Il martirio non è più contemplato, si scappa, meglio se armati
Mentre una donna che passeggiava tranquilla in centro si ritrova amputate entrambe le gambe, il dibattito pubblico sembra concentrarsi soprattutto sulle parole da usare.
“Disagio”, “fragilità”, “episodio isolato”, “precedenti psichiatrici”.
Un lessico chirurgico, quasi sterilizzato (per non dire addomesticato), usato con la cautela di chi cammina sulle uova in un salotto televisivo pieno di vetri sottili.
Solo 12 ore prima in Nigeria Delta Force, Navy Seals e forze nigeriane avevano neutralizzato il numero due dell’IS.
Intanto, però, i fatti restano lì, sullo stomaco.
Un uomo lancia un’auto a velocità folle contro i passanti in pieno centro a Modena, investe diverse persone, scende armato di coltello e tenta di colpire chi prova a fermarlo mentre fugge.
Il martirio non è più contemplato, si scappa, meglio se armati, è successo in Germania, Francia, Belgio, Gran Bretagna, Siria, Iraq, etc). Sette, otto feriti secondo le ricostruzioni iniziali, diversi gravissimi.
Una donna mutilata. Un passante ferito mentre cerca di bloccarlo. Un altro, Luca Signorelli, che lo insegue e contribuisce a neutralizzarlo rischiando la vita.
Eppure, la sensazione è che attorno all’evento si stia già costruendo una nebbia narrativa. La priorità pare diventata evitare definizioni scomode. Guai a collegare dinamiche, modelli, simboli, comportamenti. Guai persino a descrivere ciò che appare evidente agli occhi dei cittadini.
Per anni abbiamo parlato di “lupi solitari”.
Figura ormai entrata stabilmente nel vocabolario europeo: soggetti isolati, spesso instabili, talvolta radicalizzati, altre volte semplicemente esplosi dentro una società che produce alienazione, rabbia e frammentazione.
Individui che agiscono senza una struttura organizzata evidente, ma con modalità sempre più simili: auto usata come arma, obiettivi casuali, massima esposizione mediatica, caos improvviso.
Poi però, quando accade davvero, scatta una forma quasi automatica di negazione collettiva. Le parole diventano cotone.
I politici pesano ogni sillaba come se il problema principale fosse evitare polemiche e non raccontare la realtà.
Il politicamente corretto, nella sua versione più tossica, non serve più a comprendere: serve ad anestetizzare.
E, allora, descriviamolo senza giudizi, quasi da manuale.
Auto lanciata sulla folla.
Persone colpite indiscriminatamente.
Tentativo di fuga.
Coltello in mano.
Panico collettivo.
Passanti che intervengono fisicamente.
Precedenti psichiatrici.
Assenza, almeno per ora, di legami organizzati evidenti.
Il lettore tragga da solo le proprie conclusioni.
Nel frattempo, resta una scena terribile: una città di provincia trasformata per pochi minuti in un frammento di guerra urbana, in quello che sembrava un tranquillo sabato pomeriggio. E resta anche un dato amaro.
In una società che discute ossessivamente delle parole corrette, spesso ci si dimentica delle vittime.
Dopo l’annuncio di Donald Trump, il presidente della Nigeria Bola Tinubu e le Forze Armate nigeriane hanno confermato l’uccisione di Abu-Bilal al-Minuki, considerato uno dei principali quadri operativi dell’ISIS nel Sahel e nell’area del Lago Ciad.
L’operazione, condotta con il supporto delle forze statunitensi, rappresenta un colpo importante contro una delle aree oggi più instabili del pianeta.
Il Sahel, infatti, è diventato il nuovo epicentro del jihadismo globale: secondo il Global Terrorism Index 2025, oltre il 50% delle vittime mondiali del terrorismo si concentra oggi nell’Africa subsahariana, con Nigeria, Burkina Faso, Mali e Niger tra i Paesi più colpiti. Al-Minuki, nato nel Borno nel 1982 e inserito dagli Stati Uniti nella lista dei terroristi globali nel 2023, operava come figura di vertice della “General Directorate of Provinces” dell’ISIS nell’area del Lago Ciad.
Una zona strategica dove gruppi affiliati a ISIS e Boko Haram sfruttano confini porosi, traffici illegali, crisi economiche e debolezza statale per costruire reti armate sempre più mobili. Il tema però non riguarda solo l’Africa.
Dal 2015 l’Europa ha assistito a una lunga sequenza di attentati e attacchi con coltelli o auto lanciate sulla folla: Nizza nel 2016 con 86 morti, Berlino nel 2016 con 13 vittime, Londra tra Westminster e London Bridge nel 2017, Barcellona con 16 morti sulla Rambla, fino agli accoltellamenti jihadisti in Francia, Germania, Belgio e Regno Unito degli ultimi anni.
Questa evoluzione non nasce dal nulla. La pressione militare sui grandi territori controllati dall’ISIS ha progressivamente trasformato il terrorismo: meno “califfato territoriale”, più cellule fluide, lupi solitari, radicalizzazione online e attacchi a basso costo operativo. Un coltello da cucina o un’auto diventano armi perfette in società aperte, urbane e densamente popolate.
Ed è proprio qui che entra in gioco la sicurezza europea: intelligence, controllo dei flussi jihadisti, cooperazione militare nel Mediterraneo e nel Sahel non sono “temi lontani”.
Sono la linea avanzata della sicurezza continentale. Perché il terrorismo moderno non ha più bisogno di eserciti enormi. Gli basta il caos.
Da https://www.lospecialegiornale.it/2026/05/17/modena-quel-lupo-solitario-di-cui-ancora-non-si-parla/





