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L’Europa, Palantir e la guerra invisibile per la sovranità algoritmica

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sovranità algoritmica

Chi possiede le infrastrutture, i sistemi che li trasformano in potere?

Per anni l’Occidente ha considerato la tecnologia come uno strumento al servizio dello Stato.

Oggi sta accadendo qualcosa di diverso. Le grandi piattaforme digitali non si limitano più a supportare le istituzioni ma stanno diventando parte integrante della loro struttura decisionale.

È dentro questa trasformazione che si inserisce il caso Palantir, sempre più percepito in Europa non soltanto come una questione tecnologica, ma come uno dei grandi nodi geopolitici del XXI secolo.

Il dibattito esploso nel Regno Unito attorno ai rapporti tra Palantir Technologies e il NHS, il National Health Service Artificial Intelligence Laboratory un’iniziativa creata per sviluppare e testare tecnologie di intelligenza artificiale nel sistema sanitario britannico, rappresenta uno dei segnali più evidenti di questa trasformazione.

Formalmente il progetto nasce per migliorare efficienza ospedaliera, gestione delle liste d’attesa e integrazione dei dati sanitari attraverso la Federated Data Platform. Ma dietro la modernizzazione digitale emerge una questione molto più profonda, cosa accade quando funzioni strategiche dello Stato iniziano a dipendere da infrastrutture algoritmiche private straniere?

La sanità, in questo scenario, non è più soltanto un servizio pubblico. Diventa una gigantesca rete computazionale capace di integrare dati, prevedere comportamenti, ottimizzare processi e orientare decisioni operative, il passaggio dallo Stato amministrativo allo Stato algoritmico.

Ed è proprio qui che Palantir assume un significato particolare.

La società fondata da Peter Thiel non è una normale azienda software della Silicon Valley. È uno dei simboli più avanzati della fusione tra tecnologia, intelligence, difesa e governance occidentale.

Nata nell’ecosistema strategico americano post-11 settembre, Palantir ha lavorato con Pentagono, NATO, apparati di sicurezza e intelligence statunitense, sviluppando piattaforme in grado di integrare enormi quantità di dati in tempo reale per scopi militari, logistici, sanitari e geopolitici.

Per questo Londra vive oggi una contraddizione strategica profonda.

Da una parte il Regno Unito considera indispensabile l’integrazione con le grandi infrastrutture tecnologiche americane per mantenere il proprio ruolo centrale nella nuova architettura occidentale basata su dati e intelligenza artificiale.

Dall’altra cresce il timore che affidare segmenti sempre più estesi dello Stato a piattaforme private statunitensi possa progressivamente ridurre la sovranità britannica nel lungo periodo.

Dietro la polemica sulla privacy emerge, quindi, una domanda molto più radicale: chi controlla davvero lo Stato quando i processi decisionali vengono intermediati da sistemi algoritmici esterni?

La questione non riguarda più soltanto il Regno Unito.

Negli ultimi mesi il caso tedesco ha aperto una nuova frattura dentro l’Europa occidentale. Il controspionaggio federale tedesco, il BfV, ha scelto infatti la piattaforma francese ArgonOS di ChapsVision invece delle soluzioni di Palantir per l’analisi dei dati strategici.

Una decisione interpretata da molti osservatori come il primo vero tentativo europeo di costruire una sovranità algoritmica continentale nel settore intelligence. Berlino considera sempre più la dipendenza tecnologica americana non soltanto un tema industriale, ma una questione geopolitica.

Il dibattito tedesco ruota attorno a un concetto preciso: evitare che le infrastrutture cognitive dello Stato europeo vengano assorbite dentro l’ecosistema strategico statunitense.

Ma la Germania non è sola.

La Svizzera è probabilmente il Paese europeo che ha espresso il rifiuto più netto verso Palantir. Diverse agenzie federali e settori militari svizzeri hanno respinto le tecnologie dell’azienda dopo valutazioni interne sui rischi di sovranità dei dati e sulla possibilità di accesso americano attraverso la legislazione extraterritoriale degli Stati Uniti.

Anche la Francia, pur avendo utilizzato Palantir dopo gli attentati terroristici del 2015, ha progressivamente cercato di costruire alternative nazionali ed europee. Emmanuel Macron ha più volte insistito sulla necessità di emancipare l’Europa dalle infrastrutture strategiche extraeuropee.

Nei Paesi Bassi sono invece emerse forti polemiche dopo la scoperta dell’utilizzo pluriennale delle tecnologie Palantir da parte della polizia olandese, rimasto poco trasparente per anni.

Il punto centrale è che il dibattito europeo sta cambiando natura, perché all’inizio la domanda era: “Il software funziona?”

Oggi invece la questione è diventata: “Chi controlla la struttura cognitiva dello Stato?”

Quando una piattaforma entra nei processi decisionali pubblici non organizza soltanto informazioni. Struttura priorità, definisce rischi, connette relazioni, suggerisce correlazioni, orienta capacità operative. Diventa parte del sistema nervoso dello Stato stesso.

E arriviamo al paradosso ucraino, mentre una parte dell’Europa cerca di ridurre la dipendenza dalle infrastrutture americane, l’Ucraina che dal 2022 collabora con Palantir ha intensificato sempre di più la sua cooperazione trasformandosi probabilmente nel laboratorio più avanzato della nuova guerra digitale occidentale.

Kyiv utilizza le tecnologie dell’azienda per targeting, integrazione dati, analisi bellica, coordinamento operativo e gestione strategica del conflitto. La guerra in Ucraina ha mostrato come la tecnologia non sia più separata dalla geopolitica: sia diventata la geopolitica stessa. Ed è qui che la contraddizione diventa evidente.

L’Ucraina aspira a entrare nell’Unione Europea proprio mentre una parte dell’Europa continentale tenta di emanciparsi dalla dipendenza tecnologica americana.

Da una parte si accelera verso il modello occidentale più avanzato di interoperabilità totale tra dati, AI, intelligence e infrastrutture militari. Dall’altra si cerca di costruire una sovranità digitale autonoma da Washington.

Sono due traiettorie diverse dentro lo stesso blocco geopolitico.

Da una parte l’integrazione totale nel sistema tecnologico-atlantico. Dall’altra il tentativo europeo di costruire una propria autonomia algoritmica. Questo è il vero scontro che sta emergendo sotto la superficie.

Non una guerra contro Palantir in sé, ma una battaglia sul controllo dell’infrastruttura cognitiva del potere occidentale. Più la guerra digitale in Ucraina dimostra l’efficacia operativa delle piattaforme americane, più cresce in alcune capitali europee la paura di dipendere da infrastrutture così potenti ma non europee.

E, forse, è proprio questa la vera questione geopolitica del nostro tempo, non chi possiede i dati, ma chi possiede le infrastrutture, i sistemi che li trasformano in potere.

Autore

  • Elena Tempestini

    Elena TempestiniElena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.

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