La Cina ha candidato Song Li a dirigere l’OMS – Trump: “OMS marionetta della Cina” – L’ombra nera di Fauci e del COVID – Gli intrecci di Bill Gates con Pechino
La Cina ha candidato Song Li, un’alta funzionaria della sanità pubblica cinese, con esperienza nella salute materno-infantile e nella cooperazione internazionale alla carica di direttore generale dell’OMS, l’Organizzazione mondiale della sanità.
Song Li ha partecipato alla gestione di emergenze sanitarie, fra cui SARS e COVID-19.
La funzionaria cinese competerà con una rosa di 6 nomi – tre uomini e tre donne – proposti da Qatar, Arabia Saudita, Belgio, Spagna, Indonesia e Botswana, per succedere all’attuale direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, il cui mandato scade nell’agosto 2027.
I sei nomi che erano stati proposti finora sono: Hanan Mohammed Al-Kuwari propsta dal Qatar, Hanan Balkhy proposta dall’Arabia Saudita, Hans Henri P. Kluge, che ha ricoperto l’incarico di direttore regionale dell’OMS Europa, proposto dal Belgio, María P. Neira proposta dalla Spagna, Budi Gunadi Sadikin proposto dall’Indonesia, e Gevorg Tamamyan proposto dal Botswana.
La candidatura “dimostra il fermo sostegno della Cina al multilateralismo”, ha affermato la portavoce, e “contribuirà a far sì che l’organizzazione svolga un ruolo più attivo nel migliorare la salute e il benessere di tutta l’umanità”.
Se eletta, Song sarebbe la seconda cittadina cinese a guidare l’OMS dopo Margaret Chan, che è stata a capo dell’organizzazione tra il 2007 e il 2017.
Se consideriamo che Tedros Adhanom Ghebreyesus che è in carica dal 2017 è considerato una pedina della Cina, è del tutto evidente che il Dragone avrebbe in mano l’OMS dal 2007 senza interruzione fino al 2037.
Cinese è anche il direttore generale della FAO. Qu Dongyu in carica dal 1º agosto 2019 è stato riconfermato il 3 luglio 2023 per un secondo mandato che scade il 31 luglio 2027.
Qu Dongyu è un biologo e dottore di ricerca in agraria e scienze ambientali presso l’Università di Wageningen nei Paesi Bassi. Precedentemente era stato Viceministro dell’Agricoltura e degli Affari Rurali della Repubblica Popolare Cinese.
L’iniziativa, secondo le analisi, offre a Pechino l’opportunità di colmare il vuoto lasciato dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha ritirato gli Stati Uniti dall’organizzazione in seguito alla sua rielezione a gennaio.
Trump ha a lungo accusato l’OMS di essere una “marionetta della Cina”, in particolare durante la pandemia di Covid-19.
L’OMS è finita nel mirino di Trump che l’ha accusata, tra le altre cose, di “coprire” la Cina sulle origini del virus del Covid.
Gli Stati Uniti sono stati da sempre il principale supporter, contribuendo a oltre il 15% dell’intero finanziamento – 1,3 miliardi di dollari nel biennio 2022-2023 e 958 milioni preventivati per il 2024/2025 su un budget OMS complessivo di 6,5 – 6,8 miliardi di dollari – e mettendo a disposizione uffici, banche dati e ricercatori.
Ora però l’uscita americana dall’Oms che arriva in contemporanea con la promessa della Cina di portare il suo finanziamento a 500 milioni di dollari.
La posta in gioco è geopolitica.
Tedros Adhanom Ghebreyesus, etiope, è stato ministro della Salute e ministro degli Esteri del suo Paese.
Le critiche al suo rapporto con Pechino si concentrano soprattutto su quattro aspetti.
Nel gennaio 2020 Tedros ha espresso apprezzamento per la risposta cinese e per la condivisione di informazioni. I critici hanno considerato eccessivamente concilianti le sue dichiarazioni, mentre la trasparenza iniziale di Pechino e la tempestività della condivisione dei dati restavano questioni controverse.
L’esclusione di Taiwan dalla partecipazione piena all’OMS è stata a lungo un punto di scontro diplomatico, legato anche alla posizione cinese secondo cui Taiwan fa parte della Cina. Il caso ha alimentato le accuse di politicizzazione dell’organizzazione.
L’accesso alle informazioni sulle origini del COVID-19 è stato ed uno dei punti fondamentali di critica. Le lacune nella disponibilità di dati cinesi hanno ostacolato la ricostruzione indipendente delle prime fasi dell’epidemia.
Con Tedros la Cina ha progressivamente rafforzato il proprio ruolo nelle organizzazioni internazionali, nella cooperazione sanitaria e nel finanziamento dei programmi multilaterali. La candidatura di Song Li è coerente con questa strategia.
Ora con la candidatura di una cinese continentale, funzionaria della sanità pubblica cinese, il controllo sull’OMS diventa soffocante, la quale cosa significa maggiore spazio diplomatico per Pechino, influenza su candidature, finanziamenti, relazioni bilaterali e voti degli Stati membri, possibile influenza sulle priorità sanitarie globali, sorveglianza epidemica, accesso ai dati, standard tecnici e cooperazione internazionale
La candidatura cinese costituisce un tentativo concreto di conquistare maggiore peso nella governance sanitaria globale, in una fase di arretramento americano.
Come si finanzia oggi l’OMS
L’OMS, l’Organizzazione mondiale della sanità, ha due grandi fonti di finanziamento: contributi obbligatori degli Stati membri e contributi volontari di governi, istituzioni internazionali, fondazioni e soggetti privati.
La distinzione è importante perché chi versa contributi volontari spesso può vincolarli a programmi specifici, influenzando quali attività ricevono risorse.
Il bilancio approvato per il biennio 2026/2027 è di 4,2 miliardi di dollari, ridotto rispetto ai 5,3 miliardi inizialmente previsti.
I principali gruppi di finanziatori sono questi:

L’OMS pubblica un elenco dei suoi contributori e un portale con i versamenti per finanziatore e programma.
Gli Stati Uniti erano un finanziatore di primo piano. L’annuncio del ritiro nel gennaio 2025 ha comportato la cancellazione di diversi accordi volontari e una revisione delle entrate attese.
Nel rapporto finanziario relativo al 2024/2025, l’OMS ha registrato una riduzione di 259 milioni di dollari di contributi volontari statunitensi non ancora utilizzati e ha rivisto al ribasso le quote obbligatorie statunitensi attese per quel biennio.
I contributi obbligatori coprono meno del 20% del finanziamento complessivo, mentre la maggior parte delle risorse arriva da contributi volontari. Nel biennio 2022/2023, l’87% di questi contributi volontari era vincolato a specifici programmi o attività.
Questo genera una questione di governance: un donatore può influenzare le priorità finanziando un settore specifico, anche senza controllare formalmente l’organizzazione.
Per valutare chi abbia oggi il maggiore peso finanziario e quanto sia cresciuta la Cina dopo il ritiro americano, il confronto corretto è tra i versamenti effettivi del 2026, le quote obbligatorie e i contributi volontari dei singoli donatori.
La graduatoria dei finanziatori secondo gli ultimi dati confrontabili
Il documento ufficiale dell’OMS aggiornato al 30 settembre 2025 elenca questi dieci principali finanziatori per il biennio 2024/2025. La graduatoria comprende contributi di natura diversa, quindi non equivale a una classifica dei soli governi.

I primi dieci finanziatori fornivano il 57% dei fondi complessivamente disponibili.
Per avere un dato numerico verificabile, nel biennio 2022–2023 la Cina aveva contribuito all’OMS con circa 156,9 milioni di dollari, così ripartiti: Contributi obbligatori 114,9 milioni, contributi volontari vincolati: 41,1 milioni, altri contributi riportati nel prospetto: circa 0,9 milioni al fondo per le emergenze
Il peso della Fondazione Gates
Nel suo documento sul finanziamento, l’OMS indica che quasi il 60% del bilancio dei programmi proviene direttamente dagli Stati membri; un ulteriore 14% circa arriva da altre organizzazioni ONU, partenariati e banche di sviluppo, finanziati in larga misura da governi. Quasi il 10% proviene da fondazioni filantropiche, soprattutto dalla Fondazione Gates.
Questo significa che la governance sanitaria globale non è finanziata esclusivamente dagli Stati. Esiste un sistema misto in cui governi, organismi multilaterali e fondazioni private hanno un peso considerevole.
Il punto politico è distinguere tre forme d’influenza: peso finanziario (quanto denaro versa ciascun soggetto); potere di indirizzo (quanto i contributi sono vincolati a programmi specifici); potere istituzionale (chi vota e chi elegge il direttore generale).
La Cina può cercare di rafforzare il terzo elemento attraverso la candidatura di Song Li anche senza essere il maggiore finanziatore. Al contrario, la Fondazione Gates può esercitare un’influenza finanziaria rilevante senza avere il voto di uno Stato membro.
La questione decisiva, quindi, non è soltanto chi paga di più, ma chi finanzia le priorità, chi può condizionare l’utilizzo dei fondi e chi controlla le decisioni finali dell’organizzazione.
Il ruolo di Bill Gates
La Fondazione di Bill Gates occupa una posizione importante nella governance sanitaria mondiale perché unisce capitale filantropico, finanziamento della ricerca, rapporti con i governi, organizzazioni multilaterali e imprese farmaceutiche.
Il suo peso non si misura soltanto nei soldi versati all’OMS: conta anche la rete di istituzioni e programmi che contribuisce a finanziare e orientare.
Per analizzarla correttamente, distinguerei tre livelli: il potere finanziario sull’OMS, i rapporti con la Cina e i legami con l’industria farmaceutica.
La Fondazione Bill Gates ha versato contributi all’OMS, 2010/2023 per 4 miliardi di dollari, pari al 9,5% delle entrate dell’Organizzazione mondiale della sanità.
La ricerca scientifica pubblicata sul BMJ Global Health identifica la Fondazione come seconda maggiore fonte di finanziamento dell’OMS negli anni considerati, attraverso contributi volontari.
La Fondazione finanzia inoltre organizzazioni che lavorano con l’OMS, tra cui Gavi, l’alleanza per i vaccini, il Fondo globale per AIDS, tubercolosi e malaria e CEPI, la coalizione per la preparazione alle epidemie.
Il dato più importante è strutturale: secondo l’OMS, i contributi obbligatori degli Stati coprono soltanto circa il 16% del bilancio complessivo; quasi il 10% dei fondi proviene da fondazioni filantropiche, soprattutto quella di Gates.
Questo crea una differenza sostanziale fra il potere formale: votare le risoluzioni e partecipare all’elezione del direttore generale, prerogative degli Stati membri e il potere finanziario e d’indirizzo: sostenere programmi, ricerca e campagne specifiche, rendendo alcune priorità più facilmente finanziabili di altre.
La Fondazione non nomina il direttore generale dell’OMS e non dispone formalmente del controllo dell’organizzazione, ma la sua capacità di finanziare programmi su larga scala le attribuisce un peso significativo nella definizione dell’agenda sanitaria internazionale.
I rapporti di Gates con la Cina: una collaborazione documentata e strategica
La Fondazione di Gates ha un ufficio a Pechino dal 2007 e dichiara apertamente di voler collaborare con istituzioni pubbliche, università e imprese cinesi nella ricerca sanitaria e nello sviluppo di prodotti destinati anche ai mercati internazionali.
I rapporti non sono soltanto diplomatici. Ci sono progetti scientifici e industriali precisi.
Il Global Health Drug Discovery Institute (Pechino) è stato creato nel 2016 dalla Fondazione insieme al governo municipale di Pechino e all’Università Tsinghua. È una piattaforma di ricerca farmacologica, con attività su tubercolosi, malaria e altre malattie infettive.
Il 15 settembre 2026 il responsabile della divisione Global Health della Fondazione, Trevor Mundel, ha incontrato a Pechino la National Medical Products Administration (NMPA).
Le parti hanno discusso la riforma regolatoria, l’approvazione dei farmaci innovativi e il rafforzamento della collaborazione. La notizia è stata pubblicata dall’autorità cinese il 23 settembre.
La Fondazione documenta una partnership con Xiamen Innovax Biotech, iniziata nel 2016, per lo sviluppo del vaccino HPV Cecolin, che ha ottenuto la prequalificazione OMS nel 2021.
Questi sono rapporti pubblici, non ipotesi. Dimostrano che la Fondazione contribuisce a collegare ricerca cinese, regolatori, industria e circuiti internazionali di distribuzione dei prodotti sanitari.
La collaborazione aiuta la Cina a sviluppare competenze, prodotti e capacità regolatorie riconosciuti a livello internazionale.
Il rapporto Gates e multinazionali farmaceutiche
Qui bisogna distinguere la Fondazione stessa dalle aziende, dai fondi di investimento e dai partenariati ai quali partecipa.
La Fondazione dichiara di finanziare anche imprese private attraverso investimenti strategici, contributi alla ricerca e accordi per sviluppare prodotti sanitari.
Afferma, inoltre, che i finanziamenti filantropici alle organizzazioni private prevedono requisiti di accesso globale, per favorire la disponibilità dei prodotti a prezzi accessibili.
Il suo ruolo si articola lungo una filiera precisa: Fondazione Gates (capitale filantropico, finanziamenti e investimenti strategici); ricerca e sviluppo (Università, centri di ricerca, aziende biotecnologiche e produttori); sviluppo e produzione (studi clinici, autorizzazioni, capacità produttiva e trasferimento tecnologico); distribuzione internazionale (OMS, Gavi, governi, programmi sanitari e sistemi di approvvigionamento).
Questo modello può essere utile per sviluppare prodotti che altrimenti non avrebbero un mercato remunerativo. Al tempo stesso, permette ai finanziatori di incidere sulle priorità di ricerca e sulle tecnologie che ricevono sostegno.
I principali nodi della rete

Il problema dei conflitti d’interesse
Esiste un tema concreto, studiato anche nella letteratura scientifica: quando un finanziatore privato destina grandi somme a programmi specifici, può contribuire a determinare le priorità sanitarie, anche senza esercitare un potere formale di comando.
Lo studio del BMJ Global Health ha rilevato che, dei 5,5 miliardi di dollari assegnati dalla Fondazione all’OMS fra il 2000 e il 2024, circa 4,5 miliardi riguardavano malattie infettive; 3,2 miliardi erano destinati alla poliomielite.
Gli autori criticano la concentrazione dei finanziamenti e il conseguente rischio che altre priorità – come il rafforzamento generale dei sistemi sanitari e le malattie non trasmissibili – ricevano risorse insufficienti.
Un’altra ricerca, sempre sul BMJ Global Health, ha esaminato la trasparenza della WHO Foundation, organizzazione distinta dalla Fondazione Gates. Per il periodo fino al 2023, ha riscontrato una quota elevata di donazioni anonime, sollevando interrogativi sulla trasparenza dei finanziatori commerciali.
Questo dato non può essere attribuito automaticamente alla Fondazione Gates, ma riguarda il sistema di finanziamento privato che circonda l’OMS.
La conclusione geopolitica
Il dato da tenere presente è che la Fondazione Gates opera contemporaneamente in tre ambienti: quello filantropico, quello delle istituzioni sanitarie multilaterali e quello dell’innovazione commerciale. Con l’OMS, il suo peso è soprattutto finanziario e di indirizzo dei programmi.
Con la Cina, esistono collaborazioni scientifiche e regolatorie documentate, che possono rafforzare anche le capacità dell’industria cinese. Con il settore farmaceutico, la Fondazione contribuisce a finanziare ricerca, sviluppo, produzione e distribuzione, creando connessioni fra capitale filantropico e imprese private.
Questa rete mostra perché sia importante scrutinare la governance, la trasparenza dei finanziamenti, i brevetti e le relazioni con i produttori.
Chi decide le politiche sanitarie?
La domanda decisiva è quindi: chi decide quali tecnologie sanitarie vengono sviluppate, chi ne possiede la proprietà intellettuale e chi trae vantaggio economico dalla loro diffusione globale?
La risposta è che il potere è distribuito lungo la filiera, ma non in modo uniforme. La Fondazione Gates può influenzare ciò che viene sviluppato; le imprese possono conservare la proprietà intellettuale e la capacità produttiva; l’OMS può definire standard e prequalificare prodotti; Gavi e altri acquirenti possono contribuire a creare un mercato internazionale.
I documenti pubblici permettono di ricostruire questa architettura.
La Fondazione non si limita a finanziare proposte ricevute: dichiara di individuare proattivamente organizzazioni e partner adatti ai progetti che intende promuovere. Nel 2025 ha erogato 8,47 miliardi di dollari in sostegno filantropico, di cui circa 1,90 miliardi nell’area della salute globale.
Questo significa che può influire sulla direzione della ricerca in tre modi: selezionando le malattie e i problemi su cui concentrare le risorse; finanziando università, centri di ricerca e aziende capaci di sviluppare soluzioni; sostenendo la diffusione internazionale delle tecnologie che considera promettenti.
La Fondazione non decide da sola quali farmaci saranno autorizzati o prescritti: intervengono autorità regolatorie, ricercatori, sistemi sanitari e governi, ma decidere quali progetti finanziare significa contribuire a decidere quali innovazioni avranno maggiori possibilità di arrivare sul mercato.
La Fondazione dichiara di imporre ai finanziamenti destinati anche a imprese private requisiti di global access: condivisione pubblica delle conoscenze finanziate e disponibilità dei prodotti a prezzi accessibili.
È una condizione significativa, ma non equivale necessariamente a rendere tutti i brevetti di pubblico dominio. Accessibilità del prodotto e proprietà del brevetto sono questioni differenti.
Il caso Cina: un esempio concreto della filiera
La collaborazione con la Cina permette di vedere il meccanismo in azione.
Nel 2016 la Fondazione, come s’è detto, ha avviato, insieme all’Università Tsinghua e al governo municipale di Pechino, il Global Health Drug Discovery Institute, dedicato allo sviluppo di soluzioni contro malattie infettive.
La Fondazione ha collaborato con Xiamen Innovax Biotech allo sviluppo del vaccino HPV Cecolin. L’OMS ne registra la prequalificazione dal 14 ottobre 2021. Il produttore indicato è Innovax, non la Fondazione
Questo caso mostra una conseguenza industriale verificabile: il sostegno alla ricerca e la collaborazione internazionale possono contribuire a portare un prodotto cinese in un circuito di approvvigionamento globale.
La questione concreta è che una fondazione privata di queste dimensioni può finanziare la ricerca, selezionare partner, contribuire alla creazione di mercati internazionali e sostenere la diffusione di determinati prodotti, mentre la proprietà intellettuale e la produzione possono rimanere nelle mani di soggetti distinti.
L’ombra di Fauci
L’ombra di Anthony Fauci sull’Organizzazione Mondiale della Sanità si riferisce all’enorme peso politico, scientifico e finanziario che l’ex direttore del NIAID (National Institute of Allergy and Infectious Diseases) e consulente della Casa Bianca ha esercitato sulle politiche sanitarie globali e alle controversie che lo hanno visto coinvolto insieme all’agenzia delle Nazioni Unite.
Nel gennaio 2021, subito dopo l’insediamento dell’amministrazione Biden, fu proprio Anthony Fauci a essere nominato capo della delegazione statunitense presso l’OMS.
Fu lui ad annunciare ufficialmente alla giunta esecutiva dell’agenzia la revoca della decisione dell’amministrazione Trump di uscire dall’organizzazione.
Fauci confermò il pieno sostegno finanziario e scientifico degli USA all’OMS, l’adesione al programma COVAX e la ripresa della collaborazione strategica, consolidando la sua figura come ponte fondamentale tra le direttive sanitarie americane e quelle mondiali.
Il COVID-19 e il Laboratorio di Wuhan
Il tema più dibattuto che proietta un’ombra sul rapporto tra Fauci, le istituzioni americane e l’OMS riguarda la gestione delle indagini sull’origine del virus SARS-CoV-2.
Il NIAID guidato da Fauci aveva erogato finanziamenti (tramite l’organizzazione EcoHealth Alliance) a ricerche sui coronavirus condotte presso l’Istituto di Virologia di Wuhan.
Nella fase iniziale della pandemia, sia l’OMS sia le principali figure della comunità scientifica statunitense (tra cui lo stesso Fauci) sostennero quasi esclusivamente la tesi dell’origine zoonotica (passaggio da animale a uomo), liquidando l’ipotesi dell’incidente di laboratorio come improbabile o cospirativa.
Successive indagini congressuali e l’emergere di e-mail interne hanno mostrato come, nei primi mesi del 2020, vari scienziati avessero privatamente discusso l’ipotesi del laboratorio.
Le critiche rivolte a Fauci e all’OMS riguardano l’accusa di aver gestito la comunicazione scientifica in modo rigido e poco trasparente per evitare ripercussioni geopolitiche o danni reputazionali.
La concentrazione di potere scientifico e la “Dogmatica” della Salute Pubblica
Un’ulteriore critica spesso mossa al binomio Fauci-OMS riguarda la centralizzazione delle linee guida sanitarie durante la pandemia.
Le raccomandazioni dell’OMS su lockdown, utilizzo delle mascherine, distanziamento e strategie vaccinali coincidevano ampiamente con le posizioni sostenute negli Stati Uniti dal gruppo di lavoro guidato da Fauci.
I critici accusano questo asse politico-scientifico di aver creato un “monopolio della verità” scientifica. Il continuo richiamo alla formula “seguire la scienza” da parte delle istituzioni internazionali è stato percepito da diversi analisti e politici come un modo per blindare decisioni amministrative e politiche da qualsiasi dissenso o revisione scientifica parallela.
La governance della salute nelle mani del duopolio Cina Gates
Il problema reale che si pone è la concentrazione del potere di finanziare la ricerca, orientare le priorità sanitarie e influenzare la circolazione internazionale delle conoscenze scientifiche in soggetti che non rispondono direttamente agli elettori.
Può formarsi un potere sanitario sovranazionale di fatto.
Uno studio del BMJ Global Health ha rilevato che la Fondazione Gates ha versato all’OMS 5,5 miliardi di dollari in sovvenzioni tra il 2000 e il 2024.
Gran parte di quei fondi era destinata a malattie infettive e programmi vaccinali. Gli autori segnalano che la dipendenza da finanziamenti volontari vincolati può spostare le priorità dell’OMS verso quelle dei grandi donatori.
Sul versante cinese, Pechino ha ufficialmente candidato Song Li alla direzione generale dell’OMS il 9 ottobre 2026, cercando di rafforzare il proprio peso nella governance sanitaria internazionale.
La candidatura, tuttavia, deve ancora affrontare la procedura di selezione ed elezione.
Il loro coordinamento può dar luogo ad un orwelliano «ministero mondiale della verità scientifica».
Il problema è la concentrazione dell’influenza, non l’esistenza di una singola autorità che possiede tutta la verità scientifica.
La ricerca scientifica resta infatti distribuita tra istituzioni indipendenti, università, autorità regolatorie, riviste, ricercatori e sistemi sanitari nazionali.
Gli emendamenti al Regolamento sanitario internazionale, entrati in vigore il 19 settembre 2025 per gli Stati ai quali si applicano, rafforzano il coordinamento sulle emergenze sanitarie, ma l’OMS specifica che non ha il potere di imporre lockdown, vaccinazioni obbligatorie o altre misure sanitarie alle popolazioni degli Stati membri.
Anche l’Accordo pandemico adottato dall’Assemblea mondiale della sanità nel maggio 2025 riafferma la sovranità degli Stati sulle politiche sanitarie nazionali.
Il rischio di influenza sovranazionale può comunque esistere senza una dittatura giuridica: può derivare dalla dipendenza finanziaria, dalla standardizzazione tecnica, dal peso delle raccomandazioni internazionali e dagli incentivi economici.
La sostanza è questa: esiste un sistema di governance sanitaria globale nel quale finanziatori privati, governi, organizzazioni multilaterali e imprese possono esercitare un’influenza molto rilevante senza essere direttamente responsabili davanti agli elettori.
La concentrazione di tale influenza pone un problema democratico e di trasparenza documentabile. L’esistenza di un duopolio Gates – Cina che controlli unitariamente la verità scientifica e le politiche sanitarie rimane un problema da affrontare da parte di tutti coloro, Italia compresa, che partecipano all’OMS.
La Fondazione ha dichiarato contributi per 3,93 miliardi di dollari al Fondo globale e una partecipazione attiva nei suoi organi di governance.





