
Come al solito i risultati elettorali si possono interpretare in mille modi, soprattutto se, come, nel caso olandese, gli exit poll servono a orientare l’elettorato degli altri Paesi.
Sondaggi ed exit poll, infatti, in una strategia comunicativa, più che a delineare una realtà sono strumenti per convincere.
Nel caso olandese c’è chi canta vittoria, perché il socialista Frans Timmermans avrebbe preso un seggio in più del leader della destra Geert Wilders.
Stando ai primi exit poll, infatti, l’alleanza europeista otterrebbe 8 seggi rispetto ai 7 assegnati al Partito per la libertà (Pvv).
Il fatto è che nel 2019 Wilders ottenne zero seggi e, pertanto, conquistandone 7 porta in Europa un nuovo significativo pacchetto di voti ad un possibile centro destra. Ai 7 seggi si Wilders va aggiunto 1 seggio per i centristi di Pieter Omtzigt, alleati di governo di Wilders
Ci sono poi, sempre nell’ambito di un possibile centro destra europeo, i 4 seggi i liberali di destra del premier uscente Mark Rutte, guidati ora da Dilan Yesilgoz e i 2 seggi per il Movimento dei contadini (BBB), che si è opposto alle politiche green di Timmermans.
Il Forum per la democrazia (FvD), partito politico olandese di ispirazione fortemente euroscettica e conservatrice, guidato dal leader populista Thierry Baudet, ne guadagna uno.
In totale, teoricamente, per ora, i partiti di centro destra potrebbero portare a Bruxelles 15 seggi.
I cristiano-democratici (Cda), partito di centro e conservatore, guadagnerebbero, secondo gli exit poll, 3 seggi, al pari dei liberali di sinistra (D66).
Se il Cda guardasse a destra, il pacchetto di seggi sarebbe di 18.
Poiché si vota per il Parlamento europeo, è chiaro che i 7 seggi di Wilders e i 2 del partito dei contadini sono nuove entrate e, pertanto, gridare vittoria perché Timmermans ha preso 8 seggi è quanto meno improprio.
Sarà da vedere, comunque, come si collocheranno gli altri partiti nei gruppi europei e nei possibili schieramenti.
Interessante il dato dell’affluenza, arrivato al 44 per cento.
Si tratta di una percentuale superiore rispetto alle Europee del 2019, quando poco meno del 42% degli elettori si recò alle urne. Il tasso di affluenza alle Europee più alto nei Paesi Bassi è stato raggiunto nel 1979: quell’anno per la prima volta fu possibile votare per il Parlamento europeo e il 58% dei cittadini esercitò il suo diritto di voto.





