L’Avana ha acquistato oltre 300 droni militari iraniani. Visita a sorpresa del direttore della CIA Ratcliffe
“I cubani si preparano all’invasione, mentre gli Stati Uniti intensificano le tensioni con l’isola, da tempo sofferente”: questo il titolo di apertura della CNN, con un articolo che ricostruisce lo scenario attuale di un “attacco imminente” degli USA e mette insieme gli indizi di tale operazione militare alle porte.
“I cubani – sostiene la CNN in un’analisi a firma di Patrick Oppmann – convivono da così tanto tempo con la minaccia di un intervento militare statunitense che la cosa è diventata una sorta di macabra battuta: Cuando vienen los americanos, Quando arrivano gli americani, è l’espressione che i cubani usano, con il loro caratteristico umorismo nero, per dire che un problema di lunga data, e ce ne sono innumerevoli sull’isola, un giorno verrà risolto”.
Secondo l’analisi di Oppmann, i media statali cubani pubblicano immagini di civili che ricevono addestramento militare nell’ambito di quella che Fidel Castro aveva immaginato come la “guerra dell’intera popolazione”, in cui i cubani, armati dal governo, avrebbero combattuto una guerra di logoramento contro gli invasori stranieri.
Il piano si basa su una guerriglia in stile vietnamita, piuttosto che su un conflitto tra eserciti.
Parallelamente, secondo Axios, l’Avana ha acquistato oltre 300 droni militari e ha iniziato a discutere piani per possibili attacchi a obbiettivi statunitensi, come la base di Guantanamo Bay, navi militari o addirittura Key West, in Florida. Axios cita fonti dei servizi segreti americani.
Le informazioni raccolte dall’intelligence, soprattutto dopo la visita di militari iraniani all’Avana, potrebbero essere usate come pretesto per un’azione militare, ha spiegato un alto funzionario di Washington.
“Si tratta di una minaccia crescente – ha assicurato la fonte – Pensare che quelle tecnologie (i droni, ndr) siano così vicine e che vi sia una serie di attori cattivi – dai gruppi terroristici ai cartelli della droga agli iraniani ai russi – crea preoccupazione”.
Preoccupazione che il direttore della CIA Ratcliffe ha messo bene in chiaro nella sua visita di giovedì scorso.
Giovedì scorso, il giorno dopo l’annuncio dell’esaurimento delle riserve di petrolio a Cuba, il direttore della CIA John Ratcliffe si infatti è recato all’Avana e ha incontrato il ministro dell’Interno, il capo dei servizi d’intelligence e Raúl G. Rodríguez Castro, nipote di Fidel Castro ed ex guardia del corpo di Raúl Castro, che nonostante i suoi 94 anni continua a esercitare una forte influenza sulle decisioni del paese.
Negli ultimi mesi Rodríguez Castro è emerso come figura centrale nei negoziati con Washington, segnale della volontà americana di dialogare con l’establishment cubano, anche attraverso una generazione più giovane.
Durante la visita Ratcliffe ha chiesto alla dirigenza cubana di avviare riforme economiche e impedire a Russia e Cina di continuare a operare basi di intelligence sull’isola.
Il governo cubano ha risposto che “non ospita, sostiene, finanzia né consente organizzazioni terroristiche o estremiste; che sul suo territorio non esistono basi militari o di intelligence straniere e che Cuba non ha mai sostenuto attività ostili contro gli Stati Uniti né permetterà che dal proprio territorio vengano compiute azioni contro altri Paesi”.
Sulle aperture economiche, invece, l’Avana ha già espresso la sua disponibilità, ricordando però che il blocco delle forniture petrolifere rende impossibile procedere. Rimane invece ferma la posizione sul rifiuto di concessioni politiche o di un cambio di regime.
Non è la prima visita di un direttore della CIA a Cuba, già avvenuto durante i negoziati che portarono alla ripresa delle relazioni diplomatiche nel 2015. Resta però un evento straordinario nel contesto storico dei rapporti tra i due paesi. Nel 1961 fu proprio la CIA a organizzare il fallito sbarco nella Baia dei Porci e, nei decenni successivi, l’agenzia fu responsabile di numerosi tentativi di assassinare Fidel Castro.
L’incontro avviene mentre è stato rivelato che da mesi un procuratore federale della Florida starebbe costruendo un caso giudiziario per incriminare Raúl Castro. Le accuse riguarderebbero l’abbattimento nel 1996 di due aerei di Brothers to the Rescue, organizzazione che aiutava i cubani in fuga verso gli Stati Uniti e che in passato aveva violato lo spazio aereo cubano e lanciato volantini anti-castristi. Nell’attacco morirono quattro persone. Alle accuse potrebbero aggiungersi anche reati legati al traffico di droga.
Pur con modalità differenti, l’insieme degli eventi ricorda la strategia utilizzata dagli Stati Uniti in Venezuela nel voler colpire il vertice politico del regime cercando però di mantenere in piedi la struttura statale, evitando il collasso del paese.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha espresso più volte il suo disprezzo per la leadership cubana, sostenendo che senza un cambio di regime il paese non possa cambiare davvero. In altre occasioni, però, ha lasciato intendere che Washington potrebbe accontentarsi anche di riforme economiche, rimandando eventuali cambiamenti politici. E nel frattempo continua a negoziare con i Castro.
Sul piano internazionale Cuba rimane isolata, pur ricevendo aiuti umanitari da diversi paesi, compresi gli Stati Uniti. Dopo il blocco imposto da Washington, l’unico paese ad aver mandato una fornitura di petrolio all’isola è stata la Russia, che a fine marzo ha consegnato circa 730mila barili. Le forniture, che avrebbero dovuto proseguire, si sono interrotte. Le ultime dichiarazioni del Cremlino hanno definito la situazione “molto difficile”, senza ulteriori spiegazioni.
Intanto, le condizioni sull’isola peggiorano e le interruzioni di corrente si protraggono per tutto il giorno. La popolazione è agonizzante e alcuni cubani affermano che, almeno, un conflitto porrebbe fine alle loro prolungate sofferenze. Gli ospedali statali sono ora privi di molti medicinali di base, i cubani lamentano che il cibo marcisce nei frigoriferi durante i lunghi blackout e che i rifiuti non raccolti si accumulano in quasi tutti i quartieri dell’isola.
Il blocco petrolifero di Washington ha prosciugato le ultime riserve, come dichiarato questa settimana dal ministro dell’Energia. Nuove sanzioni contro le aziende che intrattengono rapporti commerciali con Cuba stanno bloccando la maggior parte delle spedizioni marittime verso l’isola, portando a un ulteriore aumento dei prezzi dei generi alimentari e della fame.


Segretaria di professione, detective per passione, ama far luce sui punti oscuri di cronaca, politica nazionale ed estera.


