Spy story: la denuncia a La7, la smentita a Il Resto del Carlino
Il sindaco di Bologna ha scoperto di essere al centro di un complotto di Trump ai suoi danni.
Probabilmente nascosto dietro la Torre degli Asinelli, aveva orchestrato una campagna di odio social contro di lui.
Incredibile vero? Mica tanto, anche perché dai media di sinistra ormai ci si può aspettare di tutto.
Dopo le feroci critiche dei bolognesi e la grandinata di richieste di dimissioni per aver organizzato la manifestazione che aveva lasciato sul terreno 64 agenti feriti, il centro devastato e guerriglia fino a notte, Matteo Lepore aveva la certezza che fosse indispensabile fare qualcosa.
Ospite di La7, meglio nota come LaSetta per essere una TV schierata in toto contro il governo e in difesa della claudicante sinistra, ha denunciato un complotto degno della fantasia di John le Carré.
Con la gravità e consapevolezza di chi svela un segreto di Stato ha reso noto che dietro la valanga di critiche c’erano migliaia di account generati dall’intelligenza artificiale.
Profili falsi provenienti dagli USA che proditoriamente avevano automaticamente attaccato non solo lui, ma – dettaglio che arricchisce il thriller – anche chiunque aveva osato esprimergli solidarietà.
Fin qui Lepore.
Ci ha pensato poi La Repubblica di Bologna ad aggiungere la ciliegina: la regia era della galassia MAGA.
Evidentemente i patrioti di Donald Trump, tra un comizio in Ohio e una raccolta fondi in Florida, avevano trovato il tempo di occuparsi del sindaco di Bologna.
Non ridete, o almeno tenetevi forte, perché lo stesso giornale aveva svelato, con un entusiasmo da ufficio stampa, l’esistenza di un dossier. Uno studio che aveva monitorato e analizzato oltre 65mila conversazioni.
Di queste era emersa una quota “del tutto anomala” di oltre 6.000 post proveniente dagli Stati Uniti. L’ombra nera della rete MAGA si era dunque estesa sul capoluogo emiliano.
Se fosse un film di spionaggio, sarebbe da Oscar. Peccato che sia una farsa. Perché di fronte a una tale spy story qualcuno ha avuto l’idea sovversiva di verificare e porre domande imbarazzanti.
Chi ha commissionato l’indagine? Non si sa. Chi l’ha pagata? Nemmeno.
Su come poi sia finita direttamente nelle mani di un giornale amico, senza passare da alcuna verifica indipendente, restava un mistero glorioso. Irrisolvibile anche per dei maestri del thriller come Len Deighton, Graham Greene e Frederick Forsyth.
Ma il bello deve ancora venire.
Secondo la controverifica effettuata dal Giornale, il dossier era stato realizzato utilizzando Talkwalker, una piattaforma professionale di social listening, cercando il cognome “Lepore” in chiave libera sulle piattaforme social americane. Ovvero, senza valutare la possibilità di omonimie.
Negli Stati Uniti il cognome “Lepore” non richiama alla mente il sindaco di Bologna, molto meno conosciuto rispetto alla mortadella e ai tortellini, ma Jill Lepore, storica di Harvard e vincitrice quest’anno del Pulitzer.
Seguono per presenza social lo chef Cristian Lepore, impegnato a organizzare cene di cucina pugliese, e Dovie Lepore-Currin, studentessa della Juilliard School di New York.
Insomma, il complotto MAGA contro il sindaco di Bologna era dovuto principalmente a una professoressa premiata col Pulitzer, che ha la sventura di condividerne il cognome. Trump può dormire tranquillo, è scagionato.
Svelato l’arcano, rimane la domanda delle cento pistole: chi ha pagato una simile corbelleria?
Un esposto alla Corte dei Conti permetterà di verificare se questo capolavoro di intelligence sia stato pagato con i soldi dei contribuenti.
Se poi si dovesse scoprire che un sindaco ha commissionato un dossier per trasformare le critiche dei propri cittadini in un’operazione di guerra ibrida, orchestrata da potenze straniere, cosa accadrebbe?
Un mistero alla volta, perché il colpo di scena finale supera tutto il resto.
Lepore, messo alle strette da Il Resto del Carlino, ha compiuto la retromarcia più spettacolare della recente storia amministrativa italiana: “Non so dire chi ci sia dietro e, francamente, non propongo nessuna teoria MAGA.”
Proprio lui, che ventiquattr’ore prima, in una televisione nazionale, aveva denunciato migliaia di profili artificiali provenienti dagli Stati Uniti, senza preoccuparsi di smentire La Repubblica che li attribuiva alla galassia MAGA.
Insomma, il complotto si è dissolto con la stessa velocità con cui era stato fabbricato. Resta da capire se si sia dissolta anche la parcella di chi ha confezionato il dossier.
In attesa di sciogliere anche questo enigma, basta fare un giro per Bologna e parlare con i cittadini per sapere cosa pensino del sindaco.
Ma risparmiatevi la camminata, il sentimento è identico a quello che Lepore ha trovato sotto i suoi post.
Non servono né Trump né l’intelligenza artificiale per spiegarlo. Basta quella naturale dei bolognesi.




