L’incubo che incombe sull’economia: la stagflazione
Spero non sia vero, ma la reticenza che vedo nell’affrontare il nodo della incombente, pesante, nuova difficoltà economica mi rende sospettoso.
Riepiloghiamo: l’inflazione balza al 6% annuo in Italia e non succedeva dal 1986, cioè da oltre 35 anni. In Europa va un po’ oltre: supera di molto il 7%. (Fonte: Commissione Europea – Worldwide inflation data).
Il tasso di inflazione che sta affrontando l’Europa è “il più alto nella storia dell’unione monetaria” dice il commissario UE all’Economia Paolo Gentiloni.
Contemporaneamente il PIL italiano e quello Europeo vedono una previsione di ridimensionamento di quasi il 50% rispetto ai dati iniziali.
Per l’Italia il problema è un po’ più grave, perché ritorna il problema del risanamento del debito che, per effetto delle previsioni di crescita, sembrava essersi attenuato.
E, infatti, gli indicatori si sono subito messi in moto per segnalarlo: lo spread con i titoli tedeschi cresce, nonostante che in Germania inflazione e taglio del PIL siano più gravi che in Italia.
Il rendimento dei titoli di credito presenta anomalie pericolose ed è comunque in salita: sui 2.755 miliardi di debito pubblico, l’aumento del 1% di rendimento significa più di 27 miliardi di interessi in più.
C’è un incubo che incombe sull’economia.
Lo dice chiaro Christian Lindner, il ministro tedesco delle finanze: “C’è molta incertezza, questo è certo. È chiaro che siamo di fronte a un rischio di stagflazione…”
Stagflazione. Cioè aumento dei prezzi senza crescita. Cioè una batosta sui redditi. Cioè un po’ di fame in più, per i redditi più bassi.
Motivo?
La risposta è unanime: a incidere sul taglio del PIL e la fiammata dei prezzi vi è l’invasione russa dell’Ucraina e le sanzioni imposte a Mosca che, insieme, hanno oscurato le prospettive per l’economia globale.
Prima che la notizia sparisse dalla stampa non specializzata ci si è affrettati – tendiamoci: perché la sfiducia nel futuro è un potente motore per alimentare le crisi economiche.
Ma con certi limiti. La questione è il metodo: quello di dare informazioni non corrette è, a mio parere, il peggiore.
E, dunque: l’inflazione non è da temere perché è un fenomeno transitorio dicono “i nostri”. Sembrerebbe di no.
La guerra e le sanzioni alla Russia pesano su catene di approvvigionamento e prezzi: lo sostengono la Commissione Europea e, con maggiori dettagli, Paolo Gentiloni.
E il problema non è solo dei prezzi dell’energia: vi è il rincaro dei beni alimentari, di quelli di prima necessità, di quelli legati ai semiconduttori ed alla tecnologia.
E si può continuare. Inflazione “importata” si chiama: cioè non controllabile con provvedimenti nazionali.
Per quanto riguarda il taglio del PIL, l’Ufficio Parlamentare di Bilancio sostiene: «La maggiore durata del conflitto comporterebbe un’ulteriore riduzione del PIL con trascinamenti sul prossimo anno».
La Commissione Europea aggiunge che questi trascinamenti dureranno ben più di un anno. Anche dopo la fine del conflitto. Il Governo risponde: vero, ma comunque la crescita italiana c’è, ci sarà, e resta abbastanza alta.
Il parere sembra diverso da quello degli analisti economici e della Commissione Europea.
Nelle previsioni di primavera Bruxelles segnala che “la maggior parte della crescita dell’Italia” per il 2022 è “attribuibile a un effetto di trascinamento” legato alla “rapida ripresa” registrata nel 2021.
E, da parte mia, aggiungerei, come da manuali, che quando si parla di una crescita inferiore al 2% si parla di uno sviluppo che non ha effetti sulle situazioni occupazionali: le uniche che possono consentire svolte nell’economia.
Non vi è alcun dubbio dunque che durata della guerra, durata delle sanzioni, tenore delle sanzioni sono i dati essenziali per definire il nostro futuro.
La guerra, si sostiene, non sarà breve. Le sanzioni alla Russia non temporanee. Nuovi pacchetti di sanzioni sono in programma.
E qui il mio sospetto: che la non discussione – e addirittura la latitanza di informazioni – sulle questioni economiche servano a non far pesare, nell’opinione pubblica, l’atteggiamento che si sta tenendo per supportare la resistenza Ucraina.
Se fosse così, lo riterrei sbagliato profondamente. Per almeno due motivi.
1) Perché non rende chiaro che il contributo che si sta fornendo all’Ucraina non è solo “armi per la pace” (che, come è noto, a me non convince per niente) ma anche tanto altro: che pesa e peserà, che ci costa e ci costerà non poco.
2) Perché non è giusto ottenere un consenso nascondendo o edulcorando le conseguenze di scelte che invece, almeno per me, sono condivisibili e vanno apprezzate per quelle che sono: la testimonianza che non si gira la testa da un’altra parte. E, dunque, costi che vanno accettati non a cuor leggero ma con convinzione. Per me lo sono.
Ovviamente, ci sarebbero da fare non poche riflessioni sul Governo, sui rapporti nella maggioranza che lo sostiene, sul rapporto tra politica e cittadini, sulla libertà e autonomia dell’informazione…
Sospetti sbagliati? Inesistenti? Mah!! Cosa dice quella frase andreottiana sul pensare a male? Ecco…


Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.


