È necessario sconfiggere i preti e i diaconi di Hegel e i falsi filantropi per ritrovare la via della libertà
Un tempo si andava a scuola con i libri, i quaderni e l’astuccio delle penne riposti in una cartella. Le cartelle dei ricchi erano di pelle. Le cartelle degli altri erano di materiali vari. Poi arrivò, per i non ricchi, lo Skai, vera finta pelle e, successivamente, il vero finto Skay. Infine siamo all’ecopelle.
È accaduto che i tedeschi, di nuovo riuniti, abbiano fatto dell’Unione Europea la vera finta Germania, vero finto Stato etico, cosicché un’istituzione che non è uno Stato è diventata hegelianamente un vero finto Stato etico con aggiunta successiva di vero finto Stato ecologico.
Sulla base di questa vera finzione l’Unione Europea detta la propria etica, intesa come la intendeva Hegel.
Facciamo, pertanto, un ripassino.
Hegel opera una distinzione tra due concetti che in italiano vengono spesso tradotti entrambi con “moralità”, ma che egli separa nettamente. Da un lato c’è la Moralität (moralità soggettiva): è la moralità kantiana, basata sulla coscienza individuale. Per Hegel è insufficiente perché rimane soggettiva.
Dall’altro lato c’è la Sittlichkeit (eticità o moralità oggettiva): è l’etica concreta, realizzata storicamente nelle istituzioni e nelle pratiche sociali. È lo spirito oggettivo che si è incarnato in forme razionali. L’eticità è superiore alla moralità perché unisce soggettivo e oggettivo, libertà e necessità.
Hegel considera l’eticità il compimento della libertà: «La libertà è il fine e il fine ultimo dello spirito» e si realizza pienamente solo nella comunità etica.
Ed eccoci al punto fondamentale.
Per l’eticità concreta, Hegel individua tre momenti dialettici: famiglia, società civile, Stato.
La famiglia è l’unità etica immediata, basata sull’amore, sul riconoscimento reciproco, la cura e l’educazione dei figli.
La società civile è il mondo del lavoro, dell’economia, dei bisogni e degli interessi particolari. È necessaria, ma insufficiente: senza superamento produce povertà, «plebe» e crisi.
Infine, lo Stato, la realtà etica più alta, «l’Idea etica resa reale». Non è un semplice contratto (come in Rousseau o Locke), ma la sostanza etica che realizza la libertà concreta.
Lo Stato razionale hegeliano è costituzionale, con separazione dei poteri (ma non assoluta), monarchia ereditaria (come momento della decisione finale), assemblea cetuale e burocrazia competente.
Nello Stato l’individuo raggiunge la propria libertà più alta riconoscendosi nelle leggi razionali come in «qualcosa di proprio».
La sintesi è nella famosa frase: “Ciò che è razionale è reale; e ciò che è reale è razionale”.
Per Hegel l’etica è il processo attraverso il quale la ragione si realizza nel mondo storico-sociale. Hegel definisce lo Stato come «la realtà dell’idea etica» e come «sostanza etica consapevole di sé». È lo spirito etico che pensa sé stesso e si realizza come volontà sostanziale e universale.
La storia e lo Stato sono il luogo in cui l’Assoluto (lo Spirito) si manifesta concretamente e lo Stato è una totalità vivente e la vera libertà è riconoscersi nella razionalità delle istituzioni etiche. L’individuo trova la propria essenza etica obbedendo alle leggi razionali dello Stato.
Questa, in estrema sintesi, l’idea di Stato di Hegel che, nella interpretazione della sinistra hegeliana ha dato la base allo stalinismo e nell’interpretazione della destra hegeliana ha dato la base al nazismo.
Angela Dorothea Kasner, coniugata Merkel, artefice principale dell’Unione Europea di Maastricht, è cresciuta a Templin, nel Brandeburgo, storicamente parte dell’ex regno di Prussia e non è difficile pensare che abbia assorbito l’hegelismo come si assorbe il latte dell’infanzia.
Quando guardiamo alla realtà delle dinamiche riguardanti l’Unione Europea non possiamo non riconoscere l’impronta dello Stato etico, anche se in versione vera finta pelle, ossia vero finto Stato.
La famiglia, come si può ben vedere, è ormai messa ai margini e sottoposta alle logiche dello Stato che alla famiglia si sostituisce.
L’esempio italiano della “famiglia nel bosco” è paradigmatica di un’idea di Stato etico che pensa all’individuo non come parte di una famiglia naturale, ma, spartanamente, come ad un membro dello Stato che lo Stato deve educare secondo i suoi parametri.
L’idea, che va prendendo piede, che siano i medici o gli assistenti sociali, o le istituzioni scolastiche, sin dalla più tenera età, a instillare nei piccoli esseri umani l’incertezza sul loro sesso, è chiaramente il frutto di un’idea per la quale la famiglia non deve avere alcun potere.
L’istituzione stessa dell’assistente sociale come potere dello Stato che sovrasta l’individuo e la famiglia è la dichiarazione esplicita che è lo Stato che decide del tuo destino.
Lo Stato, luogo in cui l’Assoluto (lo Spirito) si manifesta concretamente, diventa una sorta di divinità con il suo esercito di preti, diaconi, fedeli.
Per quanto riguarda la società civile, ossia il mondo del lavoro, dell’economia, dei bisogni e degli interessi particolari, come è possibile vedere nella concreta politica dell’Unione Europea, deve soggiacere alle finalità dello Stato, che, nella fattispecie, è uno Stato finto, come la vera finta pelle, ma che si comporta come se fosse la concreta realizzazione dell’Assoluto, solo che l’Assoluto è la finanza globalista, con le sue ideologie malate.
La società civile viene massacrata. Senza una base produttiva sana non c’è lavoro, elemento fondamentale per la salvaguardia della dignità dell’essere umano. Al lavoro sostituiscono i vari redditi di cittadinanza, che sono devoluti a discrezione dello Stato e in base alle decisioni dei suoi preti e diaconi.
Il welfare diventa una sorta di peso da scaricare, come si può ben vedere dalle politiche di Bruxelles che pensa al riarmo, per favorire logiche e interessi particolari, in specie della solita Germania, mentre non attua politiche serie di tipo energetico a favore delle imprese e della famiglia.
Nel 1943-1944 Heidegger tenne delle lezioni su Eraclito. In quelle lezioni si trovano importanti affermazioni che ci riguardano da vicino in questo esame della vera finta pelle.
“Pensare – diceva Heidegger – è necessario, ma prima di tutto è necessario imparare a pensare”.[i]
“Apprendere il pensiero – aggiungeva il filosofo tedesco – significa soltanto pensare e nient’altro; che cosa pensiamo quando pensiamo «soltanto»? Ci incamminiamo verso ciò che per il pensiero è da pensare. Esso si mostra a noi quando pensiamo soltanto, vale a dire quando pensiamo in modo puro”. [ii]
Ed eccoci al punto: “Il pericolo, di fronte a cui si trova il «sacro cuore dei popoli» dell’Occidente, non è il pericolo del tramonto; il pericolo sta piuttosto nel fatto che noi stessi, del tutto sconcertati, ci arrendiamo alla volontà della modernità e siamo attirati da essa. Affinché questa sciagura non accada, c’è bisogno che nei prossimi decenni di trentenni e di quarantenni che abbiano imparato a pensare essenzialmente”. [iii]
Non è andata come auspicava Heidegger.
Nei decenni post bellici si è pensato hegelianamente per poi passare direttamente al non pensare, ossia al pensiero politicamente corretto che è la negazione del pensare.
La modernità si è imposta come globalizzazione e come menzogna organizzata, come quella, ad esempio, dell’emergenza climatica, alla quale è conseguito il Green Deal dell’Unione Europea vero finto Stato etico che ci ha consegnati all’idiozia dei nuovi adepti dell’inquisizione come i giovani gretini (nel senso di seguaci di Greta Thumberg) ai quali si sono inchinati capi di Stato e di governo di questo Vecchio Continente rimbambito.
Con la vicenda del Covid, sulla quale finalmente indagano negli USA, ma non in Europa, oltre alla nebbia sugli affari relativi ai vaccini, si è attuato il più grande esperimento di controllo sociale di tipo orwelliano, con il tentativo di un altro vero finto Stato, ossia l’Organizzazione mondiale della sanità, di diventare il controllore totale della nostra individualità, fingendosi il salvatore.
In questo ottantennio che si sta alle spalle abbiamo assistito all’azione di veri finti filantropi che hanno usato la comunicazione per presentarsi come salvatori dell’umanità, mentre curavano i loro interessi.
Il fondo è stato toccato quando, probabilmente imbrogliando Jorge Mario Bergoglio, si è santificata con un’enciclica la grande bugia dell’emergenza climatica, ora finalmente svelata dagli stessi organismi dell’ONU, dopo che centinaia di scienziati che dicevano la verità sono stati esecrati come negazionisti della verità dell’Assoluto capitale finanziario globalista.
L’Anticristo di Vladimir Sergeevic Soloviev è, per capire cosa è accaduto in questi oltre ottanta anni che ci separano dalla fine della seconda guerra mondiale, una lettura fondamentale.
Scrive, infatti, in esordio di questo breve ma significativo saggio Soloviev: Il Signor Z. (legge) C’era in questo tempo, tra i credenti spiritualisti, un uomo ragguardevole – molti lo chiamavano superuomo -, il quale era lontano dall’infanzia della mente e dall’infanzia del cuore. Egli era ancor giovane, ma grazie al suo genio eccelso a trentatré anni godeva fama di grande pensatore, di scrittore e di riformatore sociale. Cosciente di possedere in sé una grande forza spirituale, era sempre stato un convinto spiritualista e la sua vivida intelligenza gli aveva sempre indicato la verità di ciò a cui si deve credere: il bene. Dio, il Messia. Egli credeva in ciò, ma non amava che se stesso. Credeva in Dio, ma nel fondo dell’anima involontariamente e senza rendersene conto preferiva se stesso a Lui. Credeva nel Bene, ma l’Occhio dell’Eternità, che vede tutto, sapeva che quest’uomo si sarebbe inchinato davanti alla potenza del male, appena appena questa riuscisse a corromperlo, non con l’inganno dei sentimenti e delle basse passioni e nemmeno con la suprema attrattiva del potere, ma solleticando il suo smisurato amor proprio. Del resto questo amor proprio non era né un istinto incosciente né una folle pretesa. A parte il suo talento eccezionale, la sua bellezza e la sua nobiltà, anche le altissime dimostrazioni di moderazione, di disinteresse e di attiva beneficenza, parevano giustificare a sufficienza lo sconfinato amor proprio che nutriva per sé il grande spiritualista, l’asceta, il filantropo. Se gli si rinfacciava di essere così in abbondanza fornito di doni divini, egli vi scorgeva i segni particolari di una eccezionale benevolenza dall’alto verso di lui e si considerava come secondo dopo Dio, il figlio di Dio, unico nel suo genere. In una parola egli riconosceva in sé quelle che erano le caratteristiche del Cristo. Ma la coscienza della sua alta dignità all’atto pratico non prendeva in lui l’aspetto di un obbligo morale verso Dio e il mondo, ma piuttosto l’aspetto di un diritto e di una superiorità in rapporto agli altri e soprattutto in rapporto al Cristo”.
Quanti filantropi miliardari possiamo inserire in questo racconto, guardando ai loro interessi?
Ed eccoci arrivati ad uno stimolo intellettuale e politico che ci giunge dagli Stati Uniti.
Secondo Peter Thiel, l’Anticristo non è (necessariamente) una persona singola, ma un sistema o uno spirito politico-tecnologico totalitario che promette “pace e sicurezza” per salvare l’umanità dalle minacce esistenziali, instaurando di fatto un governo mondiale oppressivo.
Thiel ha tenuto cicli di lezioni private (San Francisco 2025, Parigi, Roma marzo 2026 e altre) sull’argomento, ispirandosi alla Bibbia (soprattutto 1 Tessalonicesi 5:3 e 2 Tessalonicesi), a René Girard, a Carl Schmitt e alla teologia politica. Ecco i concetti chiave:
In un mondo terrorizzato da Armageddon (guerra nucleare, clima, AI fuori controllo, pandemie), l’Anticristo si presenta come amministratore rassicurante che offre soluzioni globali centralizzate. In realtà, questo porta a un totalitarismo che soffoca libertà, innovazione e sovranità nazionale.
Chi amplifica le paure esistenziali e chiede regolamentazioni globali pavimenta la strada all’Anticristo.
Per Thiel l’Anticristo del XXI secolo è il falso salvatore globalista che usa la paura per spegnere il progresso e imporre il controllo.
Alla base della presenza dell’Anticristo c’è il fallimento della speranza di Heidegger che nei decenni successivi alla fine della seconda guerra mondiale ci fossero generazioni che volevano imparare a pensare e la progressiva instaurazione di un pensiero unico politicamente corretto orwelliano, ma c’è anche il pensare in modalità hegeliana. Oggi, nel Vecchio Continente, l’Anticristo è lo Stato etico che nell’Unione Europea si presenta come vero finto Stato.
Forse è ora di arrivare al cuore del problema, al fine di sconfiggere i preti e i diaconi dello Stato etico, per dare avvio ad una nuova stagione progresso.
In questo senso vale la pena di accostarci a Popper, il quale vede nello Stato etico una forma di totalitarismo, poiché il singolo perde autonomia e libertà a favore dello Stato, che diventa un’autorità assoluta.
Popper valorizza la libertà individuale e il diritto dell’individuo a opporsi allo Stato quando questo viola i suoi diritti o si comporta ingiustamente.
Popper interpreta la nozione hegeliana di “spirito dello Stato” come un’astrazione metafisica per giustificare il potere autoritario e reprimere il dissenso. Per Popper, questa idea è pericolosa perché legittima ogni forma di sopraffazione in nome di un supremo bene collettivo, senza possibilità di critica o dialogo.
È il caso di partire da qui, ossia dalla constatazione che un vero finto Stato etico, al servizio dell’Anticristo, ci vuole massa informe e non individui cittadini dotati di sovranità.
[i] Heidegger, Eraclito, Mursia
[ii] Heidegger, Eraclito, Mursia
[iii] Heidegger, Eraclito, Mursia





