Home Cultura LA DEPRESSIONE, IL VUOTO DELLA SOCIETA’ “MODERNA”

LA DEPRESSIONE, IL VUOTO DELLA SOCIETA’ “MODERNA”

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di Sergio Restelli

Soffrire di depressione è un problema diffuso tra gli adolescenti, sia in Italia che nel resto del mondo. I dati di una recente metanalisi hanno messo in luce questa crisi della salute mentale giovanile. La pandemia ha reso ancora più evidente questa situazione, poiché i tassi di depressione sembrano essere direttamente correlati alle restrizioni sociali imposte. Inoltre, si fa notare che i videogiochi e i social network sono considerati i principali responsabili del malessere tra i ragazzi. Essi trascorrono molto tempo davanti agli schermi, rimanendo inattivi e sperimentando ansia e insoddisfazione nella realtà virtuale, con conseguenze negative sulla loro salute psicofisica.I pericoli che gli adolescenti affrontano durante questa fase di transizione.

Il problema non risiede tanto nei social media (che possono anche soddisfare importanti bisogni evolutivi) né nel bullismo (che spesso viene esagerato), quanto piuttosto nella fragilità narcisistica dei genitori, diventare genitori viene visto come un completamento della propria realizzazione personale, la paura di essere inadeguati può diventare paralizzante. Vivendo in una società in cui tutto deve essere meraviglioso e senza spazio per le cadute, i genitori temono di dire “no” ai propri figli per non compromettere la relazione, mantenendo così un legame che deve apparire sempre “meraviglioso” il no e’ così importante nello sviluppo di un individuo, da essere considerato il terzo evento principale nella vita psichica umana, dopo l’apparizione del sorriso a tre mesi e l’angoscia per l’estraneo all’ottavo mese.

Accettare il “no” aiuta il bambino a sviluppare un senso di limite, mentre opporsi ad esso gli permette di acquisire una maggiore individuazione e separazione dalla madre. Evitare di dire “no” durante l’infanzia costringe i genitori a farlo in seguito, durante l’adolescenza, che invece richiederebbe molte più risposte positive. Allorché questa è un’età in cui gli adolescenti cercano autonomia e soggettività e hanno bisogno di essere riconosciuti, compresi e sostenuti.

Risvegliare regole e divieti in questa fase potrebbe minacciare il loro senso di efficacia e la fiducia in se stessi. L’importanza di comprendere la vita virtuale dei nostri figli non chiedere loro come trascorrono il tempo su internet equivale a disinteressarsi di cosa fanno nella loro vita quotidiana. I genitori devono interessarsi alla vita virtuale dei propri figli, non solo per controllarla, ma anche per creare uno spazio di comunicazione in cui i ragazzi si sentano riconosciuti e compresi. Questo è particolarmente importante nella generazioni attuali, in cui i giovani sperimentano una forma di esistenza definita “onlife”, in cui la distinzione tra il reale e il virtuale perde di significato.

I social media e le reti virtuali diventano serbatoi di esperienze per gli adolescenti. Il selfie, ad esempio, rappresenta un modo diffuso per esprimere il bisogno di valorizzazione e riconoscimento. Anche il sexting, lo scambio di foto intime, viene percepito come una pratica più sicura rispetto al sesso reale, poiché consente un maggiore controllo sull’immagine e sulla relazione, rigardo la quale dovremmo iniziare a considerare questa pratica come una nuova normalità, anziché stigmatizzarla in modo sconvolgente e trasgressivo. Gli adulti spesso reagiscono alle foto erotiche con interventi punitivi inefficaci, che umiliano e allontanano i figli. Invece, dovremmo chiederci se queste azioni siano indicative di sofferenze o difficoltà nella vita affettiva e relazionale dei nostri figli.

Lo stesso approccio dovrebbe essere adottato anche per altri comportamenti onlife, come l’uso dei videogiochi. I videogiochi non dovrebbero essere demonizzati, ma visti come una risorsa per la socializzazione. Tuttavia, se diventano un rifugio dalla vita reale, allora è necessario prestare attenzione e cercare di comprendere il disagio che si nasconde dietro, è necessario che gli adulti si aprano al mondo degli adolescenti senza proiettare su di loro le proprie paure. Il conflitto e l’espressione di ribellione sono parte integrante della crescita e della costruzione di una personalità sana.

Negare questo aspetto fisiologico dell’adolescenza o attribuire ogni male ai fattori esterni, come internet, i social media o il bullismo, non migliorerà il benessere dei giovani. i genitori devono comprendere l’importanza dei limiti, del dialogo aperto e dell’interesse verso la vita virtuale dei propri figli. Solo così potranno affrontare l’emergenza educativa contemporanea e promuovere una crescita sana e consapevole per le nuove generazioni.

Dobbiamo anche considerare l’importanza dei “no” nella vita dei nostri figli, il “no” è un elemento cruciale nello sviluppo psichico dell’essere umano. Accettando i “no”, i bambini imparano il senso dei limiti e acquisiscono maggiore individuazione e separazione dalla figura materna. Evitare di dire “no” durante l’infanzia costringerà i genitori a farlo in modo più frequente durante l’adolescenza, che invece richiederebbe un maggior numero di “sì”.

I “no tardivi rappresentano il nucleo dell’emergenza educativa contemporanea. Le nuove tecnologie, come i social media e i videogiochi hanno un ruolo significativo in questa dinamica. Spesso, chiediamo ai nostri figli di lenire le nostre fragilità imponendo loro di vivere una vita di successo. Li celebriamo sui social media, li fotografiamo continuamente e li esponiamo a un costante giudizio esterno. Ma quando questi strumenti diventano parte integrante della vita dei ragazzi e dei loro processi di sviluppo, tendiamo a perdere la comprensione e subentra il giudizio.

Dobbiamo riconoscere che i social media e i videogiochi possono svolgere un ruolo positivo nella socializzazione degli adolescenti. Non dovremmo demonizzarli, ma piuttosto imparare a gestirli in modo equilibrato, sarebbe opportuno ritardare l’acquisto di  giochi fino all’età delle medie e prestare attenzione quando questi strumenti diventano un modo per sfuggire alla realtà.

Il disagio non risiede nei dispositivi stessi, ma nella realtà esterna che i ragazzi vivono. Per affrontare questa complessità, è necessario che i genitori si interessino attivamente alla vita virtuale dei propri figli, non solo per controllarla, ma anche per creare uno spazio di dialogo e comprensione reciproca.

Vanno poste domande come “Come ti trovi sui social media?” e informarci sui videogiochi che i nostri figli utilizzano. Questo permetterebbe di stabilire una comunicazione aperta e di far sentire i ragazzi riconosciuti e compresi, aspetti fondamentali durante questa fase di crescita. Affrontare i pericoli dell’età di passaggio richiede un cambiamento di prospettiva.

Non dovremmo colpevolizzare i social media o i videogiochi, ma piuttosto esaminare la nostra fragilità narcisistica come genitori. Dobbiamo imparare a dire “no” in modo equilibrato durante l’infanzia e sviluppare un interesse autentico per la vita virtuale dei nostri figli durante l’adolescenza. Solo allora potremo contribuire a una crescita sana, consapevole e resiliente per le nuove generazioni.

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  • Redazione

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