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INFORMAZIONE E OCCUPAZIONE DELLA COSA PUBBLICA

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di Giuseppe Augieri

Il caso RAI, con la “coda” Fazio, viene agitato forzando lo scandalismo solo su aspetti secondari. Ed invece è un segno evidente del degrado attuale. Quello che definisco “civile”.
Sulle nomine, su tutte quelle di questi giorni, lo spoil system ancora una volta “si fa ma non si dice”. C’è, e non è una bruttura di oggi. Ed è sbagliato oggi come lo era ieri.
Ma quando la questione si avvicina all’area dei mass-media, che sono il più potente strumento di penetrazione nelle case e nelle coscienze, che sono una parte di informazioni, che sono diffusione di opinioni che contano, che sono più o meno velati indottrinamenti, che sono uno strumento per fare politica; quando si toccano i mass-media moderni, che purtroppo sono diventati solo questo, tutto diventa più preoccupante.
Andiamo per ordine. In generale, a me fa paura, prima e più dello spoil system, cosa porta a fare queste operazioni di conquista delle poltrone. Nella migliore delle ipotesi (perché ve ne sono di peggiori) è la sfiducia assoluta nella esperienza e qualità di lavoro fatto in autonomia: perché non c’è più. Invece di scandalizzarsi per questo accaparramento di potere, bisognerebbe indignarsi – ed anche di più – per la perdita del valore dell’essere al servizio dello Stato, anche da parte dei grandi commis. Purtroppo quella che viene messa in sella con queste operazioni non è una classe dirigente di parte (che già sarebbe discutibile, ma in fondo digeribile), ma un esercito per l’occupazione del cuore del potere. Ed è qualcosa che a me ripugna.
Quando però la questione riguarda l’informazione, in gioco entra un’altra questione. Non si tratta di occupare un potere, ma di blandire uno dei quattro poteri costituenti la democrazia. Che, per questo, ha nell’autonomia non solo un valore, ma un obbligo etico. Di più: un dovere istituzionale. Di più: un dovere Costituzionale. Riguarda la RAI e la televisione: ma riguarda anche la stampa. Il silenzio che c’è su tutto questo è, per dirla con una frase fatta, assordante: ma per le coscienze prima che per le orecchie. C’è silenzio anche su questo silenzio.
Il rumore si fa invece su tutt’altro.
La vicenda Fazio è uno specchio. Aborro chi strumentalizza persone attraverso il loro stipendio. Qui stiamo parlando – e le notizie non sono certe perché in questo caso, e solo in questo caso, il “riserbo” e la “privacy” sono utilizzate fuori dei loro confini – di oltre 2,2 milioni annui (li dichiara l’interessato) ai quali si aggiungono (secondo il Codacons) alcuni milioni annui per il format di “sua” proprietà. Non sono per gridare allo scandalo per la “faziosità” dei suoi programmi: nessuno può affermare però che quelli di Fazio fossero solo programmi di informazione o di intrattenimento. Che portassero tanti soldi alla RAI tali da giustificare questa spesa, mi permetto di dubitare: auditel e share e per ultimo il Codacons dicono il contrario. Dunque, il fattore “commerciale” non è il prevalente. In ogni caso il signor Fazio non viene mandato in strada e neppure in pensione. Passa ad altra emittente: 2,5 milioni annui. Auguri, e lo dico senza nessuna ironia.
Solo per annotarlo: non c’è stata e non c’è, per questo “stipendio”, la stessa “indignazione” popolare che si è avuta per i compensi dei parlamentari. Chi abbia fatto più politica, nel senso più ampio del termine, tra Fazio ed un qualsiasi Onorevole o Senatore, non lo voglio giudicare. Ma è un fatto.
Quello che rileva, per me, è che oramai è scontato che sia giusto fare politica “a mezzo stampa” e dunque, se allontanato dalla parte avversa, un giornalista va difeso non per la sua autonomia ma perché non darebbe più fastidio alla “controparte” esprimendo opinioni “di parte”. Ed è su questo che si fa rumore.
Fazio dice: «Non sono un uomo per tutte le stagioni». Per me, come spesso fa, ha il dono della sintesi: spiega tutto con poche parole. Sc non fosse un giornalista, ci sarebbe da scappellarsi.
Ma solo SE.
 
 
 

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