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L’EUROPA SUL BRITANNIA

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Dal discorso della baronessa Ursula von der Leyen sullo stato dell’Unione abbiamo capito alcune cose.

La prima è che la supercazzola della baronessa rivela l’intento, non nuovo, ma reiteratamente dichiarato, di renderci tutti poveri, meglio: nullatenenti, al fine di rendere felice la cupola finanziaria alla quale obbediscono in quel di Bruxelles.

La seconda è che chiamando in campo Mario Draghi la baronessa von der Leyen ha dichiarato pubblicamente il suo fallimento e ha nominato un commissario straordinario nell’intento di salvare il salvabile.

La terza è che la chiamata in campo di Mario Draghi è l’estremo tentativo della cupola finanziaria di tenere in mano l’Europa, atteso che l’intera classe politica che l’ha governata si è rivelata inadeguata.

Con l’arrivo del commissario Mario Draghi l’Europa sale sul Britannia per avviarsi verso l’ultima svendita.

Il 12 giungo 1992 Draghi salì sullo yacht Britannia. Con lui salì sul panfilo regale il gotha italiano della politica, dell’economia e della finanza.

Quando il gotha scese dal Britannia l’Italia fu messa in svendita.

Mario Draghi non è il salvatore, il redentore e nemmeno il migliore; è l’ultima riserva per la finanza di tenere in ostaggio l’Europa dopo che la leadership europea, ispirata dal nazismo di Davos, ha dichiarato fallimento.

Spesso le immagini contano più delle parole. Quella della commissaria europea Ylva Johansson che lavora all’uncinetto mentre la baronessa Ursula sciorina la sua supercazzola (antani!) evoca quella delle tricoteuse che assistevano alla caduta delle teste in Place de la Concorde.

Caddero le stese di Maria Antonietta, alla quale è attribuita la frase: “Se il popolo ha fame dategli delle brioches”. E poi cadde anche quella di suo marito Luigi XVI, il quale, nonostante gli avvertimenti, continuò ad aggiustare orologi.

La chiamata in causa di Mario Draghi è simile all’ultima resistenza dei ministri di Luigi XVI all’avvento della rivoluzione.

Mettere le toppe a una bagnarola piena di buchi è impresa quasi impossibile, soprattutto se chi è chiamato ad aggiustarla è in gran parte il responsabile del tuo stato comatoso.

Scoppiata la guerra in Ucraina Draghi è stato il suggeritore delle sanzioni alla Russia, inevitabilmente ritornate come un boomerang ai Paesi occidentali.

Poi Draghi ha suggerito la chiusura dello Swift alla Russia, stimolando in tal modo il protagonismo dei Brics.

Poi, sempre Draghi, si è inventato il tetto del prezzo del gas, senza alcun risultato concreto.

La guerra in Ucraina, disastro della politica dei democratici Usa, è impantanata con 400 mila perdite umane per Kiew e un potenziale di 50 mila uomini da reclutare, a fronte di una Russia che ha in riserva 700 mila.

Il tema all’ordine del giorno lo dice l’ex capo di Stato maggiore del Comando Nato del Sud Europa e della missione internazionale del Kossovo, generale Fabio Mini (La Verità, 11 settembre 2023) a proposito dell’impostazione Usa: “Quel tipo di impostazione ha fatto il suo tempo. Gli Stati Uniti vogliono mantenere in piedi un sistema di dominazione economica e politica che non è più attuale e non risponde più alle esigenze mondiali. La guerra in Ucraina rende evidente la disfunzione che è in corso a livello globale: il sistema Bretton Woods e tutte le istituzioni a esso collegate – a partire da Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale – sono obsoleti, non più rispondenti alle realtà. La realtà è che c’è un mondo, costituito dai tre quarti della popolazione globale, che non ne può più”.

Cosa può fare Mario Draghi, in questo contesto, se non far salire l’Europa sul Britannia per fare, ancora una volta, come è stato nel 1992, gli interessi dei grandi colossi finanziari?

Una cosa è certa, comunque: la Ursula von der Leyen ha fallito.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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