Autore: Dal bisturi alla squadra e compasso
Titolo: Gabriele Falcone
Editore: Gagliano Edizioni
Anno: 2026
In commercio dal: 28 aprile 2026
Ci sono libri che raccontano una professione, altri che raccontano un’esistenza. “Dal bisturi alla squadra e compasso”, Gagliano Edizioni, appartiene invece a una categoria più rara: quella delle opere che trasformano una biografia in un itinerario interiore, dove il vissuto umano diventa progressivamente simbolo, meditazione e ricerca di senso.
Il volume di Gabriele Falcone non si limita infatti alla memoria autobiografica di un medico o al resoconto di un percorso massonico. L’autore compone piuttosto un’opera di attraversamento spirituale, nella quale scienza, dolore, radici meridionali e tensione iniziatica finiscono per convergere in un unico cammino di edificazione morale.
Nel tessere il racconto di questo lungo viaggio, Gabriele non cammina mai da solo: tra le righe del libro scorre un legame affettivo profondissimo con la sua famiglia di origine ed acquisita.
La figura della madre, del padre, delle zie, del fratellino Peppino, della moglie Susanna, delle figlie Isabella e Valeria e dei generi Mauro e Nicola rappresentano il porto sicuro di un uomo proteso verso la ricerca interiore e il servizio al prossimo.
Le radici del Sud e la formazione interiore
Fin dalle prime pagine emerge una qualità fondamentale dell’autore: uno spirito massonico ante litteram, presente ancor prima dell’ingresso ufficiale nel tempio.
È nella disciplina, nella volontà di superare gli ostacoli e nella costante ricerca di miglioramento che si manifesta la prima forma di quella tensione interiore che accompagnerà Falcone lungo tutta la sua vita.
Dopo gli studi liceali, il giovane Gabriele si iscrive alla Facoltà di Medicina di Torino. Ma la città sabauda, pur prestigiosa, appare presto distante dalla sua sensibilità profonda. Falcone porta dentro di sé il temperamento e la memoria dell’uomo del Sud, una dimensione non soltanto geografica ma anche storica e culturale.
Questa fedeltà alle proprie radici si manifesta anche nel suo interesse per la memoria meridionale. Non è un caso che l’autore abbia dedicato un precedente lavoro, “Il tesoro di Gabriele Galardi”, alle vicende del brigantaggio postunitario e alla figura del brigante di Rignano Garganico.
Anche lì emerge la volontà di interrogare le ferite profonde della storia meridionale senza ridurle a stereotipo.
Napoli: il luogo della sintesi
La svolta decisiva arriva con il trasferimento all’Università di Napoli. È qui che Falcone trova finalmente il terreno adatto alla propria maturazione umana e spirituale.
Napoli, nel libro, non appare semplicemente come una città universitaria, ma come uno spazio simbolico dove il sapere scientifico e la tradizione esoterica convivono da secoli.
Il Vesuvio, i vicoli, la cultura iniziatica partenopea e la dimensione popolare diventano elementi di una vera pedagogia dell’anima.
In questo contesto l’autore completa gli studi in Medicina, ma soprattutto sviluppa quella forma mentis che renderà inseparabili il rigore della scienza e la ricerca del significato profondo dell’esistenza.
La medicina come opera morale
Uno degli aspetti più intensi del libro è il modo in cui la professione medica viene descritta non come carriera, ma come missione umana.
Un evento segna profondamente la vita di Falcone: la morte del fratellino Peppino. Da quella ferita nasce una promessa concreta: impegnarsi affinché l’ospedale di San Severo possa dotarsi di una moderna sala di rianimazione.
È un obiettivo che l’autore riuscirà successivamente a realizzare, trasformando il dolore personale in servizio verso gli altri.
Ma è soprattutto durante l’esperienza presso gli “Ospedali Riuniti” di Foggia che emerge la dimensione più autenticamente iniziatica del suo carattere. In una drammatica emergenza legata alla caduta di un aereo delle Frecce Tricolori stanziate ad Amendola, Falcone sceglie di abbandonare i protocolli tradizionali e utilizzare una tecnica innovativa di incannulamento della vena succlavia, riuscendo a salvare la vita del pilota.
Questo episodio, narrato con sobrietà ma grande tensione emotiva, rappresenta uno dei nuclei simbolici dell’intera opera. È il momento in cui il medico supera il dogma per seguire la responsabilità morale verso la vita umana. Qui il “bisturi” smette di essere soltanto strumento tecnico e diventa gesto etico.
La storia massonica: dall’iniziazione al 30° grado
Ma “Dal bisturi al compasso” è anche una storia dentro la storia. Parallelamente al percorso umano e professionale, Gabriele Falcone racconta infatti l’intero cammino della propria esperienza massonica: dall’iniziazione fino all’adesione al Rito Scozzese Antico e Accettato, nel quale raggiungerà il 30° grado.
Questa parte del libro possiede un particolare valore testimoniale, perché l’autore non si limita a descrivere rituali o gerarchie iniziatiche, ma restituisce al lettore la dimensione vissuta della fraternità massonica.
Attraverso ricordi, meditazioni e riflessioni interiori, Falcone conduce il lettore dentro la vita della Loggia “Pitagora” e successivamente della Loggia “Raimondo De Sangro”, entrambe all’Oriente di San Severo.
Le pagine dedicate alla vita di loggia sono tra le più dense e significative dell’opera. Emergono i volti, le emozioni, i silenzi rituali, il senso della fratellanza e il valore pedagogico dell’iniziazione.
In particolare, il libro restituisce con intensità il ruolo svolto da Falcone come Oratore del Tempio: attraverso le sue orazioni egli accoglie i nuovi iniziati e presenta tavole architettoniche che affrontano la storia, i simboli e la funzione della Massoneria nel mondo contemporaneo.
Queste tavole non appaiono mai come semplici esercizi eruditi. Al contrario, diventano strumenti di riflessione morale e civile, capaci di interrogare il presente. Falcone mostra infatti una Massoneria lontana dagli stereotipi e dalle caricature profane: una scuola di disciplina interiore, di tolleranza e di ricerca della verità, chiamata ancora oggi a confrontarsi con le crisi spirituali e sociali del nostro tempo.
Il significato del compasso
Il titolo del libro racchiude efficacemente il senso dell’opera.
Il bisturi rappresenta la precisione chirurgica, il confronto quotidiano con la sofferenza, il contatto diretto con la fragilità del corpo umano. Il compasso, invece, richiama la ricerca della misura, dell’armonia e dell’ordine interiore.
Falcone mostra come queste due dimensioni non siano separate, ma complementari. La vera conoscenza nasce infatti dall’equilibrio tra tecnica e coscienza, tra sapere scientifico e disciplina spirituale.
Nel corso della narrazione, il lettore incontra temi tipicamente iniziatici: la pietra grezza, la rettificazione interiore, la spoliazione dei metalli, la tolleranza, la fratellanza e la ricerca della verità.
Tuttavia, il merito dell’autore consiste nel non trasformare mai questi simboli in astratte formulazioni teoriche. Essi appaiono sempre incarnati nell’esperienza concreta della vita.
Un libro sull’uomo prima ancora che sul massone
Uno degli elementi più riusciti dell’opera è proprio il suo equilibrio. “Dal bisturi alla squadra e compasso” non è un testo autoreferenziale né un’esaltazione ritualistica della Massoneria. È piuttosto il racconto di un uomo che cerca di dare unità alle proprie esperienze, ai propri dolori e alle proprie responsabilità.
La scrittura di Falcone è lucida, intensa e spesso attraversata da un phàthos trattenuto che evita accuratamente ogni retorica. Anche quando affronta temi simbolici o spirituali, l’autore mantiene una notevole concretezza narrativa.
Per questo motivo il libro può parlare anche a chi non appartiene al mondo massonico. La dimensione iniziatica diventa infatti metafora universale del lavoro che ogni essere umano è chiamato a compiere su sé stesso.
Conclusione
Tra il taglio netto del bisturi e il cerchio silenzioso del compasso, Gabriele Falcone costruisce il racconto di una vita attraversata dal dolore, dalla disciplina e dalla ricerca della luce interiore.
Il suo libro ricorda al lettore che la vera opera muratoria non consiste nell’edificazione di templi esteriori, ma nella lenta e difficile trasformazione della propria umanità. È proprio nelle crepe dell’esistenza, nelle ferite e nei trasferimenti interiori, che può emergere quella pietra nascosta di cui parlavano gli antichi alchimisti.
“Dal bisturi alla squadra e compasso” è dunque molto più di un’autobiografia: è un invito alla conoscenza di sé, alla responsabilità morale e alla fedeltà verso le proprie radici interiori.
Un’opera intensa e meditativa, destinata a chiunque senta il bisogno di interrogarsi sul significato profondo del proprio cammino umano.
Buona lettura.
In collaborazione con Gargano Salute Mentale





