Home Economia e finanza LEHMAN BROTHERS, FACCIAMO ALMENO TESORO DI QUANTO ACCADUTO

LEHMAN BROTHERS, FACCIAMO ALMENO TESORO DI QUANTO ACCADUTO

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di Alessandro Roazzi

Ieri  15 settembre 2008 si ricorda, mestamente, il fallimento della Lehman Brothers, ovvero il convenzionale inizio della crisi mondiale. Ricordo che non molto tempo dopo nel Seminario estivo annuale della Confesercenti venne dato un report sulla crescita che impietosamente ma realisticamente segnalava il tonfo del Pil di almeno cinque punti.

Il ministro del tempo, Giulio Tremonti fece una memorabile sfuriata, ma i dati gli dettero torto. Si spacciava per congiuntura sfavorevole un disastro economico di anni…e gli economisti tranne poche eccezioni supportavano un grottesco ottimismo. Non si e’ voluto capire molto di quella brutta stagione.

Intanto che occorreva in Europa un triplo salto mortale della politica per recuperare primato e obiettivi comuni che, mancati, hanno ridotto di gran lunga il suo peso nel mondo. Non si e’ compreso inoltre che servivano formidabili riforme anche al fine di ripristinare l’Europa sociale all’interno della quale inserire itemi fondamentali della natalità’ e della accoglienza.

Oggi raccogliamo le conseguenze di quella indifferenza. Non si e’ compreso soprattutto che il patto di stabilità in un mondo multipolare senza equilibri andava messo in soffitta per tentare nuovi percorsi, veramente nuovi e solidali. Invece abbiamo assistito a tentazioni di imbalsamare i vecchi principi lasciando sempre alla Bce l’ultima, sbagliata, parola sulla economia (vedi inflazione).

Si sarebbe dovuto capire che era utile ridare centralità’ alla economia reale limitando lo strapotere delle tesi liberiste e dei potentati finanziari. Invece si e’ assistito a fughe in avanti imbevute di fanatismo come le decisioni sui carburanti fossili e sulle ristrutturazioni ecologiche degli immobili.

Visto che gli Stati Uniti, patria del capitalismo liberista, non ci hanno pensato due volte a far intervenire lo Stato a favore della crescita, si e’ nuovamente accettata la presenza dello Stato in economia, senza pero’ uscire da un furbastro assistenzialismo che non crea ricchezza e non da solidità al futuro economico e sociale.

E ancora: nella crisi abbiamo poggiato la …resistenza (nei salotti…resilienza…con vassoio di vaffa) su due protagonisti, Merkel e Draghi, ma dopo non si e’ nemmeno fatto lo sforzo di riflettere sulla penosa mediocrita’ della classi dirigenti europee. L’odierno spettacolo e’ demoralizzante ma non sorprendente.

E il declino affila i denti.

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