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Il 17 giugno Papa Leone XIV, parlando ai vescovi della Conferenza episcopale italiana, ha nuovamente affrontato la questione delle sfide che ci pone l’attuale passaggio epocale.
“ Ci sono – ha detto Leone XIV – le sfide che interpellano il rispetto per la dignità della persona umana. L’intelligenza artificiale, le biotecnologie, l’economia dei dati e i social media stanno trasformando profondamente la nostra percezione e la nostra esperienza della vita. In questo scenario, la dignità dell’umano rischia di venire appiattita o dimenticata, sostituita da funzioni, automatismi, simulazioni. Ma la persona non è un sistema di algoritmi: è creatura, relazione, mistero. Mi permetto allora di esprimere un auspicio: che il cammino delle Chiese in Italia includa, in coerente simbiosi con la centralità di Gesù, la visione antropologica come strumento essenziale del discernimento pastorale. Senza una riflessione viva sull’umano – nella sua corporeità, nella sua vulnerabilità, nella sua sete d’infinito e capacità di legame – l’etica si riduce a codice e la fede rischia di diventare disincarnata”.
Un invito che andrebbe esteso alla Massoneria, che pretende di agire per il bene dell’umanità e alla scienza, che non è tecnica e non deve essere al servizio del potere politico e finanziario.
Tentiamo, pertanto, di addentrarci nella riflessione sull’umano.
L’Umanità non è surrogabile.
La prima specificità essenziale è la libertà, alla quale consegue, come corollario, il libero arbitrio.
Senza libertà e senza libero arbitrio l’essenza umana è messa a morte.
La seconda specificità essenziale è l’amore, ossia la volontà e la facoltà di volgersi verso l’altro (I care) senza alcun tornaconto, sia esso un umano, un animale, un vegetale o più genericamente ciò che ci circonda.
È il dovere per il dovere. Quel dovere per il dovere che è in sintonia con il Logos e del quale è scritto nel Rituale del 30° grado del Rito Scozzese Antico e Accettato. Un dovere che non è l’imperativo categorico kantiano, ma il risultato dell’ascolto del Logos e del volgersi verso il Logos.
L’amore, che è la linea guida fondamentale del percorso massonico, è Eros, il “grande demone” dell’amore, come lo chiama Diotima nel dialogo con Socrate contenuto nel Simposio di Platone. Eros “è qualcosa di intermedio fra mortale e immortale” e ”ha il potere di interpretare e di portare agli dèi le cose che vengono dagli uomini e agli uomini le cose che vengono dagli dèi”. Ogni “desiderio per le cose buone e dell’essere felice per ciascuno è il grandissimo e astuto Eros”. Nel dialogo tra Diotima e Socrate emerge il punto centrale, nodale, essenziale, del percorso massonico: l’Atto d’Amore. L’Atto d’Amore, dice Diotima, “è un parto nella bellezza, sia secondo il corpo sia secondo l’anima”. “Tutti gli uomini, o Socrate – continua Diotima – sono gravidi secondo il corpo e secondo l’anima” e Amore è “generare e partorire nella bellezza”.
Perché l’amore della generazione alberga negli esseri umani? “Perché – dice Diotima – la generazione è ciò che ci può essere di sempre nascente e di immortale in un mortale”. Alcuni uomini sono fecondi nel corpo e altri nell’anima. Cosa conviene all’anima? “La saggezza e altre virtù”.
L’essere umano impara la sua eternità, che implica la generazione, nel corpo e/o nell’anima, ossia l’Atto d’Amore, senza il quale l’essere umano viene meno al suo destino.
Il conoscere se stessi, principio fondamentale del percorso massonico, è ri-conoscere il proprio sé stessi in essenza, ossia quella parte essenziale ed immortale di noi che ci guida, in quanto persone (maschere sul teatro della vita terrena) a realizzare il nostro progetto compiendo Atti d’Amore, ossia atti creativi.
L’essere creativi è una qualità essenziale dell’essere umano, conculcando la quale l’Umanità è disumanizzata. L’essere creativi è una “imitatio” del Logos.
La terza specificità essenziale è l’unità inscindibile in vita tra corpo, anima e il nucleo di informazione intelligente e cosciente che costituisce la nostra essenza (il Sé).
Tale unità è la base del processo di conoscenza e di autoconoscenza (gnoti seauton) che non può prescindere dai sentimenti, dalle emozioni, dalle intuizioni e, infine, dalla razionalità.
L’essere umano è un’unità inscindibile.
Il corpo non è sostituibile e la sostituzione del corpo è la distruzione dell’essere umano in quanto tale. Così come l’intelligenza artificiale non può sostituire l’intelligenza umana, qualsiasi robotizzazione del corpo non può sostituire le funzioni essenziali del corpo naturale.
L’equivoco dell’intelligenza artificiale
Riguardo all’intelligenza artificiale, sarebbe più opportuno chiamarla smart artificiale, come suggeriscono Edoardo Boncinelli e Antonio Ereditato, in quanto in inglese intelligence non vuol dire intelligenza, ma “capacità di comprendere”.
Intelligente come lo intendiamo noi in italiano, suggeriscono i due autori de: “Il cosmo nella mente”, si dice smart, quindi l’intelligenza artificiale è “capacità di comprendere servoassistiti”.[i]
Siamo ben lontani dall’intelligenza umana, considerando in primo luogo, ma solo in primo luogo, che il processo cognitivo dell’uomo genera un’immagine mentale della realtà e produce modelli interpretativi. “L’unità di base della mente – scrive Antonio Damasio – è l’immaginazione”.[ii]
Il cervello umano, che scambia informazioni, è, secondo Edoardo Boncinelli e Antonio Ereditato, “troppo complesso e ridondante per sovraintendere ai soli bisogni biologici primari. Un effetto collaterale di tale complessità è l’innata curiosità dell’uomo e il piacere che la nostra specie prova a investigare l’ignoto”.[iii]
Bessel Van Der Kolk scrive che “gli esseri umani sono creature che creano significati” e che l’esperienza di sé “è il prodotto dell’equilibrio tra il cervello emotivo e quello razionale”.[iv]
Edward O. Wilson, scrive a sua volta che Homo Sapiens “è l’unica specie superstite dotata di intelligenza simbolica” e che ha “il potere di immaginare”, cosicché “la creatività è il carattere distintivo della nostra specie e ha come fine ultimo la comprensione di noi stessi”. [v] “Gli esseri umani – scrive Wilson – pensano” e aggiunge che “gli archetipi ancestrali riemergano continuamente nelle nostre elaborazioni culturali come indimenticati retaggi evolutivi”. [vi]
Daniel J. Siegel afferma che il “Sé non è limitato nel tempo, poiché il tempo come entità unitaria che scorre potrebbe non esistere nemmeno. E neppure è limitato nel cranio né nella pelle. Il Sé è il sistema in cui viviamo, i nostri corpi sono i nodi di una totalità più ampia interconnessa, in cui siamo inestricabilmente radicati”. [vii]
L’essere umano è consapevole, cosciente e dotato di intenzione, di sentimenti e di emozioni. Emozioni primarie, cognitive, superiori e culturalmente specifiche (presenti in una sola realtà).[viii]
“La nostra psiche – scrive Edoardo Boncinelli – è infatti costantemente immersa in un «bagno emozionale», nel quale in condizioni normali è assai difficile distinguere le singole emozioni, non a caso definite, opportunamente, espisodi emozionali”.[ix]
L’omeostasi, ossia, per dire il concetto in sintesi, l’insieme dei processi neghentropici che mantengono l’equilibrio e la permanenza del vivente, ha tra i suoi fattori i sentimenti, i quali, spiega Antonio Damasio, “non sono produzione indipendente del cervello, ma il risultato di un’alleanza cooperativa tra il corpo e il cervello”.[x]
In questo breve riassunto di alcune affermazioni di scienziati abbiamo incontrato, riguardo agli esseri umani, qualità quali l’innata curiosità, il piacere di investigare l’ignoto, la capacità di creare significati, l’essere dotati di un’intelligenza simbolica e archetipica; l’essere dotati di intenzionalità, di coscienza e di capacità emotiva e, infine, l’essere dotati di sentimenti. Tutto questo non può essere surrogato da alcuna intelligenza artificiale.
[i] Edoardo Boncinelli e Antonio Ereditato, Il cosmo nella mente, Saggiatore
[ii] Antonio Damasio, Lo strano ordine delle cose, Adelphi
[iii] Edoardo Boncinelli e Antonio Ereditato, Il cosmo nella mente, Saggiatore
[iv] Bessel Van Der Kolk, Il corpo accusa il colpo, Cortina
[v] Edward O. Wilson, Le origini della creatività, Cortina
[vi] Edward O. Wilson, Le origini della creatività, Cortina
[vii] Daniel J. Siegel, I misteri della mente, Cortina
[viii] Vedi Dylan Evans, Emozioni, Oxford University Press
[ix] Edoardo Boncinelli, La vita nella nostra mente, Laterza
[x] Antoniuo Damasio, Lo strano ordine delle cose, Adelphi





