Elezioni a ottobre? Salta la legge marziale? Il generale tratterà con Putin? La notizia sarebbe da prima pagina, ma stampa e televisioni l’hanno più o meno ignorata
L’Ucraina potrebbe andare alle urne e a misurarsi con il comico divenuto presidente sarà il generale Valerii Zaluzhny, oggi ambasciatore di Kiev nel Regno Unito.
Il generale, interpellato sulla sua candidatura, ha risposto in maniera diretta: “Sì, lo farò”.
Non è secondario il fatto che il possibile cambio della guardia a Kiev avvenga dopo le dimissioni di Keir Starmer, con un’Inghilterra ormai allo sfascio e con la probabilità che nel Regno unito ai laburisti subentri il trumpiano Farage.
Zaluzhny è il simbolo della resistenza ucraina, è amato dai militari e dalla popolazione e, a differenza di Zlensky, è rispettato dai russi.
Il mandato di Zelensky è scaduto nella primavera del 2024, ma la legge marziale ha sempre rinviato le presidenziali. Il capo dello Stato, secondo quanto riportato dall’Ukrainska Pravda, questa volta ha parlato con l’ex comandante delle Forze ucraine di una finestra di opportunità per il voto.
C’è da chiedersi per quale motivo Zelensky si stia convincendo di portare il suo popolo alle urne.
I motivi, probabilmente, sono molti.
Anzitutto c’è una progressiva perdita di credibilità dello stesso Zelensky.
Nonostante Kaja Kallas, Ursula von der Leyen e il coretto degli Stati europei, la popolazione europea è stanca di sostenere a spese proprie una guerra che poteva finire nel 2022 e che è andata avanti per altri quattro anni per volontà degli inglesi, dei quali Zelensky è l’attore sulla scena.
Significativa, inoltre, l’attuale tensione con la Polonia, sostenitrice della causa ucraina fin dal 2014.
Nel corso degli ultimi mesi, i rapporti tra i due popoli si sono usurati. La solidarietà è stata ulteriormente posta in discussione per la mossa improvvida da parte di Zelensky di intitolare un’unità militare agli “Eroi dell’UPA”, l’esercito insurrezionale ucraino, responsabile anche dell’uccisione di centinaia di miglia di polacchi durante l’invasione nazista della Polonia.
L’UPA è la creatura di Stepan Bandera, leader politico antisovietico ucraino, che nel corso della Seconda guerra mondiale cooperò attivamente con le forze naziste.
In Volinia le truppe ucraine nazionaliste sterminarono migliaia di polacchi, compiendo un genocidio per attuare la pulizia etnica. La dedica voluta da Zelensky non può che avvalorare l’accusa a lui rivolta di essere un nazista.
La conseguenza più rilevante è stata quella della dichiarazione del ministro della Difesa polacco, Wladyslaw Kosiniak-Kamysz, che ha affermato: la Polonia non consentirà l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea se sceglierà di avere Stepan Bandera fra i suoi eroi nazionali.
La disputa è miele per le orecchie del Cremlino, in quanto non solo avvalora la tesi russa della intima essenza nazista del nazionalismo ucraino, ma riporta alla memoria il fatto che Bandera ha spaccato la storica solidarietà dei polacchi con gli ucraini.
Dalla prospettiva di Mosca questa disputa sul mito del “banderismo” e dei nazionalisti ucraini che hanno cooperato con i nazisti durante la guerra, torna molto utile: Bandera ha spaccato la storica solidarietà dei polacchi con gli ucraini.
A Varsavia più di qualcuno ha avanzato l’idea che Nawrocki si sia ispirato proprio a questi fatti quando ha deciso di ritirare l’onorificenza dell’Aquila bianca a Zelensky, che dal canto suo aveva intitolato un’unità militare agli “Eroi dell’UPA”, l’esercito insurrezionale ucraino, responsabile anche dell’uccisione di centinaia di miglia di polacchi durante l’invasione nazista della Polonia.
Non dà certo una mano a Zelensky l’inchiesta della Procura Federale tedesca che ha individuato i presunti esecutori materiali del sabotaggio del settembre 2022 e formalizzato nei giorni scorsi le accuse contro Serhij Kuznietsov, un capitano delle Forze armate ucraine ritenuto uno dei componenti del commando che avrebbe materialmente piazzato gli esplosivi sui fondali del Mar Baltico, ora la magistratura tedesca ha spostato l’accusa sul livello molto più alto dei possibili mandanti.
L’agenzia AFP (France press), citando fonti vicine all’indagine, ha scritto che i magistrati tedeschi ritengono che l’operazione “sia stata commissionata dalle autorità ucraine”. L’ipotesi investigativa individua la catena di comando riconducibile agli apparati militari di Kiev.
E chi sono le autorità ucraine se non Zelensky?
Zelensky ha minacciato la Bielorussia, nell’intento, per ora fallito, di coinvolgerla nel conflitto, costringendo così la Russia a spostare importanti quantità di uomini e mezzi a difesa dell’alleato che da solo non ha la forza di difendersi.
Un altro motivo della possibile uscita di scena di Zelensky è quello strettamente militare.
Molte sconfitte sul campo dell’Ucraina sono dovute alle scelte di Zelensky contro la volontà di Zaluzhny, in un contrasto crescente che ha poi dato luogo all’allontanamento del generale.
La conseguenza è che la Russia nel Donbass continua a erodere terreno.
Kiev, nel frattempo, ha cambiato la guerra. Munitasi di droni e di missili costruiti in proprio, ha cominciato a colpire obiettivi strategici in Russia, con l’intento di attivare nella popolazione un disagio crescente che induca il Cremlino a chiudere la partita.
In questa fase Kiev ha colpito duramente la Crimea, lasciandola senza elettricità, senza benzina e senza acqua e arrivando a colpire raffinerie e postazioni militari in profondità. Non sono mancati attacchi a Mosca e a San Pietroburgo, con un evidente intento di far vedere ai russi che la guerra l’hanno in casa.
L’idea è di stressare la Russia, costringendo Putin a venire a buoni consigli, ma Zelensky, alzando il livello dello scontro con questa nuova strategia, rischia di stressare gli Stati Uniti che, alla lunga, potrebbero anche chiudere tutti i rubinetti.
Uno degli elementi da tenere in considerazione è la base americana di Donald Trump, che è fatta di varie componenti, ma che vede montante l’idea che gli Usa non debbano avere a che fare con le guerre.
Trump deve fare i conti, ad esempio, con Tucker Carlson, l’influente commentatore conservatore statunitense, il quale ha dichiarato in un’intervista che intende contribuire alla creazione di un nuovo partito politico dopo aver lasciato il Partito Repubblicano, pur senza intenzione di candidarsi a cariche pubbliche.
La rottura con il Partito repubblicano è avvenuta in seguito alle divisioni sulla guerra con l’Iran, che ha contribuito a spaccare sia i repubblicani, sia i democratici. Carlson ha criticato la linea dell’amministrazione Trump, sostenendo che il partito si sarebbe allontanato dai principi dell'”America First”.
Secondo il commentatore, entrambi i principali partiti non offrirebbero un’alternativa sufficiente sulle politiche di guerra e finanza. “Non è una democrazia. È uno Stato a partito unico che si finge democrazia”, ha affermato, aggiungendo che è necessario “rompere questo schema” attraverso la nascita di una terza forza politica.
Contraria ad ogni guerra è la base Maga e lo è anche J.D.Vance, il quale non a caso, sta tentando di tenere in piedi il barcollante accordo con l’Iran.
Non a caso, come riferisce NewsMax, secondo quanto riportato dal New York Times, l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff e Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump, sono rimasti in contatto quasi quotidianamente con funzionari ucraini e russi, nonostante fossero concentrati sulla negoziazione di un accordo di pace permanente con l’Iran.
Nelle ultime settimane, la guerra tra Ucraina e Russia si è intensificata, passando da una logorante situazione di stallo al fronte a un distruttivo scambio di attacchi a lungo raggio contro le infrastrutture critiche di entrambi i Paesi.
Secondo quanto riportato dal Times, gli analisti descrivono la situazione come uno dei periodi più instabili e pericolosi dall’invasione russa del febbraio 2022.
Un alto funzionario statunitense, parlando al Times a condizione di anonimato a causa della delicatezza dei colloqui, ha affermato che Witkoff e Kushner hanno avuto incontri di persona con funzionari ucraini e russi che non sono stati resi pubblici.
Nel suo secondo mandato, Trump ha adottato un approccio più snello alla diplomazia ad alto rischio.
La carica di ambasciatore statunitense a Mosca è vacante da oltre un anno e l’ambasciatrice statunitense ad interim in Ucraina, Julie Davis, ha annunciato le sue dimissioni ad aprile, con effetto dal 27 giugno.
È chiaro che il filo dei rapporti passa attraverso Witkoff e Kushner e per Mosca e Kiev, Witkoff e Kushner sono contatti preziosi con linee dirette con Trump.
Come riferisce NewsMax, secondo due persone vicine al Cremlino, il presidente russo Vladimir Putin attribuisce particolare importanza al suo rapporto con Witkoff. Putin vede nell’amico intimo di Trump un canale cruciale per raggiungere gli obiettivi del Cremlino che solo gli Stati Uniti possono realizzare, tra cui un accordo che mantenga l’Ucraina fuori dalla NATO.
È del tutto evidente che la strategia di Zelensky di attaccare la Russia in profondità, colpendo raffinerie e centri nevralgici, ha lo scopo di attivare il dissenso interno dei russi, che ovviamente sentono il disagio di una guerra che arriva anche in casa loro e non solo sulla linea del fronte.
La nuova strategia, tuttavia, rischia di essere un boomerang.
Zlensky sta intensificando gli attacchi d’estate, in quanto sa benissimo che se la Russia decidesse di andare fino in fondo con la distruzione degli impianti energetici ucraini, l’intero Paese dovrebbe affrontare l’inverno al gelo, senza luce e senza acqua. Cosa non impossibile se gli attacchi di Kiev continueranno.
Le residue capacità di produzione energetica dell’Ucraina sono fortemente ridotte dalla guerra, con perdite cumulative significative e un sistema sotto costante pressione dagli attacchi russi.
Le perdite totali di energia elettrica dall’inizio dell’invasione su larga scala sono pari a circa il 70% della capacità pre-bellica. Le centrali termoelettriche, a carbone o gas, sono state fortemente colpite (tutte le 15 principali danneggiate o distrutte in vari momenti) con un loro contributo sceso da circa il 23% pre guerra al 5% attuale.
La produzione di gas naturale è ridotta fino al 40-60%, con la conseguenza di una dipendenza da importazioni e stoccaggio per riscaldamento e flessibilità elettrica.
Come poteva facilmente essere previsto, agli attacchi in profondità dell’Ucraina Mosca risponde pan per focaccia.
Dalla notte del primo luglio, la Federazione Russa ha martellato Kiev con sciami di droni e missili. L’attacco è durato ben undici ore.
Mosca ha etichettato l’attacco come “rappresaglia per gli attacchi ucraini effettuati contro impianti petroliferi russi”, situati alle porte della capitale russa.
Il capo di stato maggiore delle Forze armate russe, Valery Gerasimov, ha informato Putin sui risultati conseguiti dal massiccio attacco di rappresaglia, aggiungendo che il bombardamento era mirato “esclusivamente contro obiettivi militari o collegati ai militari” anche se purtroppo i risultati e le vittime provocate dall’attacco dimostrano che ci sono state anche vittime civili.
Con elezioni a ottobre e il possibile passaggio del potere da Zelensky all’ex comandante delle forze armate Valerii Zaluzhny sia la conduzione della guerra, sia i possibili colloqui di pace potrebbero subire una svolta.
L’aspetto più significativo dell’annuncio è che l’indizione delle elezioni comporterebbe la fine della legge marziale. L’Ucraina, infatti, è sotto legge marziale e la
Costituzione ucraina e la legge specifica sul regime di legge marziale vietano esplicitamente lo svolgimento di elezioni presidenziali, parlamentari e locali durante la vigenza della legge marziale.
La legge marziale è stata introdotta il 24 febbraio 2022 dopo l’invasione russa a pieno titolo ed è stata estesa periodicamente (ogni 90 giorni) dal Parlamento (Verkhovna Rada) con voti ampi, fino almeno all’agosto 2026 o oltre (a seconda delle estensioni più recenti).
Il mandato di Zelenskyy sarebbe scaduto a maggio 2024, ma la legge prevede la continuità delle cariche istituzionali (presidente e parlamento) fino alla fine della legge marziale e alla tenuta di nuove elezioni. Questo è un meccanismo di continuità costituzionale in tempo di guerra, non un colpo di stato o una decisione unilaterale.
Aprire le urne a ottobre dovrebbe significare non rinnovare la legge marziale o avere la certezza di un cessate il fuoco per almeno 60 giorni, come ha richiesto più volte Zelensky.
Secondo Ukrainska Pravda Zelensky avrebbe spiegato che gli sviluppi favorevoli al fronte e il clima di relativa unità nel Paese potrebbero aprire una “finestra di opportunità” per il voto.
Cosa significhi la dichiarazione di Zaluzhny e cosa significa che si potrebbe andare a elezioni in Ucraina a ottobre è difficile da capire fino in fondo.
Una cosa è certa. La strategia di Zelensky di alzare il livello del confronto colpendo la Russia in profondità potrebbe avere come conseguenza l’azzeramento delle risorse energetiche Ucraine.
Inoltre, ogni escalation non può che indurre la base USA di Trump a chiedere di mollare Kiev. La patata bollente sarebbe tutta nella meni degli inetti europei, i quali si troverebbero ad avere una protesta crescente delle popolazioni.
Forse, la possibile uscita di scena di Zelensky è la carta che qualcuno intende giocare per chiudere la partita. Zaluzhny, ritenuto un eroe nel suo Paese e stimato dai Russi, potrebbe essere un interlocutore credibile per Trump e per Putin.





