeronautica saudita.
L’Arabia Saudita è intervenuta su richiesta del governo yemenita, ma anche e soprattutto per interessi propri.
Dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz, oggi aperto solo in parte e in modo precario, il grave danneggiamento dell’oleodotto est-ovest Petroline, i sauditi non hanno altra alternativa per fare arrivare il proprio petrolio nel Mediterraneo e, quindi, agli stati acquirenti, che la via del Mar Rosso e del Canale di Suez.
Molti progetti per la costruzione di oleodotti alternativi sono in cantiere, ma la loro costruzione prevede tempi lunghe e alleanze difficili.
La riconquista della regione costiera da parte dell’esercito regolare yemenita, anche se fa tirare un sospiro di sollievo all’economia petrolifera, non rappresenta la fine della guerra nello Yemen, né la completa liberazione della fascia costiera perché i ribelli conservano una capacità missilistica capace di arrivare a Bab el-Maden anche dalle zone interne.
Ora i combattimenti si sono spostati nella zona di Taiz, a riprova della fluidità di un conflitto che tra rovesciamenti e cambi di fronte, non accenna a calmarsi.
Questa nuova zona di combattimento posta in prossimità di alture che permettono il controllo di una vasta area circostante ed è un crocevia in varie direzioni interne, riveste anch’essa un’importanza strategica, anche perché si trova nel punto più stretto di Ban el-Madeb, dove il Mar Rosso si collega al Golfo di Aden e, dunque, all’Oceano Indiano, ma più all’interno rispetto al fronte precedente.
Taiz è, insomma, uno snodo fondamentale per gli spostamenti interni tra le regioni occidentali, centrali e meridionali dello Stato yemenita.
Questi continui cambi di fronti ci dicono due cose: che nessuna delle due parti ha una posizione di supremazia sull’altra e che fino a quando non c’è una stabilizzazione della situazione sul campo, entrambi i contendenti continueranno a cercare di prevalere e per questo sarà difficile portarli a una trattativa di pace.
Per l’Europa e non solo questa non è una buona notizia, come non lo è sapere che, insieme al fronte di guerra, si muove, altrettanto velocemente il ritmo degli sfollamenti.
Ogni cambio di fronte genera nuovi flussi di persone che si mettono in salvo, o tornano da dove erano sfollati in precedenza: il numero degli sfollati, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, avrebbe raggiunto circa 184mila persone dall’inizio di questa nuova fase dei combattimenti.
Perché si sa, a pagare il prezzo delle guerre sono sempre le persone comuni.





