
La storia per fare chiarezza.
Il rapporto tra l’Iran degli ayatollah e Hamas è uno degli snodi più complessi e strategici del Medio Oriente contemporaneo, in cui si intrecciano ideologia, geopolitica,religione,interessi militari e influenze transnazionali.
Non si tratta semplicemente di un’alleanza tra due attori anti-israeliani,ma di una relazione pragmatica,dinamica, e a tratti contraddittoria,che nel tempo ha subito fasi di avvicinamento,freddezza e nuovo consolidamento.
Per capire cosa li unisce oggi, è fondamentale analizzare:
1. la genesi della relazione
2. le convergenze strategiche
3. le divergenze ideologiche
4. l’evoluzione nel tempo
5. la situazione attuale
6. le prospettive future
7. la genesi della relazione
Hamas nasce nel 1987 come branca palestinese dei Fratelli Musulmani,
con una visione sunnita dell’Islam politico.L’Iran, dal 1979, è una repubblica islamica sciita,guidata dal clero sciita e da una visione ideologicamente incompatibile con quella sunnita radicale, almeno in teoria.Eppure,fin dai primi anni ’90, dopo la Prima Intifada,Teheran riconosce in Hamas un attore utile e coerente con la propria strategia di “resistenza islamica”contro Israele.
La causa palestinese è sempre stata un pilastro della retorica rivoluzionaria iraniana.Khomeini la definiva “una questione islamica”e non solo araba.
Hamas diventa per l’Iran il cavallo di Troia nel mondo sunnita e,soprattutto,
un mezzo per aprire un fronte di pressione su Israele da sud,complementare
a quello a nord affidato a Hezbollah.
Le convergenze strategiche: anti-Israele, anti-USA, “Asse della Resistenza”
Quello che unisce Iran e Hamas più di ogni altra cosa è l’inimicizia comune verso Israele e gli Stati Uniti.L’Iran si vede come il leader dell’“Asse della Resistenza” (che comprende anche Hezbollah,la Siria di Assad,e varie milizie sciite irachene e yemenite),un blocco anti-occidentale e anti-sionista che cerca di espandere l’influenza iraniana nella regione.
Hamas,pur sunnita,condivide l’obiettivo della “liberazione della Palestina” e del rifiuto dello Stato d’Israele,che considera illegittimo.In questo senso, l’alleanza diventa pragmatica:l’Iran fornisce finanziamenti, addestramento, intelligence,armi e supporto diplomatico;Hamas offre all’Iran una presenza militare ideologica a Gaza, nel cuore della causa palestinese.
Le divergenze ideologiche e settarie
Nonostante le convergenze strategiche, le differenze confessionali non sono irrilevanti.Hamas,come ramo dei Fratelli Musulmani,si è spesso trovata in tensione con attori sciiti o con regimi sostenuti dall’Iran.La crisi più grave tra Iran e Hamas si è avuta nel 2012, in seguito al conflitto in Siria:
Hamas si è schierato contro Bashar al-Assad (alleato iraniano),sostenendo le rivolte sunnite,mentre l’Iran ha rafforzato l’appoggio al regime siriano.
Questo ha portato a un raffreddamento profondo dei rapporti.
Per anni, l’Iran ha ridotto i suoi finanziamenti a Hamas, preferendo altre fazioni palestinesi più allineate, come la Jihad Islamica Palestinese, completamente filo-iraniana e con minore visibilità politica ma maggiore fedeltà ideologica.
Riconciliazione e rinnovata alleanza
Dal 2017-2018 in poi, Hamas e l’Iran hanno cominciato a riavvicinarsi. I motivi principali:
• L’isolamento regionale di Hamas, dopo la rottura con Egitto e Siria.
• Il crollo del sostegno del Qatar e dei Fratelli Musulmani, specie dopo la caduta di Morsi in Egitto.
• L’ascesa di governi arabi filo-israeliani (Emirati, Bahrein, normalizzazione tramite gli Accordi di Abramo).
• Il bisogno crescente di armi, tecnologia militare e fondi, che solo l’Iran poteva garantire in modo continuativo.
Questo ha portato Hamas ad assumere una linea più militante, più vicina a Teheran e più disponibile a far parte dell’“Asse della Resistenza”.
Situazione attuale (2024–2025)
Dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 da parte di Hamas contro Israele, l’Iran ha preso ufficialmente le distanze dall’organizzazione dell’azione, ma ha elogiato l’operazione come parte della lotta contro l’occupazione israeliana. Dietro le quinte, tuttavia, è chiaro che:
• l’Iran ha avuto un ruolo indiretto, se non nella pianificazione, quantomeno nel rafforzamento militare e ideologico di Hamas nei mesi e anni precedenti;
• la Jihad Islamica Palestinese, che ha cooperato con Hamas durante l’attacco, è quasi un proxy diretto dell’Iran, spesso coordinato con Hezbollah in Libano e con le Guardie della Rivoluzione (IRGC);
• dopo il 7 ottobre, Hamas è più isolato che mai a livello arabo, ma più che mai integrato nel blocco Iran-Hezbollah-Assad;
• l’Iran ha usato la crisi di Gaza per rafforzare la propria immagine nel mondo arabo come difensore della causa palestinese, anche se molti sunniti guardano con sospetto alla “strumentalizzazione” della questione.
L’attacco con droni e missili iraniani diretti contro Israele nell’aprile 2024 (in risposta all’uccisione di un alto ufficiale iraniano a Damasco) ha segnato una nuova fase: un confronto diretto, almeno simbolico, tra Iran e Israele, dove Hamas rappresenta la punta avanzata del conflitto asimmetrico.
Prospettive future
Il futuro dell’alleanza Iran-Hamas dipenderà da vari fattori
Quanto Hamas sopravviverà politicamente e militarmente dopo il conflitto in corso a Gaza.
Se il mondo arabo sunnita continuerà a normalizzare le relazioni con Israele, isolando ulteriormente Hamas e rafforzando l’Iran come unico sponsor della resistenza armata.
Se la leadership di Hamas (soprattutto quella esterna,come Ismail Haniyeh in Qatar)riuscirà a riconciliare le anime interne del movimento,tra chi guarda a Teheran e chi spinge per una riapertura verso il mondo arabo.
Il ruolo della Jihad Islamica,che potrebbe superare Hamas in centralità militare nel rapporto con l’Iran, diventando il vero attore privilegiato nella Striscia.
Infine, molto dipenderà dall’equilibrio regionale tra Iran e Israele,e da quanto Teheran vorrà spingere per una guerra per procura o limitarsi al contenimento.
Il rapporto tra l’Iran degli ayatollah e Hamas non è un’alleanza ideologica perfetta,ma un’alleanza di convenienza che si basa su obiettivi comuni,
nemici condivisi e necessità strategiche reciproche.È un legame che ha mostrato una grande capacità di adattamento,capace di resistere a crisi settarie,a guerre regionali e a cambiamenti geopolitici radicali.
Oggi, nel pieno di un conflitto ad alta intensità a Gaza, questa relazione rappresenta uno dei nodi centrali dell’instabilità mediorientale.
Comprenderla non significa giustificarla,ma riconoscere la realtà di una geopolitica della resistenza che, piaccia o no, continua a modellare il destino di milioni di persone.





