La strategia a lungo termine dell’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani (formatosi in Inghilterra dove si laureò alla Royal Military Academy Sandhurst ) ha dimostrato di essere ricca di tutti quegli ingredienti necessari per esercitare quell’influenza che conosce e maneggia con destrezza e risiede nel profondo del suo intimo messa a disposizione di un suo sogno visionario, quello di fare del suo Emirato, di quel piccolo lembo di terra, come oggi si può constatare, il più moderno, importante e per certi versi inquietante Emirato del golfo.
Un giorno nel 1990 mi accorsi di quell’Emirato e della sua potenzialità ancora sconosciuta in Italia, conversando con un carissimo amico, un nobile Sufi, intorno alle sue potenzialità. Il Qatar disponeva delle più importanti riserve di gas del mondo giacenti sonnecchiose nel loro mare. Pensai allora a noi Italiani che a partire dall’Eni disponevamo di tutte le tecnologie per estrarlo, esportarlo e farne una risorsa condivisa. Sarebbe stato un fidanzamento dal successo internazionale indiscutibile. Quindi mi misi all’opera con discrezione, sostenuto da quell’amico prezioso che fece da tramite con l’Emiro e i suoi figli.
In qualità di assistente di Claudio Martelli, vicepresidente del consiglio e Ministro di grazia e giustizia, avevo la credibilità per diventare un autorevole interlocutore. Ci adoperammo in solitudine per proteggere questa iniziativa intravedendo per l’Italia le potenzialità per un loro riconoscimento e dar vita a una determinante collaborazione. Iniziai con le strutture istituzionali qatarine una preparazione durata un anno e conclusa con successo con la nostra visita all’Emiro Hamad bin Khalifa Al Thani e riservatamente con i suoi figli nel lontano 1991 a Doha.
L’emiro si impegno’ con noi concretamente, siglando l’avviamento di un processo di riconoscimento, affidando, come dimostrazione della concretezza del rapporto, a un consorzio di 3 società Italiane di Condotte, la costruzione a Ras Laffan del più grande porto gasiero del mondo per un valore di 1.200 miliardi. Rientrati, a quel punto il nostro contributo finì, e ovviamente la gestione di questo riconoscimento passò giustamente nelle mani delle strutture competenti.
Da allora in parallelo ad imponenti investimenti nel campo del turismo in Sardegna, alberghiero e finanziari in l’Italia il Qatar inosservato dava vita ad altro, caratterizzato da obbiettivi sensibili e strategici puntando su una loro emanazione religiosa, l’Ucoii (L’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia) un’associazione islamica italiana, che riunisce 153 associazioni sia territoriali che di settore, che gestisce circa 80 moschee e 300 luoghi di culto non ufficiali, ottenendo di affidare i carcerati islamici all’UCOII lungo tentacolo del Qatar!
De-radicalizzare i radicalizzati con gli stessi radicalizzatori: è questa la logica alla base della collaborazione che si instaurò tra il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) del Ministero della Giustizia e l’UCOII (Unione delle comunità islamiche d’Italia) in merito all’assistenza spirituale da fornire a detenuti di religione musulmana, molti dei quali a rischio radicalizzazione, e se radicalizzati (e quindi condannati per attività legate al……) non lo sono già.
Una collaborazione rinnovata e ampliata addirittura nei propri orizzonti, segno che il committente, vale a dire il Ministero della Giustizia, doveva essere particolarmente soddisfatto dell’operato in carcere degli imam facenti capo all’UCOII, organizzazione istituita qualche decennio fa da esponenti del gruppo fondamentalista transnazionale dei Fratelli Musulmani basati in territorio italiano. All’ideologia, allo spirito e agli obiettivi dei padri fondatori, l’UCOII è rimasta fedele fino ad oggi, attraversando i gravi scandali tra cui i cosiddetti Qatar Papers (decine di milioni di euro presi dal Qatar per promuovere dalla Lombardia alla Sicilia la visione fondamentalista dell’islam tipica dei Fratelli Musulmani, il tutto comprovato da documentazione inoppugnabile) e in ultimo, le farneticazioni online del proprio segretario generale su cristianesimo e giudaismo “eresie da correggere”. Fossero i partner ideali per combattere la radicalizzazione nelle carceri, caro Signor Ministro Alfonso Bonafede? Evidentemente, l’esponente del Movimento Cinquestelle ha pensato di sì, non distinguendosi affatto dal suo predecessore in quota PD, Andrea Orlando, che aveva dato avvio alla collaborazione istituzionale con l’UCOII, conformemente alla tradizionale linea politica di una certa sinistra di derivazione marxista-comunista, consistente nel supportare le componenti estremiste in seno alla comunità musulmana in Italia.
Il Ministro Bonafede era già stato avvertito che in tutta evidenza non era certo una buona idea affidarsi al braccio italiano dei Fratelli Musulmani per la de-radicalizzazione e la prevenzione della radicalizzazione in carcere. Ma, in fondo, da chi ha fatto uscire decine di condannati per reati di stampo mafioso era possibile aspettarsi anche il benestare all’inserimento nelle delicate dinamiche della vita nei centri di detenzione di soggetti che il mondo arabo continua a combattere perché fautori di un terrorismo che ha ispirato Al Qaeda e non è certo estraneo alle farneticazioni ideologiche e dottrinarie dell’ISIS.
Nell’Italia rosso-gialla, i Fratelli Musulmani vengono invece premiati (ogni riferimento non è assolutamente casuale) con alti riconoscimenti al merito della Repubblica, incarichi politici con l’onere di presiedere con i propri “ministri di Dio” alla cura di anime precedentemente traviate dal suo stesso fondamentalismo. Alla discontinuità, il Ministro Bonafede aveva però preferito la recidività ed allora dubbi e domande sorgono spontaneamente sulle relazioni che il Ministero della Giustizia intrattenne con l’UCOII, malgrado la consapevolezza della vera natura dell’organizzazione fosse ormai comunemente diffusa tra gli addetti ai lavori e nell’opinione pubblica.
Abile nel fingere di non sapere e di non capire, il Ministro Bonafede era riuscito a sgusciare via senza fornire in sostanza risposta alcuna alle domande incalzanti poste durante un’interrogazione alla Camera dei Deputati, nella quale gli si chiedeva conto delle ragioni del rinnovo della collaborazione tra lo Stato e il braccio italiano dei Fratelli Musulmani (perché di questo si tratta).
Di fronte a un simile atteggiamento, invitare il governo a una “maggiore attenzione“ si era già visto che non bastasse. La questione imponeva di alzare le barricate perché la sinistra, al governo ormai da troppo tempo, stava condividendo le chiavi di un dossier cruciale come quello della radicalizzazione con gli esponenti odierni del gruppo che è ha concepito il radicalismo islamista contemporaneo a livello mondiale.Quando le chiavi gliele consegneranno del tutto? In aula, se davvero convinto della bontà dell’operato del ministero di cui era al comando (e del DAP), il Ministro Bonafede avrebbe dovuto sentirsi al sicuro anche nel rispondere a quesiti scomodi, guardando nel viso il proprio interlocutore e senza rifugiarsi nella lettura a occhi bassi di un testo notarile che elude sistematicamente le criticità che gli venivano contestate.Queste criticità gli sono state ricordate qui di seguito, aggiungendone di altre. Dal momento che la collaborazione con gli imam dell’UCOII nelle carceri è iniziata nel 2015, quali sono stati i risultati conseguiti? Qual è la valutazione del DAP? Il rinnovo dell’accordo, che prevede anche il coordinamento da parte dell’UCOII di un corso di formazione per imam da poco avviato presso l’Università di Padova, si è basate su considerazioni di merito o di tipo “politico”? Quali erano, in ogni caso, queste considerazioni?
Qual’era la precisa opinione del Ministro Bonafede circa la natura dell’UCOII come espressione dei Fratelli Musulmani in Italia? Qual’era la sua valutazione sugli obiettivi dell’UCOII, sulla base delle seguenti dichiarazioni pronunciate dall’allora leader mondiale dei Fratelli Musulmani, Sheikh Youssef Al Qaradawi, protetto e sostenuto non a caso dal Qatar?
“La conquista di Roma, la conquista dell’Italia e dell’Europa, significava che l’Islam sarebbe tornato in Europa ancora una volta. La conquista sara’ fatta con la guerra? No, non è necessario. C’è una conquista pacifica che prevedo: l’Islam tornerà in Europa senza ricorrere alla spada. [La conquista] si farà attraverso la predicazione e le idee”. Il rinnovo dell’accordo è per caso uno dei prezzi da pagare per le “relazioni pericolose” che l’Italia ha instaurato con l’emiro di Doha?Sapeva il Ministro Bonafede, che per l’assistenza spirituale e le attività di culto il Regno del Marocco invia in Italia dei propri imam certificati, non fidandosi degli imam di origine marocchina basati in territorio italiano che portano il timbro dell’UCOII? Perché il Ministero dell’Interno avrebbe allora autorizzato l’impiego di imam dell’UCOII nelle carceri?Quella dell’UCOII ai detenuti radicalizzati non fu altro che un’infusione di pazienza, effettuata attraverso il pretesto di contrastare “il fenomeno della vittimizzazione”, dovuto alla percezione, reale o meno, di essere discriminati perché musulmani, sostituendo “il risentimento per la propria condizione” con un momento di riflessione morale e di speranza attraverso il perdono”, come aveva spiegato la stessa UCOII sul proprio sito Web (accesso effettuato il 24 settembre 2020). In sostanza, perdonare l’infedele, ovvero lo Stato e la società italiana che ancorano non abbracciano la fede musulmana, per far sì che la rabbia (legittima) del detenuto non sfoci nel terrorismo.
Tale approccio è stato consapevolmente accettato dal DAP? L’attività degli imam e dei mediatori interculturali dell’UCOII si svolgeva in lingua araba: che provvedimenti sono stati presi per rispondere alle critiche mosse dall’Istituto Studi Penitenziari, che ha lamentato “l’impossibilità per gli operatori di comprendere che cosa effettivamente essi [i detenuti musulmani e gli inviati dell’UCOII] si dicessero durante i momenti di preghiera collettiva”, quando vengono recitati i sermoni o si tengono colloqui? Il ministro Bonafede aveva annunciato che accordi simili a quello firmato con l’UCOII sarebbero stati presto firmati con altre organizzazioni islamiche, non appartenenti ‒ fortunatamente ‒ ai Fratelli Musulmani e alla corrente del cosiddetto islam “politico”. Perché non concentrarsi esclusivamente sul consolidamento delle relazioni con queste organizzazioni, invece di continuare a dare spazio all’UCOII peraltro elevandolo nella posizione di partner privilegiato?In Italia, ci sono tanti imam moderati e la comunità musulmana è per la maggioranza favorevole a una piena integrazione nel tessuto sociale e culturale del paese: perché puntare sul fondamentalismo che non riconosce la legittimità delle altre religioni ed alza barriere per impedire l’integrazione, soprattutto delle nuove generazioni? Oppure, il Ministro Bonafede concordava con l’affermazione per la quale cristianesimo e giudaismo sono “eresie da correggere”?Insomma, anche il Ministro Bonafede è caduto nella trappola di una certa sinistra e del suo debole per il fondamentalismo islamista. Ma almeno è in buona fede? Il signor Ministro, avrebbe dovuto avere il coraggio di rispondere, offrendo chiarimenti che erano dovuti.
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