di Marco Sarli
Nei dieci anni circa di pubblicazione del blog quotidiano Diario della crisi finanziaria, ho più volte esplicitato i due miei punti di riferimento che sono, a livello di concreta azione nei mercati finanziari.
Parlo di Warren Buffet, anche noto come il Leone di Omaha, mentre sul piano teorico il riferimento indiscusso e’ rappresentato da John Maynard Keynes, un uomo che è stato non solo un grande economista ma anche un uomo impegnato in negoziati esiziali per il primo dopoguerra.
Ruguardo a quest’ultimo basti pensare lle conseguenze economiche della pace ove denuncia con forza i rischi connessi alle misure estremamente vessatorie nei confronti della Germania, misure che giocheranno un ruolo decisivo nella ascesa del nazismo.
Come pure fu altrettanto inascoltato a Bretton Woods dove prevalse la linea statunitense del Dollar Standard, che prevedeva un valore prefissato di 35 dollari per oncia, un rapporto soltanto teorico che venne precipitosamente abbandonato il 15 agosto del 1971 quando l’allora presidente statunitense Richard Nixon, a fronte della richiesta francese di ottenere oro in cambio dell’equivalente importo in dollari.
Ma il futuro barone Tilton fu anche un investitore, anche se divenne davvero ricco quando comprese che il vero valore di un asset non è tanto legato ad una minuziosa analisi dei fondamentali ma dalla comprensione in anticipo di come lo valuterà la massa alquanto indistinta degli investitori.
Scusandomi per la lunga premessa con i miei pochi lettori, vengo al punto che è dato dalla notizia che il fondo del Leone di Omaha ha raggiunto il top della liquidità a seguito di disinvestimenti iniziati, secondo ricostruzioni giornalistiche, sei o sette mesi orsono.
Nei due articoli dedicati all’argomento, si fa notare come già nel 2007-2008 il finanziere fece una mossa simile e che la stessa si rivelò molto profittevole cosa che non si può certo dire per la massa indistinta degli investitori, nonché per le banche più o meno globali.
D’altra parte, alcuni mesi prima della mossa dell’anziano finanziere americano, in alcuni articoli e in un’intervista al canale YouTube dell’associazione dei giornalisti freelance avevo segnalato l’esistenza di problemi che riguardavano il settore bancario con bilanci inzeppati di titoli pubblici e privati emessi all’epoca dei tassi zero (da non molto tempo era repentinamente scomparso il Credit Suisse assorbito, a spese dei contribuenti e con gravi perdite per tutto quello che non è garantito, dalla UBS ed erano poi fallite quattro medie banche statunitensi), così come erano evidenti le tensioni nel mercato immobiliare, in particolare di quello cinese.
Per non parlare degli esagerati multipli tra utili e fatturato per le quotazioni di numerose entità dell’azionario statunitense, una situazione che di recente ha raggiunto livelli che fanno scuotere più di una testa tra gli operator




