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L’APOCALISSE DELLE PENSIONI?

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di Alberto Frau

Invecchiamento e calo demografico, ma anche carriere frammentate e discontinue, allo stesso tempo causa ed effetto di redditi (e quindi di contributi) sostanzialmente bassi. Sono i fattori che, in modo combinato, peseranno sulle pensioni future e che potrebbero portare i conti dell’Inps in profondo rosso. La previsione è doppia e arriva da una parte dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale e dall’altra dall’Ocse.

In particolare, secondo l’organizzazione internazionale di studi economici l’Italia è maglia nera tra tutti i Paesi membri per la scarsissima fecondità registrata negli ultimi anni: nel nostro Paese si registra, da un lato, uno dei tassi più bassi con 1,2 figli per donna (superato in negativo solo dalla Corea che conta 0,7 figli per donna). Dall’altro emerge la crescente longevità dei cittadini italiani che nel 2050 vedranno gli over 65 rappresentare fino al 35% della popolazione (sic).

La combinazione di longevità e bassa fecondità, che provocano la cosiddetta “inversione nella piramide delle età”, non riuscirà ad essere bilanciata dai flussi migratori. Uno squilibrio notevole fra le coorti interessate o prossime al pensionamento e quelle in ingresso nel mercato del lavoro che nel corso del prossimo decennio determinerà risultati di esercizio negativi dell’Inps che potrebbero raggiungere quota -20 miliardi (sic).

A ben vedere, si tratta di valori previsionali di medio periodo in linea con le previsioni macroeconomiche della programmazione di #bilancio dello #Stato. Lo scenario prospettato “potrebbe prendere forma solo in assenza di efficaci politiche di contrasto”, hanno spiegato dall’Inps. E per quest’ultimo occorre, senza indugio:
Considerare prioritarie le politiche di sostegno allo sviluppo economico e produttivo del Paese, che possano incidere sulla “crescita dei #salari e dei redditi e del conseguente gettito contributivo”;
Rafforzare le politiche del lavoro mirate a mettere in gioco “i bacini occupazionali ancora ampiamente sottoutilizzati: le donne, i giovani, il meridione, “oltre ad una attenta politica di gestione dei flussi migratori, che in questo contesto demografico rappresenta una risorsa importante”;
Far comprendere ai giovani che è fondamentale provvedere fin da oggi a costruirsi la propria pensione personale!

Ma probabilmente finché non avremo l’acqua alla gola le soluzioni sopra paventate in Italia non le vedremo!

Autore

  • Redazione

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