Home Politica L’AMERICA HA RIGETTATO LA DITTATURA DEL PATTUME WOKE

L’AMERICA HA RIGETTATO LA DITTATURA DEL PATTUME WOKE

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“Congratulazioni al presidente Donald Trump. Pronti a lavorare insieme come abbiamo fatto negli ultimi quattro anni. Con le sue convinzioni e con le mie. Con rispetto e ambizione. Per una maggiore pace e prosperità”.

Lo ha scritto su X il presidente francese Emmanuel Macron.

Il perdente pupillo dei Rothschild, cacciato dall’Africa, immaginifico commandant en chef dell’armata europea, concordata con l’altro perdente, il tedesco Olaf Scholz, mette in chiaro che lui ha le sue idee, ben distinte da quelle del vincente Trump.

Non avevamo dubbi in merito.

Trump ha vinto totalizzando 312 voti dei grandi elettori contro i 226 di Kamala Harris: un delta di 86 voti che non permettono brogli, contestazioni idiote, trucchetti da angiporto.

L’Europa, afona e frastornata, continua a gracchiare con le parole del socialista Borrell, che sono simili a quelle del socialista Guterres, l’onusiano sgradito a Israele e chi si inchina a Putin.

Il fatto è che le idee di Emmanuel Macron, al netto delle sparate da grandeur neo-napoleoniche da barzelletta, sono come quelle dei socialisti francesi: sono woke alla Trudeau in Canada.

I socialisti francesi, come quelli europei, sono imperniati sulla mentalità ipermondialista-multiculturalista, sono in linea con le teorie gender e con il lgbtismo.

E’ con i socialisti e con Mélenchon che Macron ha fatto l’accordo per battere la Le Pen, salvo voltar loro la faccia per mettere in campo una sorta di governo che deve guardare a destra per sopravvivere.

Per Macron , essendo un wokista, un Trudeau francese, la minigonna, la donna velata e il trans sono uguali.

Macron incarna l’ideologia ufficiale del politicamente corretto in salsa woke, green, climate change.

Non dimentichiamo le figuracce delle Macroniadi, Olimpiadi piegate all’ideologia dittatoriale del tecno-capitalismo mondialista e delle follie ideate in California (che ha eletto di nuovo alla Camera Nancy Pelosi, il che è tutto dire).

Le sue Olimpiadi transgender hanno sollevato il finimondo, tanto da indurre il direttore artistico a giustificare la propria scelta: “La nostra idea era inclusiva. Naturalmente, quando si vuole includere tutti, si pongono delle domande. Il nostro obiettivo non era quello di essere sovversivi. Volevamo parlare di diversità. Diversità significa stare insieme”. Così il direttore artistico della cerimonia di apertura dei Giochi di Parigi 2024, al centro delle polemiche per la rappresentazione dell’Ultima Cena di Leonardo con delle drag queen.

“In Francia – ha aggiunto abbiamo la libertà di creazione, la libertà artistica. In Francia abbiamo la fortuna di vivere in un paese libero. Siamo una repubblica. Abbiamo il diritto di amare chi vogliamo, abbiamo il diritto di non essere adoratori”.

Perfetta dichiarazione del macronismo olimpionico.

Il ministro Bruno Le Maire ha definito la cerimonia di inaugurazione delle olimpiadi la “più bella della storia per la competizione sportiva più bella del mondo nel Paese più bello del mondo”. Modestia a tonnellate.

“Il meglio della Francia, il meglio di noi stessi”, ha affermato con entusiasmo Aurore Bergé, responsabile della Parità tra uomini e donne. Dettagliando: “La nostra storia, le nostre lotte, la nostra energia, la nostra creatività, la nostra diversità, le nostre parole, i nostri artisti, i nostri atleti, la nostra apertura al mondo”.

«Questi sono i Giochi più green di sempre», aveva dichiarato, vantandosene alla vigilia dell’inaugurazione, Georgina Grenon, Direttrice della sostenibilità di Parigi.

«Il villaggio è stato progettato per adattarsi alle condizioni climatiche del 2050 – si legge nel sito ufficiale di Parigi 2024 – con 6 ettari di spazi verdi, vegetazione (strade, balconi, tetti), recupero e trattamento delle acque reflue per l’irrigazione, pavimenti refrigeranti e tripli vetri. Tutto è stato progettato per migliorare il comfort termico e garantire una temperatura di almeno 6°C inferiore a quella esterna per gli atleti e i futuri residenti».

Peccato, però, che dalla città ideale degli ecologisti gli atleti siano scappati o siano andati a cibarsi nei ristoranti esterni.

Peccato che, per resistere al caldo, 2.500 condizionatori siano stati acquistati dagli atleti.

Peccato che la Senna fosse una fogna nella quale hanno dovuto nuotare gli atleti di mezzo mondo.

Che dire. Sono queste le idee che dividono Macron da Trump?

Queste sono le idee dei piddini e dei democristiani di sinistra che aspirano alla Legion d’onore per meriti di camerierato.

Presidenziale finale

Il fatto è che 72 milioni e 960 mila elettori americani hanno votato Donald Trump e J.D.Vance perché la pensano esattamente all’opposto di Emmanuel Macron e delle sue idee, così come è avvenuto e sta avvenendo, di votazione in votazione, in Europa, dove il progressismo sta affondando nel consenso popolare e viene tenuto in vita con l’ossigeno terapeutico.

E’ l’America che ha seguito Trump o è Trump che interpreta l’America?

Trump ha ottenuto, in queste elezioni, il 51 per cento dei voti popolari, record storico per un repubblicano. Forse è Trump che interpreta l’America, mentre i progressisti interpretano i vizi di una classe di ricchi che pensano di essere i padroni del mondo.

Il motivo della distanza tra Macron e Trump lo spiega Roberto Mazzoni, acuto osservatore degli avvenimenti americani dal suo osservatorio della Florida.

“La cosa che mi ha colpito – scrive il giornalista italiano – è la partecipazione in massa dei nuovi elettori. Vuol dire che ci sono nuove generazioni che la pensano diversamente rispetto alle vecchie, che nonostante la grande propaganda, l’uso diffuso delle droghe, la generale distruzione del livello morale che abbiamo visto attuata negli Stati Uniti di proposito, sono comunque ancora ancorati a principi più saldi, abbiamo visto una forte ricrescita della spiritualità negli Stati Uniti, addirittura ci sono molte conversioni verso il cattolicesimo di personaggi anche politici importanti che prima appartenevano al mondo religioso tradizionale e con questo non voglio dirlo in modo come se fosse una novità assurda, non si era mai sentito che un protestante americano, soprattutto di rilievo, si convertisse al cattolicesimo. Non sto facendo propaganda al cattolicesimo, ma è una notizia importante. In più abbiamo J.D. Vance che è anche lui cattolico, che a differenza di Joe Biden ha le idee un pochino più chiare in materia”.

Ecco il punto. Al materialismo debosciato di Emmanuel Macron, l’America trumpiana risponde con una riscoperta dello spirito.

Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, la comunità degli Amish in massa ha sostenuto Trump.

Il forte sostegno arrivato a Trump dall’elettorato islamico negli Stati Uniti ha lo stesso segno. Nella parte finale delle elezioni, Trump ha dialogato con i rappresentanti delle comunità islamiche negli Stati Uniti per concordare un piano di pace. Quindi quello che gli arabi vogliono è smettere di uccidere la gente. E su questo Trump si è sempre dichiarato favorevole e “in effetti io ho visto, ed è stato un evento che mi ha scosso – scrive Mazzoni – , questi opinion leader, questi personaggi di rilievo del mondo islamico partecipare ai comizi di Trump per dire «noi siamo sicuri che Dio abbia salvato la vita di Trump durante l’attentato perché lui dovrà salvare altre vite e noi siamo sicuri che lui agirà in modo da evitare che si sparga altro sangue in Medio Oriente e quindi voteremo per lui»”.

Questa idea che Dio abbia salvato Trump dal tentato omicidio appartiene anche ad un mio amico ebreo ortodosso, il quale mi dice che la carazza di Dio ha salvato Trump per combattere il satanismo che alberga tra i Dem.

L’America è un Paese di sette spiritualiste di ogni genere, di cattolici e di protestanti, suddivisi nelle varie correnti. E un Paese con una forte presenza ebraica e con una discreta presenza musulmana.

L’America è un mondo complesso, ma con queste elezioni, l’America ha detto no alla spazzatura woke della quale si è fatto alfiere Emmanuel Macron, trasformando Parigi nel simbolo del transgender, del green, del climate change.

L’America che ha votato Trump e ha mandato all’ospizio il Clan Clinton-obamiano, è l’America che ha buttato in pattumiera la spazzatura woke con tutto il suo corollario di porcherie di vario genere.

E’ un’America che, a modo suo, vuole riappropriarsi della spiritualità, di valori tradizionali, che rifiuta il transumanesimo di Palo Alto e la pattumiera californiana diventata paradigmatica per i progressisti.

L’America che ha votato Trump è l’America che ha rigettato la dittatura woke e il pensiero unico politicamente corretto.

Forse, in Europa, e anche in Italia, è ora che qualcuno se ne faccia una ragione.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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