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LA CHIESA DI SOROS

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La fine dell’Impero Romano d’Occidente è convenzionalmente fissata nel 476 d.C., quando l’ultimo imperatore romano d’Occidente, Romolo Augusto, fu deposto dal re barbaro Odoacre.

Di fatto, l’Impero romano d’Occidente, nella sua parte politica, è finito con la Breccia di Porta Pia, che  ha eliminato lo Stato Pontificio, erede dell’impero che fu di Costantino, rivendicato sulla base di un falso storico: la Donatio Constantini.

La Donatio Constantini, o Donazione di Costantino, è un documento apocrifo che si presume sia stato scritto nel periodo tra il 750 e l’850 d.C. Questo testo latino, noto anche come Constitutum Constantini, afferma falsamente che l’imperatore romano Costantino I avrebbe donato al Papa Silvestro I e ai suoi successori la giurisdizione civile su Roma, l’Italia e l’intero Occidente. La donazione includeva anche il conferimento di poteri e dignità imperiali alla Chiesa di Roma, permettendo al papa di portare insegne imperiali e conferendo al clero romano onori simili a quelli degli ufficiali dell’Impero. Il documento stabiliva inoltre che il vescovo di Roma avrebbe avuto il “principato” sui patriarchi orientali e che la Basilica Lateranense sarebbe stata considerata il “caput et vertex” di tutte le chiese.

La Donazione di Costantino fu accettata come autentica durante il Medioevo e utilizzata per giustificare il potere temporale del papato. Tuttavia, nel 1440, l’umanista Lorenzo Valla dimostrò con argomentazioni filologiche che il documento era un falso, evidenziando anacronismi e incongruenze nel latino utilizzato. Nonostante questa dimostrazione, la Chiesa cattolica difese a lungo l’autenticità del documento fino a quando, nel 1559, l’opera di Valla fu inserita nell’Indice dei libri proibiti.

L’ultimo scampolo dell’Impero romano è oggi racchiuso entro le mura leonine.

V’è tuttavia un’altra parte dell’Impero romano, durato più a lungo e proseguito nei secoli: quella ideologica, rappresentata dal cristianesimo, che la Chiesa cattolica apostolica romana ha condiviso con l’Impero romano d’Oriente.

L’Impero Romano d’Oriente, o Impero Bizantino, è stato la continuazione dell’Impero Romano dopo la divisione definitiva in due parti nel 395 d.C., a seguito della morte dell’imperatore Teodosio I. Questo impero aveva come capitale Costantinopoli (l’odierna Istanbul), fondata da Costantino il Grande nel 330 d.C. e rinominata “Nuova Roma”.

La Nuova Roma si distingueva per l’uso del greco al posto del latino, per il  mantenimento di un’entità statuale solida e per un’economia florida. L’economia bizantina prosperava grazie alla posizione strategica di Costantinopoli, che controllava rotte commerciali vitali come la Via della Seda. L’agricoltura era un pilastro economico, supportata dalle fertili terre dell’Anatolia e dell’Egitto.

Dal punto di vista religioso l’Impero romano d’Oriente fu uno dei principali centri del cristianesimo, con l’ortodossia che divenne la religione ufficiale. Divergenze teologiche con l’Occidente condussero al Grande Scisma del 1054, che separò la Chiesa Cattolica Romana dalla Chiesa Ortodossa d’Oriente.

L’Impero Bizantino, come entità statuale, è caduto definitivamente nel 1453 con la conquista di Costantinopoli da parte di Mehmet II.

Non è finita la presenza del cristianesimo ortodosso, nelle sue varie diramazioni che oggi vede Mosca ritenersi la Terza Roma.

La Chiesa cattolica apostolica romana ha smesso da tempo di essere “cattolica”, ossia universale in senso proprio, per quanto non lo sia mai stata, in considerazione che nel mondo sono sempre esistite altre religioni.

Un’ulteriore riduzione della cattolicità di Roma è arrivata con la Riforma e con le conseguenti nascite di chiese riformate.

Il cristianesimo, come si può ben capire, non è esclusiva del Soglio di Pietro.

In questo panorama si inserisce l’ortodossia russa, che si ritiene l’erede di Bisanzio e quindi dell’Impero romano cristiano bizantino e si inseriscono le chiese evangeliche, movimenti all’interno del cristianesimo protestante che enfatizzano la conversione personale, la predicazione dell’evangelo (o Vangelo) e una relazione diretta con Gesù Cristo.

Le chiese evangeliche sono note per il loro lavoro sociale, l’educazione e l’aiuto umanitario.

Le chiese evangeliche in America Latina hanno visto una crescita significativa negli ultimi decenni, influenzando non solo la sfera religiosa, ma anche quella sociale e politica della regione.

Negli ultimi anni queste chiese hanno acquisito un ruolo politico di rilievo. In paesi come il Brasile, il Guatemala e l’Honduras, gli evangelici hanno sostenuto candidati conservatori, influenzando le politiche sociali e le elezioni. La loro capacità di mobilitare grandi numeri di fedeli li rende un gruppo elettorale importante, con alcuni pastori diventati figure politiche di spicco.

L’ascesa delle chiese evangeliche ha coinciso con una certa decadenza dell’influenza della Chiesa Cattolica in America Latina. Molti cattolici si sono convertiti all’evangelismo.

Gli evangelici hanno avuto un impatto significativo sulla politica americana, specialmente a partire dagli anni ’80 con il movimento della “Moral Majority” di Jerry Falwell. Sono stati cruciali per le elezioni di vari presidenti, influenzando politiche conservatrici su temi come l’aborto, i diritti LGBTQ+ e l’educazione.

La Chiesa cattolica apostolica romana, nella conduzione di Jorge Mario Bergoglio, si è sciolta nelle periferie, si è messa in concorrenza e in opposizione politica con le chiese evangeliche e, soprattutto, ha sposato le logiche globaliste con le loro conseguenze migratorie, le logiche green e del climate change della finanza internazionale e le linee politiche della Open Society di George Soros.

Una oscillazione continua del magistero petrino ha reso incerto il cammino della Chiesa romana.

Francesco, scrive in proposito Dario Fabbri  sull’ultimo numero di Domino, dal titolo emblematico: L’ultimo giubileo, “misconosce la dicotomia democrazie/autocrazie”.

Del resto per chi stava a fianco della Guardia de Hierro in Argentina la democrazia deve essere uno strano soggetto politico.

Con Francesco (prendo ancora da Dario Fabbri), la “Santa Sede manca di una missione da offrire all’intero ecumene. Lacuna insostenibile per ogni impero. E’ dotata di molte narrazioni per molti luoghi, nessuna funzionale, tutte asincrone. E’ puntualmente o troppo avanti o troppo indietro rispetto ai fedeli”.

“Guardando alle sole periferie – dice tranciante Fabbri – Francesco ha smarrito il nocciolo dell’ecumene”.

Storicamente, l’ecumene era usato per descrivere l’impero o il mondo conosciuto, specialmente durante l’Impero Romano. Nel contesto cristiano, l’ecumene può riferirsi al movimento ecumenico, che cerca l’unità tra le diverse chiese cristiane.

Il problema è: che unità puoi sperare di conseguire se perdi il nocciolo?

Perdere il nocciolo significa perdere la possibilità di essere il centro, il riferimento di una religione che si è formata con le parole della Grecia e che si è sviluppata con la protezione di Roma, divenendone l’erede.

Aveva ragione Benedetto XVI quando nella famosa lectio magistralis di Ratisbona diceva che il cristianesimo non deve rinnegare la sua matrice ellenica.

I Vangeli sono scritti in greco. Il Logos nel quale si identifica l’incarnazione di Gesù è il Logos greco.

Francesco è periferico, è arrivato dalle periferie del mondo, ma sembra non avere alcun rapporto con il nocciolo.

Il nocciolo è, ad esempio, Sant’Ambrogio. Il nocciolo è Notre Dame di Parigi.

Il nocciolo è quello delineato nella Lectio magistralis di Benedetto XVI a Ratisbona, quando affrontò il pensiero dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo.

L’affermazione decisiva dell’argomentazione dell’imperatore bizantino, ci ricorda Benedetto XVI è: “non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”.

Afferma Benedetto XVI: “Io penso che in questo punto si manifesti la profonda concordanza tra ciò che è greco nel senso migliore e ciò che è fede in Dio sul fondamento della Bibbia. Modificando il primo versetto del Libro della Genesi, il primo versetto dell’intera Sacra Scrittura, Giovanni ha iniziato il prologo del suo Vangelo con le parole: “In principio era il λόγος”. È questa proprio la stessa parola che usa l’imperatore: Dio agisce „σὺν λόγω”, con logos. Logos significa insieme ragione e parola – una ragione che è creatrice e capace di comunicarsi ma, appunto, come ragione. Giovanni con ciò ci ha donato la parola conclusiva sul concetto biblico di Dio, la parola in cui tutte le vie spesso faticose e tortuose della fede biblica raggiungono la loro meta, trovano la loro sintesi. In principio era il logos, e il logos è Dio, ci dice l’evangelista. L’incontro tra il messaggio biblico e il pensiero greco non era un semplice caso. La visione di san Paolo, davanti al quale si erano chiuse le vie dell’Asia e che, in sogno, vide un Macedone e sentì la sua supplica: “Passa in Macedonia e aiutaci!” (cfr At 16,6-10) – questa visione può essere interpretata come una “condensazione” della necessità intrinseca di un avvicinamento tra la fede biblica e l’interrogarsi greco”.

Il nocciolo è qui, nelle parole di un grande papa, che è stato ed è un grande intellettuale europeo.

Se dimentichi il nocciolo e ti adegui alla moda, ti fai green, climate change, ti sciogli in un ecologismo ideologico e insegui l’agenda politica di George Soros, un ebreo che ha tradito la sua origine, non puoi che chiudere l’altra parte dell’Impero romano, non quella della Donatio Costantini, già chiusa definitivamente con Pio IX, ma quella del lascito vero di Costantino a Silvestro I, ossia di guardare all’ecumene e di esserne il riferimento.

Francesco, seguendo l’agenda di Soros, chiude definitivamente una storia millenaria: la storia dell’Impero romano d’Occidente, che è anche la storia dell’Occidente ed è la storia del cristianesimo.

Ha ragione Dario Fabbri, quando scrive: “Il vangelo di Giovanni, l’ultimo in ordine cronologico (90 d.C) descrive Gesù Cristo non più in contrapposizione con Ottaviano, ma come figura divina di matrice ellenistica dispensatore di editti misteriosi”.

Si potrebbe aggiungere che il vangelo di Giovanni ci parla in greco dell’origine, del come l’origine si manifesta, di come nasce la vita. In questo senso il vangelo di Giovanni è nocciolo.

La infinita discussione sulla benedizione delle coppie divorziate, delle copie omosessuali,  del sostengo alle Ong sorosiane che si occupano di migranti e l’adesione all’agenda della Open Society è periferia ed è la proclamazione della fine dell’Impero romano d’Occidente. Non quello ristrettosi nelle mura leonine, ma quello che ha visto la testimonianza greca dei vangeli, quello dell’interrogarsi dei teologi della Cristianitas, quello che ha cercato di capire se risorgeremo come corpo di gloria (San Paolo).

Senza questo nocciolo la Chiesa cattolica apostolica romana si scioglie nel sincretismo gesuitico e il sipario cala su una vicenda millenaria, ridotta ad agenda sorosiana. La Chiesa è diventata una Ong.

A chiudere il sipario è un ebreo che ha tradito gli ebrei. Segno inequivocabile della storia.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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