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Perché non istituire un Tribunale Speciale sugli stupri di Hamas?

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Un documento, frutto di due anni di indagini, mette a nudo l’orrore dei terroristi

Gli immaginifici inventori europei di tribunali speciali a fini di pura e semplice propaganda, per quale motivo non inventano un Tribunale Speciale per i crimini compiuti da Hamas nei confronti di donne e bambini?

Tribunale Speciale dell'Europa

Mettere alla sbarra i crimini di Hamas non corrisponde ai canoni del politicamente corretto dell’Unione Europea? Disturba la logica anti israeliana prevalente tra le sinistre sinistrate? Non serve alla propaganda? Rischia di compromettere relazioni?

Eppure, il titolo di un rapporto della Commissione civile sui crimini del 7 ottobre “Terrore sessuale svelato: le atrocità non raccontate del 7 ottobre e contro gli ostaggi in cattività” dovrebbe agitare le anime belle affette da ipocrisia che guidano quella specie di zombie internazionale che è l’Unione Europea.

La Commissione civile sui crimini del 7 ottobre commessi da Hamas contro donne e bambini, guidata dal dottor Cochav Elkayam-Levy, vincitore del Premio Israele ed esperto di diritto internazionale, ha pubblicato il suo rapporto, presentandolo come la più ampia documentazione probatoria finora raccolta sulle atrocità sessuali del 7 ottobre 2023 e sulla prigionia a Gaza.

Attenzione, se la Commissione è stata premiata da Israele alle sinistre sinistrate non va bene, è di parte. Sì, perché tutto quello che non piace alle sinistre sinistrate europee è falso. La verità appartiene solo alle sinistre sinistrate.

Nonostante le sinistre sinistrate, il lavoro della Commissione ha consentito di costruire un archivio dedicato ai crimini di guerra, comprendente oltre 10.000 fotografie e segmenti video, per un totale di oltre 1.800 ore di analisi visiva, oltre a più di 430 testimonianze, interviste e incontri con sopravvissuti, testimoni, ostaggi liberati, esperti e familiari.

Le vittime rappresentate nell’analisi dei dati, si legge nel rapporto, appartengono a 52 nazionalità diverse.

Il materiale, riferisce la Commissione, è stato catalogato, codificato, confrontato, mappato nel tempo e nello spazio e integrato in un database specificamente incentrato sui crimini sessuali e di genere.

L’indagine ha inoltre utilizzato materiale open source, set di dati geolocalizzati, sopralluoghi, consulenze di esperti e pratiche di documentazione basate sulla consapevolezza del trauma.

Poiché la Commissione ha iniziato a raccogliere prove immediatamente dopo gli attacchi ha conservato, come si legge nel rapporto, materiale iniziale e deperibile, tra cui filmati originali, comunicazioni e testimonianze che in seguito sono stati rimossi o persi.

Secondo il documento, l’insieme delle evidenze raccolte indica che Hamas e i gruppi coinvolti avrebbero fatto ricorso in maniera sistematica alla violenza sessuale e di genere come parte integrante di una strategia di guerra e terrorismo.

Non si tratterebbe quindi di episodi isolati, ma di un modello ricorrente finalizzato non solo a colpire le vittime dirette, ma anche a generare terrore diffuso tra famiglie, comunità e società nel suo complesso.

Uno degli elementi centrali del rapporto riguarda proprio la ripetitività delle modalità di aggressione. La Commissione sostiene di aver individuato tredici schemi ricorrenti di violenza sessuale e di genere, che includono stupri singoli e di gruppo, torture sessuali, mutilazioni, omicidi successivi agli abusi, nudità forzata, esposizione pubblica delle vittime, rapimenti di donne e bambini, minacce di matrimoni forzati e abusi commessi anche su uomini e ragazzi.

A questi si aggiunge l’uso sistematico della registrazione e diffusione digitale delle violenze, con la circolazione dei contenuti sui social media come strumento di propaganda e guerra psicologica.

Le aggressioni sarebbero avvenute in contesti domestici, lungo le strade, nei rifugi, nelle basi militari e nelle aree civili colpite, con una particolare concentrazione nell’area del Nova Music Festival.

Il contributo centrale del rapporto, dicono i suoi elaboratori, non risiede solo nella conclusione che “la violenza sessuale e di genere sia stata sistematica, diffusa e parte integrante dell’attacco, ma anche nel tentativo di passare dal riconoscimento al perseguimento penale”.

Eccoci al punto, il perseguimento penale. Premesso che sarà difficile che un esponente di Hamas si presenti all’Aja per essere giudicato dall’ennesimo tribunale inventato da Kaja Kallas & Company, l’Istituzione di un Tribunale Speciale per i delitti di Hamas sarebbe un modo per far capire che l’Unione Europea e chi la segue non stanno dalla parte dei terroristi.

Il rapporto quindi sostiene che i pubblici ministeri “non dovrebbero necessariamente provare ogni crimine sessuale commesso il 7 ottobre, né dimostrare che la violenza sessuale, come categoria, fosse diffusa o sistematica in modo indipendente.

Secondo il diritto penale internazionale, anche un numero minore di episodi accertati può avere peso giuridico se sono collegati al contesto criminale più ampio: il massacro, i rapimenti, la prigionia a Gaza e l’attacco più generale contro i civili. È proprio questa distinzione a conferire all’archivio il suo valore giuridico”.

La prefazione del rapporto finale del lavoro della Commissione, è stata affidata all’ex presidente della Corte Suprema Aharon Barak, secondo il quale le prove nei casi di atrocità, in particolare quelli che coinvolgono violenza sessuale, sono spesso frammentarie, che le vittime sono frequentemente impossibilitate a testimoniare e che molte di coloro che avrebbero potuto testimoniare non sono più in vita.

In tali condizioni, ha scritto Barak, la costruzione di un archivio probatorio affidabile diventa indispensabile. La sua funzione non è “giudiziaria in senso formale”, ma preserva il fondamento fattuale su cui si basa il giudizio giuridico, storico e morale.

Vista la specializzazione europea nell’istituzione di tribunali internazionali, un Tribunale Speciale per i crimini di Hamas servirebbe, quanto meno, a mettere sotto la lente di ingrandimento quello che la maggior parte dei media tende a nascondere. È giustizia anche questa.

Suggeriremo ancora altri tribunali da istituire, così l’Unione Europea saprà come occupare il tempo in attesa che la Nuova Yalta decida cosa fare degli europei impegnati a costruire tribunali come unica risorsa politica rimanente.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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