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Pechino al centro del nuovo equilibrio globale

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Pechino

Le grandi potenze stanno costruendo la futura architettura tecnologico-finanziaria globale

Non è soltanto la visita di Vladimir Putin in Cina a stupire. È il momento storico in cui avviene, a distanza di appena due giorni dall’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping, con la presenza dei vertici di Apple, Nvidia, Meta, BlackRock, Goldman Sachs e di una parte significativa dell’establishment strategico americano.

L’arrivo di Putin a Pechino, e l’averlo potuto fare nonostante le sanzioni, dimostra che esiste una parte del sistema internazionale che non riconosce più automaticamente la centralità delle strutture giuridiche occidentali e assume un significato molto più profondo della semplice diplomazia tra Russia e Cina. Perché le date, in geopolitica, raramente sono casuali.

Quando eventi di questo livello si concentrano nello stesso spazio temporale significa, quasi sempre, che dietro esiste una fase di riallineamento sistemico. Ed è probabilmente proprio questo ciò che stiamo osservando, la progressiva costruzione del nuovo equilibrio globale del XXI secolo.

Per anni il mondo ha interpretato il confronto tra Stati Uniti, Cina e Russia come traiettorie separate. Oggi, invece, queste linee stanno convergendo dentro un unico spazio strategico.

La Cina sta tentando qualcosa di estremamente complesso, mantenere contemporaneamente il dialogo con Washington senza interrompere la propria alleanza strategica con Mosca.

È questo il vero significato della visita di Putin. Xi Jinping sta cercando di posizionare Pechino come centro di gravità del nuovo sistema multipolare. Non più soltanto fabbrica del mondo o potenza commerciale, ma piattaforma centrale di connessione tra finanza, energia, tecnologia, infrastrutture e governance globale.

Trump arriva a Pechino insieme ai vertici delle big tech e della finanza americana. Putin arriva subito dopo come rappresentante della profondità strategica eurasiatica russa. Ed è qui che il quadro cambia completamente.

Perché osservando la sequenza degli eventi emerge una possibile architettura globale, gli Stati Uniti continuano a dominare il cuore dell’innovazione tecnologica, dell’intelligenza artificiale, della finanza e delle piattaforme digitali; la Cina accelera sulla costruzione delle infrastrutture economiche e monetarie del nuovo ordine multipolare; la Russia diventa, invece, il pilastro energetico, militare e territoriale della massa eurasiatica.

Tre funzioni differenti dentro lo stesso processo di ridefinizione sistemica.

La presenza delle grandi piattaforme americane a Pechino è stata probabilmente uno dei segnali più sottovalutati di queste settimane. Perché significa che, persino nel pieno della competizione strategica tra Washington e Pechino, il livello di integrazione tra apparati statali, finanza e infrastrutture tecnologiche rimane enorme.

Ed è proprio qui che Putin assume una funzione decisiva. Mosca oggi non può più competere economicamente con Stati Uniti e Cina sul piano industriale o tecnologico. Ma possiede ancora tre elementi fondamentali, energia, potenza militare e profondità geografica eurasiatica. In altre parole, la Russia resta indispensabile per impedire che l’Eurasia venga completamente assorbita dentro l’ordine occidentale-atlantico.

Ed è probabilmente questo il motivo per cui Xi Jinping continua a proteggere strategicamente Mosca nonostante le pressioni occidentali. Per la Cina, il collasso della Russia rappresenterebbe un disastro geopolitico enorme.

Significherebbe ritrovarsi direttamente esposta alla pressione americana sull’intero spazio eurasiatico. La Russia, quindi, non è soltanto un alleato. È la cintura strategica terrestre che protegge la profondità continentale cinese.

Ma esiste anche un altro elemento ancora più importante. Mentre il mondo osserva le guerre militari tradizionali, le grandi potenze stanno costruendo qualcosa di molto più profondo, la futura architettura tecnologico-finanziaria globale.

Intelligenza artificiale, semiconduttori, valute digitali, energia, cloud, dati, supply chain, infrastrutture digitali e cavi sottomarini stanno convergendo dentro un’unica trasformazione sistemica.

La Cina sembra voler diventare il punto di raccordo tra questi mondi.

Non è casuale che, proprio in questi giorni, Fabio Panetta sia salito alla guida della BIS, la banca delle banche centrali, mentre Pechino continua ad accelerare sull’e-CNY e sulle infrastrutture monetarie digitali.

Non è casuale che Palantir stia consolidando il proprio ruolo nella guerra algoritmica occidentale attraverso l’Ucraina. Non è casuale che il Mediterraneo stia tornando centrale attraverso energia, rotte commerciali e dorsali digitali.

E non è casuale che Putin arrivi a Pechino immediatamente dopo Trump. Perché il messaggio implicito è potentissimo, la Cina oggi dialoga contemporaneamente con il cuore tecnologico americano e con la profondità geopolitica russa.

Ed è forse proprio questa la vera partita di questo passaggio epocale, non la nascita di un mondo semplicemente anti-occidentale, ma la costruzione di un sistema multipolare interdipendente nel quale tecnologia, finanza, sicurezza, energia e infrastrutture non possono più essere separate.

Dietro le immagini ufficiali dei summit si sta probabilmente definendo qualcosa di molto più grande, i protocolli invisibili del nuovo ordine globale.

Autore

  • Elena Tempestini

    Elena TempestiniElena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.

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