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LA NUOVA PAX DI PELANDA, AGENDA PER IL G7

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Il 10 giugno, Carlo Pelanda, sul sito il Sussidiario net (https://www.ilsussidiario.net/news/geo-finanza-il-grande-piano-strategico-che-serve-a-usa-e-ue/2715837/) ha scritto un articolo che ha tutto il sapore di una sorta di agenda Usa per il G7; una sorta di promemoria per chi oggi si riunisce in Puglia ed è un promemoria che lascia poco sperare chi vorrebbe liberarsi dello stretto legame tra Stati Uniti e Paesi europei.

Pelanda, politologo ed economista italiano specializzato in studi strategici, scenari internazionali ed economici, è stato in varie occasioni consulente di ministeri e di think tank internazionali e quanto scrive è sicuramente una sorta di riassunto di quanto si pensa in certi ambienti atlantici.

Cosa scrive Pelanda?

“Il destino configurazionale dell’Ue e dell’Eurozona – sostiene Pelanda – non è solo un interesse degli europei, ma anche (ovviamente) delle élite delle nazioni G7 e loro dintorni compatibili, soprattutto, in materia di “safe asset” finanziari globali futuri”.

Pelanda ci dà poi i fondamentali di uno scenario scenario previsionale/strategico con orizzonte ventennale, dal 2025, e con una prima tappa verso il 2030.

Pelanda parte da una domanda che, evidentemente, per avere una risposta sconta un profondo cambiamento delle politiche europee.

“Dopo le elezioni – secondo Pelanda – l’Ue resterà meno di un’unione, ma aumenterà il livello di alleanza su specifici programmi per l’interesse comune del più delle sue nazioni a collaborare per reggere le molteplici sfide geopolitiche, della rivoluzione tecnologica e di reindustrializzazione competitiva. Tale evoluzione colmerà una parte del gap confederale – l’unione monetaria ne implica una fiscale – configurando una Ue sufficiente per la sua compattezza interna, pur incompleta”. “Ma tale compattazione – ecco la domanda di Pelanda – sufficiente porterà a un’Europa più convergente, aperta, o divergente, chiusa, verso gli alleati esterni?”.

La risposta è chiara ed è riassumibile in un punto essenziale: per reggere l’Europa deve stare strettamente legata agli Usa.

“La probabilità maggiore – sostiene Pelanda – è che l’Ue sarà più convergente perché se sola sarebbe troppo piccola per reggere alle nuove sfide, alla condizione però che l’America dimostri altrettanta convergenza. E ciò è probabile, pur con sussulti contrari temporanei, perché un’America senza Europa non potrebbe mantenere la propria centralità mondiale. Questa ipotesi positiva, tuttavia, non è sufficiente se alla convergenza euroamericana non corrispondessero sia un allargamento del G7, oltre che sua compattazione economica, sia l’inclusione preliminare di altre democrazie e nazioni compatibili”.

In questo quadro di stretto rapporto con gli Usa dell’unione Europea, Pelanda elenca i punti di una “Grand Strategy” prospettica “proposta dalle élite finanziarie ai Governi”.

Eccoli: a) completare il reticolo di accordi di libero scambio tra tutte le nazioni G7 mancando quello tra Ue e Usa e quello tra Ue e Regno Unito entro il 2030; b) includere nel perimetro indiretto del G7 via accordi selettivi di partenariato nazioni come India, Indonesia, Filippine, Brasile e alcune africane, ecc.; c) includere nel G7 il prima possibile Australia – connessa con un accordo alla Nuova Zelanda – e Corea del Sud. Per inciso, in tale contesto l’Italia dovrebbe prendere un ruolo pilota verso l’Africa in collaborazione con America e Ue mentre l’America dovrebbe agire con più convergenza bilaterale verso Arabia, Israele e Messico, ecc”.

Dagli usa, in buona sostanza, arrivano i punti essenziali sui quali discutere da oggi nel G7 pugliese.

“La “Grand Strategy” – conclude Pelanda – dovrebbe prevedere l’aumento della deterrenza di tutto il blocco democratico, ma anche una capacità di salvazione economica nel caso di possibili implosioni economiche di Russia (possibile) e Cina (non escludibile). La concretizzazione di tale alleanza espansiva delle democrazie richiede la creazione di una metamoneta (credit) basata sulla convergenza di dollaro, euro, yen e sterlina a cui ancorare come “safe asset” sia altre monete sia azioni d’emergenza sia investimenti comuni futurizzanti nonché di contrasto alla povertà. Questa bozza di piano strategico ha il nome di Nova Pax”.

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  • Redazione

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