
Stanotte m’è venuto un accidenti.
Stavo dormendo un po’ pesantemente a causa di un eccesso di rigatoni con la pajata, quando una voce mi ha chiamato svegliandomi di soprassalto.
“Ah Valè svejate! SVEJATE!!!”
“Presente!” Ho risposto mettendomi di scatto a sedere sul letto.
Di fronte a me un ectoplasma di forma vagamente umana mi apostrofò “Ammazza se vede che hai magnato la pajata!”
“Perché nun me svejavo?” domandai ingenuamente “Affatto! Perché anche si er naso me manca l’odore de pajata se sente paro paro”
Un po’ vergognoso chiesi al fantasma irrispettoso
“Chi sei? Che voi? Come fai a sapere che magnato la pajata? Ah no quello me l’hai già detto” domandai annusando l’aria con sospetto.
“Calma figliolo sono Giuseppe Gioacchino Belli il grande poeta dialettale e so che tu sei un mio fan”
“Maestro!” risposi eccitato “io adoro le sue poesie, il suo umorismo amaro e tagliente, la satira sociale …”
“Se vabbè non c’è bisogno de esaggerà ho capito, voi moderni la fate sempre così lunga …”
“Mi scusi maestro e mi dica cosa posso fare per lei”
“Lassù dicono che ogni tanto scrivi per un giornaletto piccolo ma molto serio”
“È vero maestro si chiama Nuovo Giornale Nazionale perché lo Stato della Chiesa è diventato piccolo piccolo e abbiamo fatto una nazione nuova, l’Italia unita”
“esticazzi!” “Pardon?” “Nulla dicevo che è una cosa bellissima questa Italia unita immagino che sia un paradiso” “Beh paradiso mi sembra un po’ troppo, le cose non sono poi così cambiate dai suoi tempi e che so’ diventati tutti dei gran paraventi”
“Capisco” disse il poeta e dopo una breve pausa riprese a parlare “comunque mi sembra che lo spazio che questa vostra cultura italiana dedica a me e a Carletto, quello di Milano, sia veramente esiguo. Eppure, noi tre, includendo il mio epigono romano, il Trilussa, siamo importanti quanto e più di tanti scemi che sono diventati famosi dopo di noi. Non per fare il sofistico, ma la marea de cazzate che si pubblicano oggidì è più apocalittica del mio famoso “Er Giorno del Giudizzio”
“Maestro la so a memoria:
Cuattro angioloni co’ le tromme in bocca
Se metteranno uno pe’ cantone
A ssonà: poi co’ ttanto de voscione
Cominceranno a ddì: ffora a cchi ttocca.
Allora vierà ssù una filastrocca
De schertri da la terra a ppecorone,
Pe’ rripijjà ffigura de perzone,
Come purcini attorno de la bbiocca.
E sta bbiocca sarà ddio bbenedetto,
Che ne farà du’ parte, bbianca, e nnera:
Una pe’ annà in cantina, una sur tetto.
All’urtimo usscirà ’na sonajjera
D’Angioli, e, ccome si ss’annassi a lletto,
Smorzeranno li lumi, e bbona sera.”
Ripresi a parlare “Lo so maestro, dopo la guerra sono arrivati i cattocomusocialmassopretaioli che hanno distrutto tutto e voi la tessera non l’avevate …Poi c’è il problema che voi la gente la fate pensare e questo è male!”
“Dillo a mme! Ai miei tempi nun è che Santa Madre Chiesa c’andasse liscia con i liberi pensatori! Domandalo un po’ a Mastro Titta …”
“Quello di Rugantino!” “Proprio lui e il maestro Trovaioli che è qui vicino a me ti manda un saluto” “Ricambio di cuore, ho sempre adorato la sua musica!”
“Ecco perché, tramite il tuo giornaletto onesto, una sorta de Pasquino moderno, vorrei che tu dedicassi una mia poesia famosa a tutta questa brava ggente, che è poi la stessa che pijavo per culo con i miei sonetti.”
“A chi pensa maestro?” “Ma un po’ a tutti: politicanti, ufficiali regi, professoroni e professorini, monsignori e monsignore, presidenti e presidente, giudicanti e giudicati, pennivendoli e pornalisti, guitti e saltimbanchi. Io vojo bene a tutti nessuno escluso!”
“Anche all’Europa?” chiesi titubante “Soprattutto all’Europa che con le sue zozzerie ha fatto vergognà pure la mia Santaccia de Piazza Montanara, quella che riusciva a soddisfare quattro uomini in una volta sola. Oggi sarebbe una content creator su Only Fans, ma ai miei tempi era una povera mignotta.”
“Capisco maestro e quale sonetto vorrebbe dedicare a questa gente così illustre e importante affinché io abbia a pubblicarlo domani?” (“Silvano perdonami” pensai).
“Ma che domande figliuolo! Questi personaggi non meritano altro che una delle mie più note poesie, una delle più famose!”
Preparandomi al peggio aspettai il titolo
“ER PADRE DE LI SANTI
Er cazzo se pò ddì rradica, uscello,
Ciscio, nerbo, tortore, pennarolo,
Pezzo de carne, manico, scetrolo,
Asperge, cucuzzola, e stennarello.
Cavicchio, canaletto, e cchiavistello,
Er gionco, er guercio, er mio, nerchia, pirolo,
Attaccapanni, moccolo, bbruggnolo,
Inguilla, torciorecchio, e mmanganello
Zeppa e bbatocco, cavola e tturaccio,
E mmaritozzo, e ccannella, e ppipino,
E ssalame, e ssarciccia, e ssanguinaccio.
Poi scafa, canocchiale, arma, bbambino:
Poi torzo, cresscimmano, catenaccio,
Mànnola, e mmi’-fratello-piccinino.
E tte lasscio perzino
Ch’er mi’ dottore lo chiama cotale,
Fallo, asta, verga, e mmembro naturale.
Cuer vecchio de spezziale
Disce Priapo; e la su’ mojje pene,
Seggno per dio che nun je torna bbene.”
Pace e pene a lorsignori tutti, che così bene ci amministrano e un saluto affettuoso dal grande poeta romanesco che dal cielo intimamente scruta le loro animacce zozze.





