Meloni chiede nuove misure per aziende e famiglie, ma l’UE continua con il Green Deal per distruggere l’economia del Vecchio Continente
Il presidente USA Donald Trump ha scritto domenica su Truth: «Finalmente, dopo quindici anni in cui i democratici hanno promesso che il “cambiamento climatico” avrebbe distrutto il pianeta, il principale comitato sul clima dell’Onu ha appena ammesso che le sue stesse proiezioni (Rcp 8.5) erano sbagliate, sbagliate, sbagliate. Da troppo tempo l’attivismo climatico è stato strumentalizzato dai democratici per spaventare gli americani, imporre politiche energetiche disastrose e convogliare miliardi di dollari verso i loro programmi di ricerca completamente fasulli. A differenza dei democratici, che sfruttano l’allarmismo climatico privo di fondamento per spingere la loro truffa del Green New Deal, la mia amministrazione si baserà sempre sulla verità, sulla scienza e sui fatti concreti».
Il commento di Donald Trump arriva dopo che è stato reso noto che l’apposita commissione scientifica sul clima dell’ONU (l’IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change) sta abbandonando o ridimensionando fortemente lo scenario RCP8.5 (e il suo successore SSP5-8.5), quello “worst-case” ad alte emissioni che prevedeva un riscaldamento molto forte (fino a 4 – 5°C o più entro 2100 in alcuni casi).
Questo scenario era basato su assunzioni estreme (forte aumento dell’uso del carbone, nessuna politica climatica efficace, crescita demografica ed economica alta). Con il calo dei costi delle rinnovabili, le politiche in atto e le tendenze reali delle emissioni, è considerato poco plausibile (“implausible” o “low likelihood”).
Come riferisce il Washington Post, scienziati come Detlef van Vuuren (coinvolto nello sviluppo degli scenari IPCC) stanno proponendo un nuovo set di scenari più realistici, con un “high” meno estremo.
L’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), noto in italiano come Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, è l’organismo scientifico internazionale principale delle Nazioni Unite per la valutazione dei cambiamenti climatici.
È un panel intergovernativo creato nel 1988 dalla World Meteorological Organization (WMO/OMM) e dal United Nations Environment Programme (UNEP), con l’approvazione dell’Assemblea Generale dell’ONU, che valuta e sintetizza migliaia di pubblicazioni scientifiche, tecniche e socio-economiche esistenti sul tema.
I rapporti dell’IPCC sono considerati il riferimento scientifico più autorevole a livello globale sui cambiamenti climatici e rappresentano un input fondamentale per i negoziati internazionali (come l’Accordo di Parigi).
Sito ufficiale: www.ipcc.ch (disponibile anche in altre lingue). In Italia c’è anche un Focal Point: ipccitalia.cmcc.it.
Avevano ragione i 500 scienziati che avevano scritto, a settembre 2019 all’ONU, una petizione dove affermavano “Non c’è nessuna emergenza climatica”.
La petizione poneva l’accento sulla variabilità naturale delle temperature e sosteneva che “la CO2 fa bene alla natura”.
Tra i 500 scienziati anche cento italiani e tra questi Prestininzi, Prodi, Zichichi e Battaglia.
Ovviamente dalla banda dei gretini furono definiti “negazionisti”.
“La CO2 è il cibo delle piante, la base di tutta la vita sulla Terra e non è un inquinante”, scrivevano i 500 accademici e ricercatori di tutto il mondo che, in dissenso con la maggioranza della comunità scientifica, ritenevano “esagerate” le previsioni sul riscaldamento globale e mettono in dubbio le responsabilità umane sull’aumento delle temperature”.
“Non c’è nessuna emergenza climatica”, si leggeva nella petizione che chiedeva uno stop al “dannoso e irrealistico piano di azzeramento della CO2 entro il 2050″, adottato dalle istituzioni europee.
La lettera indirizzata al segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, denunciava che “i modelli climatici su cui si basa attualmente la politica internazionale non sono adeguati al loro scopo”. “L’archivio geologico – proseguiva il documento – rivela che il clima della Terra è variato finché il Pianeta è esistito, con fasi naturali fredde e calde”.
Un interessante articolo in merito, completo di dati scientifici, è attingibile al link https://www.aei.org/articles/rcp8-5-is-officially-dead/.
L’autore, Roger Pielke Jr., University of Colorado Boulder: Professor Emeritus, College of Arts and Sciences, 2025 – present; Professor, Department of Environmental Studies, 2004-24; University College London: Honorary Professor, 2023 – present; Risk Frontiers: Research Associate, 2017 – present; Institute of Energy Economics, Japan: Distinguished Fellow, 2016 – present; Breakthrough Institute: Senior Fellow, 2008 – 18; National Center for Atmospheric Research: Scientist, 1994 – 2001, in buona sostanza non è l’ultimo arrivato.
Roger Pielke Jr. scrive a proposito delle nuove linee dell’ONU: “Una notizia importantissima: il nuovo quadro di riferimento ha eliminato gli scenari più estremi che hanno dominato la ricerca sul clima per gran parte degli ultimi decenni, in particolare RCP8.5, SSP5-8.5 e SSP3-7.0. Si tratta di uno sviluppo di enorme portata nella scienza del clima, che avrà un impatto duraturo sulla ricerca e sulle politiche. Il futuro non è più quello di una volta”.
“Ciò che conta oggi – scrive ancora Roger Pielke Jr – è che il gruppo ufficialmente responsabile dello sviluppo degli scenari climatici per l’IPCC e per la più ampia comunità scientifica abbia ammesso che gli scenari che hanno dominato la ricerca, la valutazione e le politiche climatiche durante gli ultimi due cicli del processo di valutazione dell’IPCC sono implausibili: descrivono futuri impossibili. Decine di migliaia di articoli di ricerca sono stati – e continuano a essere – pubblicati utilizzando questi scenari, un numero analogo di titoli di giornale ne ha amplificato le scoperte, e governi e organizzazioni internazionali hanno integrato questi scenari inverosimili nelle proprie politiche e normative. Ora sappiamo che tutto questo è costruito su fondamenta di sabbia”.
In un mondo dove dominano la logica e la normale intelligenza, istituzioni come l’Unione Europea, di fronte quanto afferma la commissione dell’Onu, dovrebbero dire che vanno rivisti tutti i parametri del Green Deal, smettendo di decostruire l’apparato produttivo europeo e emettendo dictat che a questo punto rasentano la soglia degli atti criminali.
In una lettera inviata domenica, la premier Giorgia Meloni ha esortato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a riconoscere la crisi come una priorità strategica al pari della difesa militare, in un momento di forte pressione sui prezzi dell’energia in Europa.
“In Italia e in molte nazioni europee cresce la preoccupazione di dover affrontare un nuovo shock economico e sociale”, ha scritto Meloni, visti gli “effetti pesantissimi e spesso asimmetrici” della crisi in Medio oriente per le famiglie, le imprese e la competitività del blocco.
Per questo “l’Italia ritiene necessario estendere temporaneamente il campo di applicazione della clausola di salvaguardia nazionale, già prevista per le spese di difesa, anche agli investimenti e alle misure straordinarie necessarie per fronteggiare la crisi energetica”.
Meloni chiede in particolare di estendere la National Escape Clause, la clausola di salvaguardia che permette agli Stati membri di derogare temporaneamente al Patto di stabilità per misure straordinarie, senza modificarne i limiti massimi già previsti.
La clausola è già stata attivata per le spese di difesa, consentendo ai Paesi del blocco di sforare i parametri di Maastricht fino a un massimo dell’1,5 per cento del Pil. L’Italia ha chiesto che lo stesso margine venga applicato alle spese energetiche straordinarie.
“Se consideriamo giustamente la difesa una priorità strategica tale da giustificare l’attivazione della National Escape Clause”, si legge nella lettera di Giorgia Meloni, “allora dobbiamo avere il coraggio politico di riconoscere che oggi anche la sicurezza energetica è una priorità strategica europea”.
La risposta di Bruxelles non si è fatta attendere. Domenica sera il portavoce della Commissione Olof Gill ha dichiarato: “La nostra posizione non è cambiata. Abbiamo presentato agli Stati membri una gamma di opzioni a loro disposizione per affrontare l’attuale crisi energetica”, precisando che tra queste non c’è la National Escape Clause.
“Riteniamo che la gamma di strumenti presentata debba restare entro un quadro di vincoli fiscalmente responsabili – ha affermato Gill – naturalmente osserviamo l’evoluzione della situazione”.
Atteggiamento, quello dell’Unione Europea, che ormai rasenta la soglia della criminalità nei confronti della popolazione degli Stati membri.
Nella lettera Meloni ha sottolineato che senza deroghe il governo italiano dovrebbe rimettere in discussione l’adesione al programma di difesa Europe “SAFE” da 150 miliardi.
Sarebbe “molto difficile per il Governo italiano spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso al programma Safe alle condizioni attualmente previste”.
Sagge parole. Prima di tutto viene la salvaguardia delle aziende, dei consumi dei cittadini, della capacità produttiva già ampiamente compromessa dalle politiche scellerate della follia climate change, che ha prodotto il Green Deal.
Se il burosauro di Bruxelles si comporta da criminale, in quanto vuole che finiamo tutti asfissiati da politiche scellerate, nonostante queste siano basate, come è ormai chiaro, su previsioni sbagliate, allora la risposta non può che essere che quella di mandare al diavolo l’Unione Europea e i suoi burocrati.
Giustamente Giorgia Meloni ha scritto: “Non possiamo giustificare agli occhi dei nostri cittadini che l’Ue consente flessibilità finanziaria per sicurezza e difesa e non per difendere famiglie, lavoratori e imprese da una nuova emergenza energetica che rischia di colpire duramente l’economia reale. La sicurezza dell’Europa non si misura soltanto nella capacità militare. Si misura anche nella possibilità per le imprese di continuare a produrre, per le famiglie di sostenere i costi energetici, per gli Stati di garantire stabilità economica e sociale”.
Intanto la crisi dell’energia ha causato un aumento generale dei prezzi vicino al 40 per cento in alcuni settori. Secondo dati Istat elaborati dal Centro di formazione e ricerca sui consumi (CRC), gli aumenti più marcati sono stati quelli del gasolio per riscaldamento (+38,4 per cento in due mesi), dei pomodori freschi (+28,5 per cento) e dei finocchi (+23,5 per cento).
In aumento anche i costi del trasporto aereo, con i collegamenti intercontinentali in rialzo del 20 per cento, e gli accessori per l’informazione e la comunicazione (+19,6 per cento).
Ecco la lettera integrale di Meloni a Ursula von der Leyen
“Cara Ursula,
l’Italia continuerà a fare la propria parte per rafforzare la sicurezza e la difesa europea. È una responsabilità che sentiamo profondamente, soprattutto nel contesto internazionale che stiamo vivendo. Continueremo a sostenere la necessità che l’Unione Europea investa di più nella propria sicurezza strategica e nella propria capacità di difesa.
Ma oggi, agli occhi dei cittadini europei, esiste un’altra emergenza altrettanto concreta e immediata: quella energetica.
La crisi in Medio Oriente e le tensioni nello Stretto di Hormuz, che si aggiungono agli effetti dell’aggressione russa dell’Ucraina, stanno già producendo effetti pesantissimi e spesso asimmetrici sui prezzi dell’energia, sui costi per famiglie e imprese, sulla competitività del nostro sistema produttivo e sul potere d’acquisto dei cittadini. In Italia e in molte nazioni europee cresce la preoccupazione di dover affrontare un nuovo shock economico e sociale dopo gli enormi sacrifici sostenuti negli ultimi anni.
Per questo ritengo che l’Europa debba dare un segnale di coerenza, di buon senso e di vicinanza ai cittadini.
Se consideriamo giustamente la difesa una priorità strategica tale da giustificare l’attivazione della National Escape Clause, allora dobbiamo avere il coraggio politico di riconoscere che oggi anche la sicurezza energetica è una priorità strategica europea. E, in particolare, che lo straordinario incremento dei costi energetici che stiamo subendo rappresenta una circostanza eccezionale al di fuori del controllo degli Stati membri con pesanti ripercussioni sulle finanze pubbliche.
Non possiamo giustificare agli occhi dei nostri cittadini che l’UE consente flessibilità finanziaria per sicurezza e difesa strettamente intese e non per difendere famiglie, lavoratori e imprese da una nuova emergenza energetica che rischia di colpire duramente l’economia reale.
La sicurezza dell’Europa non si misura soltanto nella capacità militare. Si misura anche nella possibilità per le imprese di continuare a produrre, per le famiglie di sostenere i costi energetici, per gli Stati di garantire stabilità economica e sociale.
Non sfugge ad alcuno che una adeguata capacità produttiva in ambito di difesa si poggia necessariamente su una economia solida e in salute. Sostenere le imprese e le famiglie ad affrontare il caro energia renderebbe le nostre economie più forti e quindi anche maggiormente in grado di rafforzare la propria capacità difensiva.
Per questa ragione, l’Italia ritiene necessario estendere temporaneamente il campo di applicazione della National Escape Clause già prevista per le spese di difesa anche agli investimenti e alle misure straordinarie necessarie per fronteggiare la crisi energetica in corso, senza modificarne i limiti massimi di scostamento già previsti.
In assenza di questa necessaria coerenza politica, sarebbe molto difficile per il Governo italiano spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso al programma SAFE alle condizioni attualmente previste.
Sono certa che la Commissione saprà comprendere la portata e l’urgenza di questa richiesta, che nasce dalla necessità di rispondere concretamente alle priorità reali dei cittadini italiani ed europei in un momento così delicato.
Un caro saluto, Giorgia Meloni”.





