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MEGLIO SOLI E BEN ACCOMPAGNATI

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di Angelo Ciccarella
 
Quando un mio Maestro mi trasmise il lumen, uno scuotimento “viscerale” (opera al Nero sui generis) mi aprì nuove sorgenti. Imparai a far riposare il mio corpo e a calmare le passioni. Gli insegnamenti, amici cari, sono ben poca cosa se non producono esperienza. Riposare il corpo e calmare le passioni, significa esercitare il controllo nella sfera istintuale e su quella emotiva. Si tratta della Terra e dell’Acqua; non ha senso partire direttamente dall’Aria (la mente e il pensiero), o, addirittura, dal Fuoco (lo Spirito). Se ci proviamo, siamo nella contraffazione e stiamo perdendo il nostro tempo. Prima impariamo a camminare e poi a correre e, semmai, a spiccare il volo.
Più persone mi rimproverano di estraniarmi dal resto del mondo; mi rinfacciano di amare la solitudine, di non essere partecipe della vita sociale e dare il mio esplicito contributo a livello spirituale. È pur vero che ho contatti in altri ambienti e Nazioni con diversi amici, non solo terrestri… La mia, quindi, è un tipo speciale di solitudine perché fiorisce all’interno del cuore ed entra in sintonia d’onda con i simili “fedeli d’amore”, mentre molti miei conterranei sembrano affannarsi nei giochi che piacciono alle moltitudini: l’ansia di stare insieme, uniti e accomunati, sempre e comunque, assecondando minime perversioni o passatempi puerili, la convivialità perseguita nell’illusione di accrescimento psicologico.
Da tutto ciò ho imparato a distaccarmi, ma non privando gli altri delle mie attenzioni e sostegni, ma sul piano sottile. Di questa solitudine speciale, che presso gli antichi era il requisito principale per l’avvio sulla strada dell’iniziazione, oggi, perfino nel milieu esoterico corrente (o tale sedicente), non sembra esservi traccia; anzi è il contrario. Troppi dell’ambiente si danno un gran da fare a correre verso forme di aggregazione le più variegate e le meno proponibili, anche se, nell’ignoranza diffusa delle realtà ultime, appaiono ormai scontate e accettabili, come i congressi di astrologia, i seminari di tecniche realizzative, le tavole rotonde su Steiner (la filosofia della libertà ha un senso se si applica solo a chi è già libero), Evola (non è per equazioni personali irrisolte) e Guénon (senza adorare Dio non vai da nessuna parte e privo dell’occhio del cuore, tutto si spegne), forme di aggregazione spuria cui intervengono personaggi emblematici – sempre gli stessi – di quel grande circo che di esoterico non ha più che il nome, e talvolta nemmeno quello, mescolati e confusi a favore di un pubblico fideistico, senza alcun comune punto di riferimento. La rete digitale che ci ospita è poi un labirinto, difficile districarsi tra frutti-trappola e pervertiti, cagliostri redivivi e templari armati di spadoni e braghette contro il freddo.
Ho imparato a dormire pochissimo e a pregare molto, ma ci vuole ben altro per considerarmi ‘innamorato di Dio’. Ragiono e decido secondo le categorie divine: ma quanto è difficile. Riconosco in Gesù Cristo la dimensione assoluta della mia vita; tutto il resto è relativo.

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  • Redazione

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