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Perché la comunicazione politica di Elly Schlein non convince gli italiani

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comunicazione politica

Schlein si schiera contro la destra sovranista

La leader del PD continua a mostrare difficoltà nella comunicazione televisiva e parlamentare: risposte lunghe, linguaggio astratto, sorrisi costruiti e messaggi poco incisivi.

C’è un aspetto curioso nella comunicazione di Elly Schlein: più parla, meno riesce a lasciare un messaggio chiaro. È una sensazione che ormai attraversa non soltanto gli avversari politici, ma anche una parte dell’elettorato progressista che continua a guardare alla segretaria del PD con non poche perplessità.

L’ultima conferma è arrivata durante l’ospitata da Fabio Fazio a Che tempo che fa. Contesto ideale, pubblico favorevole, toni morbidi, domande prevedibili.

Eppure, anche lì è emerso il problema che accompagna Schlein praticamente da quando è diventata leader del Partito Democratico: la difficoltà nel comunicare in maniera diretta.

La struttura delle sue risposte segue quasi sempre lo stesso schema, invece di partire dal concetto centrale, dalla frase forte, comprensibile e memorabile, Schlein imbocca percorsi tortuosi fatti di introduzioni, precisazioni, premesse, subordinate e formule astratte. Quando finalmente arriva al punto, spesso il punto ha perso forza.

È un errore enorme in televisione dove oggi la politica si consuma in trenta secondi, nei social anche meno. I leader efficaci lo hanno capito da tempo, che piaccia o no, Giorgia Meloni costruisce quasi sempre le proprie risposte partendo da una frase semplice che chiunque può ripetere, poi eventualmente, approfondisce.

Schlein, invece, sembra voler dimostrare ogni volta di aver studiato il dossier prima ancora di dire cosa pensa davvero.

Il risultato è una comunicazione che appare costantemente evasiva, anche quando risponde, dà l’impressione di non averlo fatto fino in fondo.

In Parlamento questo limite emerge ancora di più, nei confronti diretti con Meloni, durante i question time o nelle repliche in aula, la segretaria Dem spesso costruisce interventi lunghi, pieni di concetti teorici e richiami ideologici, ma privi di incisività immediata.

Manca quasi sempre quella sintesi capace di trasformare un passaggio parlamentare in un messaggio politico destinato a circolare fuori dal Palazzo.

Ed è, infatti, ciò che puntualmente accade: molti interventi di Schlein vengono rilanciati sui social non per una frase forte, ma per qualche espressione considerata troppo costruita o distante dal linguaggio comune.

Il problema non riguarda soltanto il contenuto delle frasi, ma anche il modo in cui vengono pronunciate, la leader del PD spesso appare o eccessivamente sotto controllo o in preda ad uno stato di agitazione.

Sorride continuamente, anche quando il contesto richiederebbe toni diversi. E il sorriso fisso, in televisione, rischia di diventare un boomerang perché, quando non nasce spontaneamente il pubblico lo percepisce. Trasmette artificialità, come se dietro ogni espressione ci fosse un ragionamento strategico anziché una reazione autentica.

A volte, sembra quasi che Elly reciti la parte della leader progressista moderna: postura studiata, tono pacato, lessico accuratamente selezionato, ritmo controllato.

Una costruzione probabilmente pensata per comunicare competenza e affidabilità, ma che spesso produce l’effetto opposto, più che spontaneità, crea distanza.

Anche il linguaggio scelto contribuisce a creare questa barriera, la leader del PD usa frequentemente formule astratte, termini ricercati, espressioni tipiche del progressismo internazionale e riferimenti concettuali che funzionano bene in certi ambienti culturali, ma molto meno davanti al grande pubblico.

Il sospetto è che dietro questa impostazione ci sia un modello comunicativo importato da altri contesti, probabilmente da certi ambienti progressisti USA. Una comunicazione molto filtrata, attenta a ogni parola, quasi allergica alla semplificazione.

Solo che la politica italiana funziona in modo diverso, qui premiamo ancora la chiarezza, l’istinto, perfino una certa rudezza comunicativa che, però, trasmette autenticità.

Per questo Schlein fatica a entrare davvero in sintonia con una parte ampia dell’elettorato, non perché le manchino preparazione o capacità argomentative. Ma perché trasmette continuamente la sensazione di parlare più a una platea culturale di riferimento che al Paese reale.

Ed è un problema serio per chi vuole guidare l’opposizione e candidarsi a governare anche perché il problema non lo risolve con l’aiuto dell’armocromista, un termine che ha segnato l’esordio della Schlein alla guida del PD.

Da Fazio, ambiente perfetto per il pubblico progressista, spesso riesce comunque a creare momenti involontariamente surreali. In una puntata è stata criticata e presa in giro sui social per una serie di uscite giudicate, oltre che poco spontanee, totalmente scollegate dalla realtà, come quando ha affermato che Fazio è stato cacciato dalla Rai, quando in realtà ha scelto lui di andarsene.

Dopo mesi di apparizioni televisive, interviste e interventi parlamentari, molti italiani hanno capito perfettamente contro cosa si schiera Schlein: contro la destra sovranista, contro Donald Trump, contro Vladimir Putin (ma senza esagerare), contro certe politiche economiche liberiste. Molto meno chiaro, invece, è il progetto concreto che propone per l’Italia.

Ed è forse questa la vera debolezza della sua comunicazione politica: la difficoltà nel trasformare idee e valori in messaggi semplici, immediati e riconoscibili. Per questo molti elettori, anche non di destra, finiscono per percepire Schlein come distante.

Non fredda nel senso caratteriale, ma costruita. Come una persona che sta continuamente interpretando “Elly Schlein”.

Perché alla fine la politica contemporanea, nel bene e nel male, funziona così; non basta avere idee, bisogna saperle trasformare in immagini mentali semplici, dirette, emotive. Ecco, le emozioni hanno un ruolo fondamentale ad esempio sui social, ma emozioni cariche di energia (ansia, rabbia, stupore, gioia) altrimenti non sortiscono effetti.

Se le persone devono fare uno sforzo eccessivo per capire cosa stai dicendo e non gli provochi emozione, quasi sempre smettono di ascoltare prima della fine della frase.

Da questo punto di vista la comunicazione della segretaria del PD lascia molto a desiderare ed è esattamente il terreno sul quale continua ostinatamente a inciampare.

Autore

  • Adolfo Tasinato

    Laurea in Comunicazione e Marketing, Master in comunicazione digitale. Iscritto all'Ordine dei Giornalisti, socio della Associazione Giornalisti 2.0. Scrivo per il Nuovo Giornale Nazionale.

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