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LA HYBRIS DI BRUXELLES E IL VOTO DELLE AMMINISTRATIVE IN ITALIA

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Per tentare di capire cosa sta accadendo dopo il voto europeo e quello, in Italia, delle comunali, parto da lontano, con due citazioni dell’editoriale di Dario Fabbri sul numero 6/2024 di Domino.

Prima citazione: scrive Fabbri, a proposito dell’impero moghul: “La hybris produsse la rovinosa caduta dei moghul, financo peggiore perché immediata”.

Seconda citazione: “E’ di fine settecento il beffardo adagio persiano, «sultanat-e – Shah Alam, Az Dilli ta Palam». In fiorentino, «l’impero di Scià Alam va da Delhi a Palam». Fuor di toponomastica, «il potere del sovrano va dal centro alla periferia della sola capitale»”.

La prima riguarda quanto sta accadendo a Bruxelles in questi giorni.

Nonostante il voto degli europei abbia chiaramente fatto capire che non ne vogliono più sapere della politiche praticate in questi anni dai vertici dell’Unione, la hybris di chi vuole che nulla cambi sta creando le condizioni di un duro confronto che potrebbe anche portare ad un collasso.

Quando chi sta ai vertici è totalmente scollegato dai popoli rischia di essere travolto.

Vedremo cosa combinano i partiti della vecchia coalizione e vedremo poi, se insisteranno nella loro tracotanza, cosa accadrà ad un’Europa che sarà perennemente in balia di una governance impotente e squalificata.

La fine dell’impero moghul è uno sfondo storico interessante: protetto alla fine della sua parabola dall’Inghilterra, l’impero vide deposto il suo ultimo imperatore proprio dagli inglesi, che colonizzarono l’India.

Ogni parallelo con l’attuale anglosfera è puramente casuale.

Veniamo alla seconda citazione.

Il potere del sovrano non va oltre la periferia della città.

E’ così che vanno letti i successi del progressismo unito al cattocomunismo (la sinistra è morta da tempo) nelle grandi città italiane, perché il potere del progressismo e del cattocomunismo non va oltre le periferie.

Il voto per le amministrazioni comunali ha aperto il solito baillame relativo a vinti e vincitori, a presunti messaggio al governo, a esplosioni di gioia, a interpretazioni fantasiose.

Forse, per capire cosa è accaduto, è necessario fare i conti con la realtà e la realtà ci dice che sempre più esiste una differenza di sensibilità dell’elettorato tra le grandi città e il resto del Paese.

L’elettorato delle grandi città privilegia il progressismo e il cattocomunismo, il resto del Paese privilegia la destra.

I motivi? Molti e da non sottovalutare per non cadere in una sorta di analisi da tifoseria mediatica.

In primo luogo gli abitanti delle grandi città sono sempre più identificabili con i ceti medio alti che, da tempo, hanno abbracciato il progressismo e il cattocomunismo (sotto la maschera ulivista).

Non è difficile capire che chi abita nelle grandi città non è un poveraccio.

E’ sufficiente dare uno sguardo a due esempi per quanto riguarda il prezzo degli appartamenti e il prezzo degli affitti.

A Milano il prezzo medio degli appartamenti in vendita (4.400 €/m²) è di circa il 130% superiore alla quotazione media regionale, pari a 1.950 €/m² ed è anche di circa il 55% superiore alla quotazione media provinciale (2.800 €/m²).

Prezzi medi oggi al metro quadro divisi per zona:

Adriano € 3.000 /m²       

Affori    € 2.600 /m²       

Baggio  € 2.200 /m²       

Barona € 3.300 /m²       

Bicocca € 3.050 /m²       

Bocconi € 5.550 /m²       

Bovisa   € 3.050 /m²       

Cadorna € 8.550 /m²       

Centro Storico   € 7.550 /m²       

Chiesa Rossa      € 3.250 /m²       

Città Studi           € 4.750 /m²       

Comasina            € 1.950 /m²       

Corvetto             € 3.250 /m²       

Famagosta         € 3.550 /m²       

Forlanini              € 3.350 /m²       

Forze Armate    € 2.950 /m²       

Lorenteggio       € 3.200 /m²       

Loreto                 € 4.750 /m²       

Maciachini          € 4.050 /m²       

Parco Solari        € 6.500 /m²       

Porta Nuova      € 7.650 /m²       

Porta Romana   € 5.900 /m²       

Porta Ticinese   € 6.300 /m²       

Porta Venezia   € 6.850 /m²       

San Siro               € 3.700 /m²       

San Vittore         € 7.250 /m²        

Sant’Ambrogio € 7.600 /m²       

Sempione           € 6.550 /m²       

XXII marzo          € 5.950 /m²       

Il prezzo medio dell’affitto a Milano per metro quadro, secondo un report aggiornato a ottobre 2023 di Immobiliare.it, si attesta sui 22,46 euro al metro quadro. La stima nasce dall’analisi dei valori più competitivi e più alti, fissati rispettivamente a 15,51 e 30,57 euro.

Con un semplice calcolo, un appartamento di 50 metri quadri costa dai 775,5 euro al mese ai 1.528,5 euro al mese.

Un appartamento di 100 metri quadrati va dai 1.500 euro ai 3mila euro al mese.

Un’analisi di Elledecor.com ci fornisce un dettaglio interessante.

Se guardiamo ai quartieri meno dispendiosi, tra questi rientrano ad esempio le zone di Forlanini, Ponte Lambro e Santa Giulia a est, dove l’affitto è inferiore ai 17,30 euro al metro quadro, seguite dall’area di Udine e Lambrate, che mette a disposizione appartamenti tra i 17,30 e i 18,30 euro. I quartieri Bande Nere, Inganni, San Siro, Trenno, Viale Certosa, Cascina Merlata, Bicocca, Niguarda, Corvetto e Rogoredo, invece, si attestano tra i 18,30 e 19,30 euro.

La richiesta sale ulteriormente nelle altre aree limitrofe al centro, da Affori e Bovisa, a Città Studi e Susa, passando per Famagosta, Barona, Abbiategrasso, Vigentino, Precotto e Turro, tutte tra i 19,30 e i 20,30 euro.

Man mano che ci si avvicina al centro il prezzo continua ad aumentare fino a raggiungere gli affitti di Duomo, Garibaldi, Moscova, Porta Nuova, Quadronno, Palestro, Guastalla, Arco della Pace, Arena e Pagano, dove si superano abbondantemente i 26,30 euro.

A Firenze, secondo Immobiliare.It, a maggio 2024 per gli immobili residenziali in vendita sono stati richiesti in media € 4.244 al metro quadro, con un aumento del 2,83% rispetto a Maggio 2023 (4.127 €/m²). Negli ultimi 2 anni, il prezzo medio all’interno del comune di Firenze ha raggiunto il suo massimo nel mese di Maggio 2024, con un valore di € 4.244 al metro quadro. Il mese in cui è stato richiesto il prezzo più basso è stato Luglio 2022: per un immobile in vendita sono stati richiesti in media € 4.012 al metro quadro.

Zone

Vendita(€/m²)

Affitto(€/m²)

Centro

5.376

26,13

Oltrarno

5.481

26,77

Leopoldo, Porta al Prato

3.813

19,09

Campo di Marte, Libertà

4.532

22,51

Firenze Nord

3.478

16,48

Ugnano, Mantignano

2.805

10,75

L’Isolotto

3.199

14,67

Legnaia, Soffiano

3.660

15,25

Bellosguardo, Galluzzo

4.271

19,22

Firenze Sud

3.835

18

Coverciano, Bellariva

4.232

17,51

Bolognese, Le Cure

4.304

19,79

Serpiolli, Careggi

3.563

14,63

Settignano, Rovezzano

4.220

15,35

Michelangelo, Porta Romana

5.690

24,3

Per capirci, abitare a Milano o a Firenze non è possibilità per poveracci e sempre meno anche per operai e ceto medio.

Se i dati sono questi, è chiaro che l’elettorato delle grandi città che vota progressista è un elettorato composto da ceti abbienti.

Una certa attenzione va data alle posizioni del clero italiano, che alimenta la componente cattocomunista.

Stando a un’inchiesta di Giacomo Amadori su Panorama, sarebbe di oltre 2 milioni di euro il concreto sostegno dei vescovi alle missioni di recupero dei migranti condotte da Mediterranea Saving Humans, la Ong di Luca Casarini, già leader no-global e anche membro di nomina pontificia al Sinodo.

A partecipare ai finanziamenti ci sarebbero i vescovi più vicini all’agenda dell’attuale Pontefice, a partire dal cardinal Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, per arrivare all’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, e ancora monsignor Erio Castellucci, arcivescovo di Modena, città da cui proviene il cappellano della Ong, don Mattia Ferrari, per citarne alcuni.

Secondo Panorama, la Cei avrebbe approvato, il 26 aprile 2023, un finanziamento di 780mila euro delle arcidiocesi di Napoli e Palermo e delle diocesi di Brescia, Pesaro e Ancona.

Non è qui interessante in sé la questione del finanziamento, quanto il fatto che rivela una posizione della Chiesa italiana in perfetta linea con le tesi del progressismo, del tecno capitalismo e di sedicenti filantropi come Soros.

Per certi pastori, commenta Stefano Fontana su La Bussola Quotidiana, “l’immigrazionismo è il nuovo dogma, costi quel che costi, anche in termini economici”. E aggiunge che è “notorio che le ONG che pattugliano il Mediterraneo non brillano né per ingenuità né per innocenza e non c’era bisogno che ai finanziamenti della Open Society di Soros si aggiungessero anche quelli dei poveri fedeli”.

Il fenomeno è interessante in quanto va integrato con la poca presenza alle messe, con la disaffezione crescente nei confronti della religione e nella mancanza di preti (seminari vuoti) che costringe i pochi rimasti a sobbarcarsi più parrocchie, come avviene anche in zone tradizionalmente molto cattoliche. Il fenomeno in Italia sembra essere simile a quello francese, con le gerarchie ecclesiastiche inclini al progressimo e il basso clero spostato a destra.

E’ del tutto chiaro che la posizione della Cei e dei prelati di molte città collega il cattocomunismo in modo sinergico con il progressimo, dando forza, pertanto ad un elettorato che privilegia i partiti che nel progressismo si identificano.

La posizione della Chiesa ha una notevole influenza sulla vasta rete delle Ong e del volontariato e anche questo fatto ha una ricaduta elettorale.

Un’attenta analisi sui vari fattori sociali che presiedono alla differenza evidente tra il voto delle grandi città e quello del resto del Paese andrebbe fatto, a tutto vantaggio della conoscenza della realtà.

Una terza questione riguarda la concentrazione dei rappresentanti delle élite nelle città, per evidenti questioni, come s’è visto di censo, rendendo più facile ai partiti progressisti pescare nella cosiddetta “società civile” personaggi che possono essere presentati come “competenti”.

Non va sottovalutata, a questo proposito, la questione della formazione del personale politico.

La distruzione del sistema dei partiti con Mani Pulite ha distrutto anche quella catena formativa che rendeva i partiti anche vere e proprie scuole di preparazione del personale politico e amministrativo.

Riguardo alle grandi città, probabilmente, ha ragione Maurizio Belpietro, quando sostiene che la destra ha avuto il difetto di non preparare per tempo candidati credibili, dotati di esperienza e di visibilità propria. Rimane il fatto che una ripresa della formazione da parte di chi intende proporre la propria parte politica in un ruolo di governo è assolutamente necessaria.

Ad un primo sguardo d’insieme, tuttavia, il voto delle grandi città esprime le posizioni di ceti medio alti, che si identificano nel progressismo e partecipano alla tribù delle élite in formato Palo Alto, cultura woke, green e transumana e di un popolo catto comunista consolidato nelle sue posizioni da una Chiesa che si è allineata alle logiche dell’agenda del World Economic Forum o di George Soros.

Progressisti e cattocomunisti formano l’impasto che dà origine al voto delle grandi città.

Voto sul quale, comunque, andrebbero fatte analisi approfondite e non solo relative ai flussi dei voti.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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