Ho una mia radicata convinzione sul comportamento “indecente” della nostra informazione. Nel mondo, ma parlando anche solo di quello vicino a noi, sta accadendo una rivoluzione sconvolgente: l’informazione langue o è addirittura assente. E quel poco che viene trattato ha sfumature più di gossip che di informazione. Il dibattito che ne segue è influenzato dalla matrice di questa informazione. Poi ci lamentiamo di non capire. Certo: se non si sà, come si fa a capire.
Faccio solo qualche esempio.
L’Europa marca più segnali di demolizione della sua stessa esistenza. E’ in subbuglio già da tempo: in questi giorni in modo plateale. In Romania, Polonia, Olanda si sono mobilitatati centinaia di migliaia di agricoltori e trasportatori. In Germania, da due giorni, Berlino è paralizzata da migliaia di mezzi agricoli. Da lunedì 22 la mobilitazione partirà anche in Italia. La protesta, essenzialmente, è rivolta contro la politica green, scriteriata, che porta all’immiserimento dell’agricoltura europea. Ma in realtà si deve andare oltre. Dopo abitazioni, automobili, lombrichi e vermi a pranzo, il tutto in ossequio alla filosofia di Davos, questa volta gli uomini di Bruxelles hanno eclatantemente toppato. L’Unione europea ne esce tramortita, in linea con il cammino del tramonto che è in atto. Oppure è solo un episodio? Davos per la prima volta contestato? In gioco c’è economia, cultura, visione di società, equilibrio sociale che sono il nostro stesso essere. Ne parliamo o no? Domanda retorica, la mia: evidentemente no.
Papa Francesco si è ritrovato una bufera nella Chiesa. La questione della benedizione alle coppie gay è solo un piccolo aspetto di un sommovimento in corso. C’è una crisi del cristianesimo (che fa da contraltare dalla riaffermazione orgogliosa dei dogmi di altre religioni) che “borbotta” in una pentola che – se resta chiusa – finirà per esplodere. Del rifiuto d’obbedienza ad un Papa, delle pungenti osservazioni sul suo operato dello Stesso Segretario di Stato, vi è poco più di una traccia nella nostra informazione. Eppure è sul tappeto l’interrogativo se la antichissima cultura gesuita di adeguarsi “ai contesti” sia la molla che sta ispirando papa Francesco o se c’è una sua debolezza di spessore filosofico. Domanda che rimanda agli effetti laici del diffondersi della prima ipotesi. Un esempio? La cancel culture è un “contesto” che avanza a grandi passi. Persino una intelligenza vivace come quella di Paola Cortellesi si lascia sedurre dall’ipotesi di riscrivere Biancaneve. Questo contesto va combattuto? Sulla risposta incide la posizione di “disponibilità” del Papa? Quanto?
La cultura dell’Islam è in piena azione per il riconoscimento, se non della sua prevalenza su altre culture, quanto meno (ma mi sembra troppo minimale) del suo “diritto” ad esistere ed ad allargarsi. Ma non è solo una guerra di religione, peraltro assente perché non c’è alcuna controreazione del mondo religioso non islamico. Sistemi politici, ma anche sistemi sociali e sistemi culturali aperti e sistemi chiusi si vanno confrontando. Quello che accade nel mar Rosso in questi giorni non è solo un attacco di tipo “economico” alle società aperte, ma una sfida alla cultura che ne sorregge i principi. Gli intrecci tra regimi sono impressionanti. La presenza di Russia e Cina ne disegna contorni imbarazzanti. Renzi – l’antipatico – ne ha parlato brevemente a Porta a Porta di ieri sera con una sintesi a mio parere felicissima. Non ne ho visto traccia sulla “informazione”. Di questa intervista, Adnkronos, riporta solo la dichiarazione: “se la proposta dei 5 Stelle è scritta bene, io voterò a favore” riguardo alla proposta di legge sulle incompatibilità. In piena sintonia con il gossip al quale abbiamo assistito ed agli interrogativi “etici” (???) che la strumentalizzazione politica pone anche su questo argomento. E questo è tutto?
Vincenzo Olita, che ha ispirato, su queste pagine, questo mio pensiero, ricorda che libertà è partecipazione: concetto profondamente diverso da mobilitazione, specialmente se – in quest’ultima – si è solo un numero. Per partecipare però «occorre essere informati da canali mediatici (cioè ad ampissima diffusione N.d.A.) in cui regni deontologia e qualità professionale, libertà e volontà di essere soggetto di pluralità, capacità di distinguere opinioni personali da faziosità […]». Direi che questo è un assioma. Io credo in questo tipo di informazione. I fatti separati dalle opinioni. I fatti raccontati con la regola anglosassone delle 5 W. Sapendo che l’informazione fa da scuola per opinioni, comportamenti, ma soprattutto per “gerarchizzare” l’importanza di quello che si discute.
Leggo le due dichiarazioni della FNSI e dell’USIGRAI sul bavaglio che si starebbe per mettere ai media con le due recenti indicazioni di modifica del codice di procedura penale. E vedo un abisso con quello che io credo debba essere l’informazione.
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