L’Unione Europea non ha nel DNA la democrazia perché è nata come strumento burocratico del IV Reich
L’ultimo dato elettorale è quello spagnolo che riguarda l’Andalusia, la regione più popolosa della Spagna, dove si è assistito all’ennesimo crollo dei socialisti, al minimo storico in una regione che per quasi quarant’anni era stata la loro roccaforte e all’affermazione di Vox.
A urne chiuse e spoglio terminato, i risultati in Andalusia decretano il successo del Partito Popolare che si conferma vincente con il Governatore uscente Juan Manuel Moreno Bonilla al 41,5%: sono però 5 seggi in meno (53 totali) rispetto ai 58 della scorsa legislatura, il che significa che per governare sarà necessario l’appoggio della destra di Vox.
La maggioranza minima richiesta alla Camera regionale è di 55 seggi (su 109 deputati) e ciò significa che i 15 seggi in dote al partito di Santiago Abascal (13,8% alle urne in Andalusia) saranno fondamentali per poter costruire una nuova maggioranza di Centro-Destra, mandando all’opposizione le sinistre a cominciare proprio dal PSOE, che con il 22,7% prende solo 28 seggi, due in meno delle ultime Elezioni regionali andaluse.
I risultati danno anche 8 seggi ad Adelante Andalusia (9,2%) mentre per Por Andalusia si rimane a 5 seggi con il 6,1% delle preferenze.
Quella dell’Andalusia è la nuova disfatta dei socialisti in Spagna, Sánchez sempre più in crisi, dopo l’altrettanta batosta elettorale subita in Aragona dove invece il Premier aveva candidato la portavoce del Governo, Pilar Alegria.
Nonostante lo spostamento a destra sempre più chiaro, in Europa e anche in Italia, si continua a parlare del “modello Sánchez” quando in Spagna regolarmente, tra voti locali, regionali, scandali e gestione economica il Governo è sempre più in crisi.
Vox celebra la quinta elezione regionale consecutiva dove risultano decisivi per l’ingresso in maggioranza (dopo Aragona, Castiglia, Estremadura e Leon).
Il blocco progressista in Andalusia si ferma a 41 seggi, molto lontani dai 55 della maggioranza e inferiori al Centro-Destra.
Il PP ha già formato governi di coalizione con Vox in Estremadura e Aragona e non esclude una cooperazione anche a livello nazionale qualora le prossime elezioni legislative, previste nel 2027, non producessero una maggioranza chiara.
Una strategia che distingue i conservatori spagnoli da altri partiti tradizionali europei che mantengono un «cordone sanitario» nei confronti dell’estrema destra.
Se guardiamo alle ultime elezioni nei Paesi europei simo di fronte a un chiaro spostamento a destra.



Se guardiamo i sondaggi austriaci, la destra raggiunge il 38 per cento dei voti. In Germania Afd raggiunge il 29 per cento dei voti e in Sassonia addirittura il 42 per cento.
È ormai impossibile, se fossimo in un contesto democratico, fingere che il popolo sovrano stia guardando a destra e sconfessi le politiche rosso verdi che hanno portato l’Europa al fallimento, ma qui dobbiamo fare i conti con l’altro fatto sui cui riflettere, ossia che l’Unione Europea è stata fondata a Maastricht, con il dominio della Germania riunita, non come una Confederazione di Stati, con una carta costituzionale, ma come un moloch burocratico al servizio del IV Reich.
Nel consegue che la logica con la quale si regge l’Unione Europea non è democratica, in quanto non si basa su un rapporto diretto tra popolo sovrano, unico ad essere la fonte del potere in democrazia, ma su una serie di trattati che danno potere a una Commissione fatta di persone nominate dagli Stati membri e che esercita un potere derivante dal moloch burocratico di Bruxelles che fa gli interessi, come è ormai acclarato dalla storia, della finanza globalista e delle multinazionali.
Vale la pena di ricordare che la democrazia (dal greco dèmos – popolo e kràtos – potere, è una forma di governo in cui il potere risiede nel popolo, il quale lo esercita direttamente o attraverso rappresentanti liberamente eletti.
Una carta costituzionale chiara in materia è quella italiana, che all’Articolo 1 recita: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».
Il potere appartiene al popolo e la dichiarazione che la Repubblica italiana è fondata sul lavoro è intesa come affermazione che il lavoro è strumento di emancipazione, partecipazione e realizzazione personale e collettiva.
L’Unione Europea, in questi anni, ha distrutto industrie e posti di lavoro, minando, pertanto, l’emancipazione e la realizzazione personale e collettiva.
Le perdite reali riguardano principalmente la manifattura e l’industria (soprattutto automotive, chimica, siderurgia), ossia i settori strategici di una qualsiasi economia.
L’UE ha perso netti circa 150.000 posti di lavoro a causa dei trasferimenti all’estero (3 volte i posti creati). I più colpiti sono la Germania con -50.000 posti netti, la Polonia e l’Ungheria, con perdite fino a 10 volte superiori ai guadagni.
La Germania, ex locomotiva industriale UE, ha perso ~124.000 posti nell’industria nel 2025, con l’automotive particolarmente colpita (-48.700 posti).
Le cause sono note: alti costi energetici, transizione green, debole domanda estera e competizione cinese.
Le cause principali delle perdite sono: la delocalizzazione verso India, Cina, UK, per ridurre i costi del lavoro; la transizione energetica e il green deal, con alti prezzi dell’energia e normative stringenti che penalizzano l’industria energivora; l’automazione e IA, che sostituiscono lavori ripetitivi o cognitivi di routine.
Tra le cause principali ci sono la debole crescita, l’inflazione residua, la concorrenza globale (soprattutto Cina in auto ed elettronica).
Non è questo il contesto per un’analisi sulla crisi economica strutturale dell’Unione Europea, ma un cenno in rapporto alla disoccupazione andava fatto.
L’Unione Europea di Maastricht, creazione della Germania del IV Reich della Merkel è stata pesantemente ripresa dalle critiche di J. D. Vance durante la sua prima visita a Monaco di Baviera.
“La minaccia che mi preoccupa di più nei confronti dell’Europa – disse Vance – non è la Russia, non è la Cina, non è nessun altro attore esterno. Quello che mi preoccupa è la minaccia dall’interno: l’arretramento dell’Europa da alcuni dei suoi valori più fondamentali, valori condivisi con gli Stati Uniti d’America”.
Arriviamo al punto dolente: l’annullamento delle elezioni non è democrazia.
“Mi ha colpito – ha detto Vance – il fatto che un ex commissario europeo sia andato recentemente in televisione e si sia rallegrato del fatto che il governo rumeno abbia appena annullato un’intera elezione. Ha avvertito che se le cose non dovessero andare come previsto, la stessa cosa potrebbe accadere anche in Germania. Queste affermazioni così disinvolte sono scioccanti per le orecchie degli americani. Per anni ci è stato detto che tutto ciò che finanziamo e sosteniamo è in nome dei nostri valori democratici condivisi. Tutto, dalla nostra politica sull’Ucraina alla censura digitale, è costruito come una difesa della democrazia. Ma quando vediamo tribunali europei che annullano elezioni e alti funzionari che minacciano di annullarne altre, dovremmo chiederci se ci stiamo attenendo a uno standard adeguatamente elevato. E dico noi stessi perché credo fondamentalmente che siamo nella stessa squadra. Dobbiamo fare di più che parlare di valori democratici, dobbiamo viverli”.
È qui il punto essenziale che distingue chi è democratico e chi non lo è.
Il partito di Giorgia Meloni è assolutamente legittimato a governare in quanto è costituzionale ed essendolo è democratico. Continuare a definire la Meloni fascista, non solo è un’idiozia, ma è sintomo di mentalità totalitaria e, se con fascismo si intende ormai autoritarismo violento e totalitario, è sintomo di fascismo.
Vox è assolutamente legittimato a governare in quanto è costituzionale secondo la costituzione spagnola ed essendolo è democratico.
AfD in Germania è legittimato a governare in quanto è partito che rispetta la Carta fondamentale della Germania.
Nessun commissario, che di fatto è un burocrate, ha il diritto di intromettersi nelle libere votazioni di uno Stato sovrano, perché l’Unione Europea non è dotata di alcuna sovranità e la volontà popolare va rispettata.
Se si ritiene che un partito sia incostituzionale lo si dichiari fuori legge (con i mezzi della democrazia), ma la si smetta di dire che la destra è fascista, nazista, al solo fine di esercitare una conventio ad escludendum che assicura il potere ad un’alleanza di partiti sempre meno votata dal popolo, il quale ha tutto il diritto di scegliersi chi lo deve governare, anche se la sinistra o i verdi non sono d’accordo.
La questione, ovviamente, è assolutamente e completamente politica e riguarda la CSU/CDU, che è il fulcro centrale del Partito popolare europeo.
In Spagna il partito popolare in alcune regioni governa con Vox. In Italia Forza Italia governa con Fratelli d’Italia.
CSU e CDU, devono prima o poi decidere se contrariamente agli andamenti elettorali e al volere dei popoli, insisteranno nel tenere in piedi questa governance dell’Unione Europea di incapaci, i quali ci hanno portato al disastro economico e all’inesistenza geopolitica o finalmente apriranno una fase nuova.
Governare con la destra non è l’apocalisse e, in democrazia, se la destra fallirà, sarà sostituita da altre formazioni politiche.
Un passaggio a destra è utile anche a ridefinire cosa sia la sinistra, perché quella, sedicente progressista e di fatto regressista, sinistra non è; è un coagulo di interessi venduto alla finanza globalista, ai suoi interessi e alle sue ideologie malsane.
La sinistra socialdemocratica in Europa è finita con il tradimento dei socialdemocratici tedeschi della Bad Godesberg. Tradimento al quale si sono associati i partiti della sinistra orfani dell’Unione Sovietica e in cerca di protezione internazionale, offerta, nell’occasione e nel tempo del tradimento, dai democratici americani.
Un passaggio a destra, oltre che a liberarci di una governance che ci sta portando alla morte per asfissia, mentre Russia, USA e Cina definiscono la Nuova Yalta, è anche la opportunità, per chi non è di destra, di definire una politica di sinistra che sia basata sulla democrazia, la libertà, la sovranità del popolo, sul lavoro e sul progresso economico e sociale.





