
Dopo il mio articolo di ieri su alcuni aspetti delle vicende poco edificanti che coinvolgono la Massoneria italiana, un lettore mi fa sapere che, attribuendo a manovre di potere territoriale di inglesi e americani (da sempre riferimenti di alcune parti del mondo massonico del Bel Paese) in fondo nobilito quello che in effetti è solo un problema di “ladri di galline”.
Purtroppo, in questi ultimi tempi, abbiamo visto insulti a cielo aperto degni degli angiporti e non è escluso che ci siano dei “ladri di galline”, ma preferisco evitare la cloaca e tentare di capire quali siano i meccanismi che, al netto dei manovali, mettono in atto strategie.
Quello che conta, per stare alla cronaca del Grande Oriente d’Italia, è che oggi, al netto di chi ha ragione o torto, il Rito Scozzese Antico e Accettato è stato messo in una condizione di sofferenza e di inattività.
Il Rito Scozzese Antico ed Accettato, da sempre, fin dalla sua fondazione nel 1805, ha come riferimento gli Stati Uniti, mentre l’Ordine che riguarda il Grande Oriente d’Italia ha come riferimento la Gran Loggia Unita d’Inghilterra.
In un momento politico particolare, nel quale è in atto un confronto aspro nell’anglosfera, nel Grande Oriente d’Italia viene sterilizzato il riferimento americano.
È andata così, anche per altre vicende del passato, come la vicenda P2. Anche se con segni politici diversi.
Non intendo, in questa sede, affrontare la questione P2, assai nota e ampiamente indagata dalla stampa, da studiosi e dalla Commissione parlamentare Anselmi, se non per ricordare alcune date significative.
La Loggia Propaganda, come si chiamava in origine, fu istituita nel 1877 dal Gran maestro Giuseppe Mazzoni, ma fu Adriano Lemmi (Gran maestro dal 1885 al 1895) a darle prestigio, riunendo al suo interno deputati, senatori e banchieri del Regno d’Italia che, in ragione dei loro incarichi, erano costretti a lasciare le loro logge territoriali e stabilirsi a Roma.
Dopo la prima guerra mondiale, il Gran Consiglio del Fascismo dichiarò l’incompatibilità tra Fascismo e Massoneria. Due anni dopo le leggi fasciste abolirono le libertà di stampa e di associazione, costringendo il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Domizio Torrigiani, a firmare il decreto di scioglimento di tutte le logge.
La Liberazione sancì la rinascita della loggia Propaganda, che prese il nome “Propaganda 2” per ragioni di numerazione delle logge italiane imposte dal Grande Oriente d’Italia. La numero uno, storica, era la Santorre di Santarosa.
Il Gran Maestro Lino Salvini, dopo averne delegato le sorti a Licio Gelli, la chiuse (la demolì, in termini massonici) e Licio Gelli attivò, in quel di Arezzo, la P2 che poi fu al centro dello scandalo.
Non v’è, pertanto, continuità tra la Propaganda Due originaria e la P2 di Licio Gelli, che fu organizzata per diretto intervento della massoneria americana o, per meglio dire, della Cia.
La relazione della Commissione parlamentare sulla P2, firmata da Tina Anselmi, ha messo in luce la persona che mise in stretto legame le massonerie italiana e americana: il reverendo metodista Frank Gigliotti, già agente della sezione italiana dell’OSS, in seguito agente CIA.
Nel 1969 fu chiesto all’allora sconosciuto Licio Gelli (che era entrato nella Massoneria solo nel 1965) di «operare per la unificazione delle varie comunità massoniche, secondo l’indirizzo ecumenico proprio della gran maestranza di Gamberini, che operava sia per la riunificazione con la comunione di Piazza del Gesù, sia per far cadere le preclusioni esistenti con il mondo cattolico» (dal testo della commissione Anselmi) e, un anno dopo, Lino Salvini (succeduto da poco a Giordano Gamberini come Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia) gli delegò la gestione della Loggia P2, conferendogli altresì la facoltà di iniziare nuovi iscritti, funzione che tradizionalmente fino ad allora era prerogativa solo del Gran Maestro e dei Maestri Venerabili o di chi aveva in passato ricoperto tali cariche.
Durante l’ultimo periodo alla guida del Goi, Gamberini fece entrare nell’ordine numerosi militari che gli erano stati segnalati da Gelli. La carriera di Licio Gelli all’interno della Loggia Propaganda fu rapidissima. Una volta preso il potere al vertice della Loggia, la trasformò in un punto di raccolta di imprenditori e funzionari statali di ogni livello (fra quelli alti), con una particolare predilezione per gli ambienti militari.
Il 19 giugno 1971 Salvini pose di fatto Gelli a capo della Loggia Propaganda, inizialmente con la carica di “segretario organizzativo”. Nel 1973, come nei progetti del precedente Gran Maestro Gamberini, si riunificarono le due famiglie massoniche di “Palazzo Giustiniani” e quella di “Piazza del Gesù” guidata da Francesco Bellantonio.
La commissione parlamentare scoprì, nelle sue indagini e tramite le dichiarazioni rese da diversi massoni, che negli anni vi furono diversi tentativi di ridurre il potere di Gelli all’interno della Massoneria, tutti senza esito.
Nel dicembre 1974, al culmine della strategia della tensione, diversi magistrati iniziarono ad occuparsi del “gruppo di Gelli”. I Maestri Venerabili riuniti nella Gran Loggia di Napoli decretarono lo scioglimento della Loggia Propaganda 2.
In conseguenza della votazione dell’anno precedente si ebbero forti contrasti tra Gelli e Salvini e il primo, in occasione di un’assemblea tenutasi nel marzo 1975, produsse prove (secondo alcune ricostruzioni giornalistiche dei falsi creati appositamente) su presunti reati finanziari compiuti dal Gran Maestro, ritirando successivamente le accuse; a seguito di questi fatti, con la mediazione di Gamberini il 12 maggio 1975, venne ricostituita una Loggia P2, ufficialmente non “coperta” e con poche decine di affiliati noti che però non risultavano tra gli iscritti del Goi, con Gelli come Maestro Venerabile, e che venne sciolta, su richiesta dello stesso, poco più di un anno dopo, il 26 luglio 1976, anche grazie ad informazioni fatte filtrare dal gruppo dei “massoni democratici” che si opponeva a Gelli all’interno del Goi.
Ufficialmente per il Goi la Loggia P2 era ormai sospesa, ma in pratica questa continuava ad esistere come gruppo gestito direttamente da Gelli, mantenendo comunque rapporti (documentati dalla Commissione) con Salvini, Gamberini (che dopo il 1976, nella sua veste di ex Gran Maestro, continuò a celebrare molte iniziazioni per conto della Loggia P2) e gli altri vertici della Massoneria.
Nel periodo dal 1976 al 1981 la P2 ebbe la massima espansione ed influenza e cominciò ad operare anche all’estero.
Il 31 ottobre 1981, sette mesi dopo il rinvenimento delle liste e dello scandalo conseguente, la corte centrale del Grande Oriente d’Italia presieduta dal nuovo Gran Maestro Armando Corona, espulse Gelli dal consesso massonico.
Per il Grande Oriente d’Italia la “Loggia di Propaganda 2” aveva sospeso ufficialmente la propria attività all’interno del Goi stesso già nel 1976 e pertanto non poteva essere sciolta, essendo già sospesa. Ciò significava che la P2 di Gelli dal 1976 non agiva più all’interno del consenso massonico, ma autonomamente. La commissione parlamentare Anselmi, creata il 9 dicembre 1981, ritenne che la P2 fosse strutturata come due piramidi sovrapposte, con i 972 nomi della lista appartenenti alla piramide in basso, Gelli come punto di congiunzione tra le due piramidi e una piramide superiore composta da nomi che figuravano su un’altra lista composta da personaggi che trasmettevano gli ordini alla piramide inferiore. Secondo il procuratore di Roma del periodo, gli iscritti delle due liste dovevano essere complessivamente 2000 e in un’intervista rilasciata da Gelli al settimanale L’Espresso del 10 luglio 1976 questi affermò che gli iscritti alla Loggia P2 erano allora 2400.
A cosa era servita la P2 di Licio Gelli?
Il personaggio, passato dal fascismo ad essere considerato amico dei partigiani, amico di Peron, uomo di relazioni internazionali di vario genere e specie, era un tessitore di rapporti che tornava utile alla Cia del tempo per fare in modo che il Grande Oriente d’Italia, da sempre di orientamento liberale, repubblicano e socialista (Lino Salvini era socialista) aderisse elle logiche emergenti del Compromesso storico. Logiche che non andavano bene alla Cia e tanto meno all’MI6.
Toccò ad un agente della Cia, nonché massone, come Frank Gigliotti, attivare una situazione che, arrivata alla ribalta, ha messo fuori gioco il Grande Oriente d’Italia per anni e, quando si è ripreso, si è trovato a fare i conti con le accuse di Giuliano di Bernardo e con un altro disastro.
E’ questo un capitolo del quale parleremo in altra riflessione, ma è del tutto probabile che oggi, in un contesto di scontro all’interno della sfera anglosassone, entrino in campo anche le reciproche scomuniche che immobilizzano chi potrebbe essere utile a questa o quella parte per tenere sotto controllo il Bel Paese.
Se vogliamo andare alla radice dei problemi, dobbiamo considerare che se un’eteria iniziatica diventa strumento politico e si struttura come un’immobiliare è del tutto ovvio che possa anche essere preda di “rubagalline” come definisce il nostro lettore alcuni elementi. Il fatto è che un linguaggio da angiporto, un esplicito rancore, una condanna reciproca a male parole non arriva alla radice del male e la radice del male è che si è fatto della Massoneria non un luogo di elevazione spirituale, ma un consenso per la scalata sociale e, in alcuni casi, per manovre politiche.
La storia non è riducibile a scontri tra pollai. Troppo semplice. Il male si annida ben oltre.





