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“L’uomo perplesso” di Nicola Vacca

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"L'uomo perplesso" di Nicola Vacca

Autore: Nicola Vacca
Titolo: L’uomo perplesso
Sottotitolo: Viaggio negli abissi di Emil Cioran

Editore: Qed Hỳle

L’uomo perplesso di Nicola Vacca è, come reca il sottotitolo del saggio, un Viaggio negli abissi di Emil Cioran.

In apertura, l’Autore dichiara immediatamente la propria fascinazione nei confronti del pensiero e dell’opera del funesto demiurgo del Novecento, che l’attrae e lo richiama e ad essa si sente costretto a fare ritorno dopo il libro del 2017 dal titolo Lettere a Cioran.

In questo suo secondo saggio su Cioran, Nicola Vacca rappresenta l’uomo perplesso. E “perplesso” è chiunque non presta affidamento (ad fidem) alle parole di Cioran. Ciò che, essenzialmente, spiega il nichilismo attivo dell’Autore, che insiste nella lettura di Cioran proponendola al lettore come “farmaco” (termine derivato, anticamente, da pharmakon ma ancor prima da phare o fahri) per “sottolineare le nostre rovine” attuali.

Cioran dice che “potrebbe essere un reazionario, ma nel senso in cui lo è il diavolo”, e l’Autore ne segue pedissequamente il cammino di “apolide ed esule metafisico, poeta, negatore dei parassiti del verbo, scettico appassionato della sua altrettanto mania epistolare, uomo senza Dio, libero, viandante e errabondo” costruito e unito in “il nulla del Verbo”.

E tuttavia, in ogni istante, Cioran sperimenta e riscopre la vita e, in specie, il senso della vita comune a coloro che Aristotele chiamava, nella sua Metaphisica, “i nostri più antichi progenitori”; prima che il falso verbo dell’uomo occidentale greco e latino ha reso il pensiero dell’uomo ostile alla vita.

E così, in scia alla via della più antica tradizione, percorsa da Cioran, Nicola Vacca riscopre il significato più antico e più vero della poesia. E quindi anche del suo poetare.

Nel cosmo, eternamente in fuga, dove non è possibile ricavare uno schema e un principio da cui dedurre una presentazione, l’uomo diventa artefice e costruttore di forme quali che siano e che sono: impressioni che, alla maniera heideggeriana, ci riconducono a l’essere che tutto man-tiene.

Allora il pensiero deve poetare l’enigma dell’essere, così che, in L’uomo perplesso anche la prosa dell’Autore si fa poesia.

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