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LA RUSSIA SI ARROCCA E APPLICA LA GUERRA COGNITIVA

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Escalation? Ne parla Paolo Raffone in questo stesso numero del giornale.

Gli equilibri europei, le elezioni Usa, gli equilibri mediorientali, la guerra commerciale, i conflitti armati sono tutti elementi di una guerra ibrida che si sta svolgendo sotto i nostri occhi e che ci presenta un pianeta entrato in una delle fasi classiche del disequilibrio che può sfociare in una guerra generale, dalla quale nascerà un nuovo equilibrio frutto di vincitori e di sconfitti. E’ stato così, per non andare troppo lontano nel tempo, dopo la prima e la seconda guerra mondiale. Dopo la prima gli equilibri rimasero instabili e diedero luogo alla seconda.

Uno dei motivi che, a quanto pare nulla ha insegnato alle attuali élites Usa, è stato l’umiliazione della Germania uscita sconfitta dalla guerra. Umiliazione che ha prodotto, come risposta, l’ondata nazional socialista, ossia nazista, con tutto l’armamentario cognitivo che abbiamo tristemente conosciuto.

Dopo la seconda guerra mondiale, la presenza di due blocchi (Usa e Urss) ha garantito, anche con la deterrenza atomica, un periodo di equilibrio, terminato con la fine dell’Unione Sovietica e con l’idea delle élite americane e della tecno-finanza di essere l’unico potere mondiale, capace di decidere gli equilibri e di esportare un modello di vita made in Usa che non è nemmeno quello dell’Occidente, essendo questo ultimo molto più complesso e antico di quello. Lo stile di vita americano è l’etica nazionalista statunitense che aderisce al principio della vita, della libertà e della ricerca della felicità. Su questo si basa l’eccezionalismo degli Usa.

Ora, peraltro, lo stile di vita americano è precipitato nella pseudo cultura elaborata a Palo Alto, nella California tecno-finanziaria. Pseudo cultura che ha invaso l’Europa, divisa e debole, nonostante la narrazione europeista, corrompendone la capacità di analisi e di critica delle masse e anche di quelle élite che un tempo avevano costituito la spina dorsale delle strutture statali in un rapporto sano e dialettico con la realtà: la cosiddetta classe dirigente.

Oggi la “classe dirigente” dell’Unione Europea è chiaramente inadatta alla sfida della storia (basta vedere la von der Leyen per rendersene conto) e l’Unione Europea è, di fatto, guidata da un coagulo di 30 mila funzionari avvolti in una nebbia ideologica woke e di interessi vari. Nebbia che si materializza in una pletora di lobbisti (il doppio dei funzionari che stazionano nei palazzi dell’euro potere).

Negli Usa è in atto un confronto non solo tra Democratici e Repubblicani, ma tra Stati, tra etnie (gli immigrati tedeschi, quelli anglosassoni, i latinos, e via discorrendo) e tra classi sociali, con quelle operaia e media in difficoltà a causa del globalismo.

Il confronto è anche culturale e religioso e tocca le radici dell’America profonda.

Nelle altre parti del mondo ci sono potenze che non hanno la minima intenzione di soggiacere alla pretesa Usa di comandare il pianeta e, questo è quel che conta, sono ormai economicamente e militarmente in grado di confliggere con la potenza Usa.

La guerra per procura Usa-Russia giocata sulla pelle degli ucraini ne è la dimostrazione.

Alle teorie Dem Usa che volevano una Russia ridotta, circondata e umiliata (a loro la prima guerra mondiale non ha insegnato nulla) arriva la risposta russa di una guerra simmetrica, di posizione, di logoramento che ha messo a nudo le debolezze dell’apparato industrial-militare occidentale. Pessima constatazione per chi vuole imporsi al mondo.

Nell’ambito di una guerra ibrida, la guerra cognitiva ha una valenza assai importante, soprattutto quando si ha il monopolio dei mezzi di informazione.

In Occidente, se si va a vedere con la necessaria oculatezza, si vede che la concentrazione monopolistica della proprietà dei media si traduce in propaganda.

A garantire la propagazione del pensiero unico politicamente corretto contribuisce l’uso selettivo della pubblicità, vero propellente dei media, distribuito in un sistema verticalizzato che risponde alle multinazionali e ai fondi finanziari.

In questo quadro di guerra cognitiva si inserisce ora la decisione della Russia di arroccarsi e di bloccare le trasmissioni di 81 emittenti e siti europei: in Italia stop a Rai, La7, Repubblica e La Stampa.

Veniamo ai particolari.

La Russia ha introdotto il divieto di trasmissione per 81 emittenti e media dei Paesi europei entrato in vigore ieri.

Lo ha annunciato il ministero degli Esteri russo in una nota.

La misura è stata introdotta in risposta al divieto di trasmissione per l’agenzia di stampa “Ria Novosti”, il quotidiano “Izvestija” e il quotidiano “Rossijskaja Gazeta” introdotto dall’Ue.

“La parte russa ha ripetutamente avvertito a vari livelli che la discriminazione politicamente motivata dei giornalisti nazionali e i divieti ingiustificati dei media russi sullo spazio dell’Ue non rimarranno senza reazione”, si legge nel documento.

Il ministero ha aggiunto che la Russia rivedrà la decisione nel caso in cui l’Ue revocherà il divieto nei confronti dei media russi.

L’elenco pubblicato dal dicastero degli Esteri di Mosca include i media da 25 Paesi europei, nonché quattro media europei: “Politico”, “Agence Europe”, “Euobserver” e “Svoboda Satellite Package”.

Nella lista si trovano quattro media italiani: il canale televisivo “La7“, i quotidiani “La Stampa” e “La Repubblica”, nonché l’emittente nazionale “Rai”.

Vi sono anche l’agenzia di stampa francese “Agence France-Presse”, i quotidiani spagnoli “El Mundo” ed “El Pais” e i tedeschi “Der Spiegel”, “Die Zeit” e “Frankfurter Allgemeine Zeitung”.

La guerra tra Occidente e Russia, per ora, vede, dunque, un’escalation di guerra cognitiva che, tuttavia, ha un’importanza elevata in un conflitto.

Scopo della guerra, infatti, non è solo la sconfitta militare dell’avversario stesso, e nemmeno la sua distruzione, ma l’accettazione della propria preminenza da parte del nemico e la sua sottomissione. La vittoria si ottiene solo quando la sconfitta viene accettata dall’intera società sconfitta.

La guerra psicologica e la propaganda hanno sempre fatto parte della guerra e sono dirette sia alla popolazione del Paese nemico, sia alla popolazione del proprio Paese.

La guerra cognitiva punta da un lato alla demoralizzazione e alla decomposizione sociale del nemico, per indebolirlo e fargli accettare la sua sconfitta, e, dall’altro lato, alla coesione della sua stessa popolazione, affinché rimanga unita nello sforzo bellico e accetti la necessità di guerra.

La decisione russa, che segue quella europea, si inserisce in una logica di escalation che potrebbe davvero svolgersi per l’intero anno corrente con due possibili sbocchi: l’avvio di un tavolo di mediazione internazionale, per una nuova Yalta a livello globale o, se prevarrà la follia, in un confronto cruento e possibilmente devastante, dal quale possiamo uscire tutti con le ossa rotte ……. o incenerite.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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