La Costituzione italiana è in vigore dal 1 gennaio 1948, ormai tre quarti di secolo fa. In 75 anni il mondo è notevolmente cambiato. Il progresso tecnologico ha infatti determinato un cambiamento essenziale a livello individuale e quindi sociale, che la politica non può più ignorare se vuole mantenere una relazione “democratica” di gestione del potere tra l’input del consenso dei cittadini e l’output dell’azione di governo.
Negli ultimi anni – a partire dal governo Monti e con l’eccezione dell’attuale governo Meloni – il legame democratico tra consenso e governo è diventato appannaggio esclusivo delle istituzioni, tale che i governi “tecnici” hanno di fatto escluso i cittadini dal potere di eleggere i propri rappresentanti di governo. Questa grave anomalia “repubblicana” si è manifestata nonostante nel frattempo si sia spesso parlato, senza però alcun costrutto normativo, di “democrazia diretta”.
Memori di tutte le esperienze che hanno attraversato tre quarti di secolo, riteniamo pertanto che sia giunto il tempo improcrastinabile di cambiare la nostra Legge Fondamentale, in modo da rifondare e quindi ristabilire un corretto rapporto democratico di governo tra cittadini e istituzioni della nostra Repubblica.
In tal senso, condividiamo pertanto l’impianto generale della riforma costituzionale (non ci piace la previsione relativa alla maggioranza artificiale del 55%), presentata dall’attuale governo con disegno di legge, auspicando che sul processo di riforma in atto si realizzi il più ampio consenso civico e politico necessario.
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