di Giuseppe Augieri
Pochi accenni, sui media e persino su quelli “specializzati”, circa il calo della produzione in Italia. Un calo severo perché ad aprile, per il quarto mese consecutivo, si registra una flessione dell’1,9% rispetto a marzo, “con diminuzioni estese a tutti i principali comparti”. Il quadro è negativo anche su base trimestrale (- 1,3%) e su base annua (-7,2%).
Ma, come sempre, i dati Istat vanno letti bene. Quindi vanno letti tutti e bisogna anche capirli. Soprattutto bisogna evitare che diventino oggetto di speculazione politica. Non mi sembra il caso. Un invito, che so purtroppo inutile, a Patuanelli, ai 5Stelle tutti, ad un pezzo del PD ed anche, in piccolissima parte, al buon Dona dell’Unione Nazionale Consumatori. Smettiamola con l’opposizione fatta di cretinate.
Se guardiamo infatti i dati disaggregati si nota che, al di là dei “risparmi” energetici (-12,6%), le imprese non cessano di investire (il calo dei beni strumentali è minimo) mentre i consumi crollano (-7,3%). E se poi i dati Istat si leggono assieme a quelli della FABI (Federazione Autonoma Bancari Italiani) si ha un’idea più chiara di cosa sta accadendo. Da dicembre 2021 a marzo 2023 il saldo dei conti correnti è calato di oltre 61 miliardi di euro: da 2.076 miliardi a 2.015 miliardi. Dunque il “carovita” non solo ha provocato un calo importante nei consumi (-7,3%) e dei beni intermedi ( -11%), non solo ha invertito la tendenza al risparmio delle famiglie (pressoché prossima allo zero nei primi 5 mesi del 2023), ma ha anche cominciato a erodere le riserve.
Non solo, perciò, la produzione italiana, che finora aveva visto una crescita superiore a quella dei maggiori partner Ue, inizia a risentire l’impatto della decisa frenata tedesca e della attuale, seppur blanda, recessione UE; è soprattutto l’inflazione che falcidia il reddito disponibile, colpisce i consumi e – a catena – la produzione di beni di consumo. Ed il vero problema è questo.
C’è poco da fare sciocche ironie tipo “Ecco a voi il Governo del ‘non disturbare chi vuole fare’ ”. Come se fosse possibile girare per l’Europa a bacchettare sulle dita i vari Paesi perché consumino di più e soprattutto prodotti “esteri” (cioè italiani). Non conosco nessun tipo di Governo italiano che possa farlo. Qui da noi, invece, gli stimoli ci sono stati ed hanno funzionato.
C’è poco da rinvangare una “politica dei redditi” per le retribuzioni: con una tendenza esplicita ad una stagnazione nel secondo trimestre, e l’incognita del terzo, sarebbe come condannare il potere di acquisto alla…. rassegnazione. Le retribuzioni vanno aumentate contrattando – e non solo contrastando – con le controparti tempi, misure e strumenti.
E poi Lagarde e la politica monetaria europea (e mondiale): “I tassi rimarranno ristretti finché sarà necessario” …. e ….. “è necessario ritirare le misure di supporto, che producono altra inflazione.”. Per il debito pubblico italiano è come una campana a martello. Per chi non lo capisce, basta domandare a chi ha un mutuo, o un prestito: sia esso un privato o una impresa. Quest’ultima con ricorso al credito magari solo perché incassa quanto dovuto con troppo ritardo.
Come sempre, non vi sono scorciatoie. Rimboccarsi le maniche e lavorare. Deve farlo il Governo, che deve essere controllato e stimolato. E questo devono farlo le opposizioni.
Le boutade meglio lasciarle ad una diversa occasione.




