
di Giorgio Cattaneo
Un vento nero sta scuotendo il mondo. Chi ha occhi per vedere, fiuta il cielo.
La maggioranza ancora dorme, limitandosi a gemere quando le tocca di restare sotto, tra una disgrazia e l’altra.
Quanto ai difformi, i cosiddetti ridestati, non è detto che abbiano ben chiaro il quadro delle cause che muovono gli eventi. Forse hanno solo scoperto che le ragioni addotte sono regolarmente imprecise e gravemente inesatte, se non false.
Questa dissonanza disturbante – questa distanza tra il reale e il narrato – invade la mente, la agita, le impedisce di riaddormentarsi. E intanto genera una sofferenza continua.
Il maggiore cruccio, forse, sta proprio nel constatare l’impossibilità di convincere i più. Milioni di persone restano difficili da raggiungere, grazie all’efficace ipnosi indotta dall’azione incessante dei grandi media. Ma anche quando si riesce a perforare quel muro grigio, fatto di sordità e sistematica disinformazione, il risultato è quasi sempre frustrante. Con grande scorno del portatore di notizie.
E’ il tipo di struggimento che deve aver provato il protagonista del mito platonico della caverna: il tizio che evade dalla prigione e torna dai compagni ad annunciare che la realtà è ben diversa, là fuori. Ma loro, anziché ringraziarlo e approfittare della rivelazione, lo deludono. Lo accolgono con sospetto e poi anche con fastidio, arrivando infine ad accanirsi sul liberatore, l’imprudente che si è permesso di disturbare il sonno rassicurante delle loro beate certezze di schiavi allevati in batteria.
La sapeva lunga, Platone. Duemilaquattrocento anni fa.
Funziona così: accorri trafelato e raggiante, non vedi l’ora di parlare ai tuoi compagni e di metterli a parte di quello che hai appena scoperto, e loro ti trattano – se tutto va bene – come un visionario paranoico, un credulone, un povero ingenuo.
Questo è, mediamente, il sentimento che accoglie l’araldo della rivelazione.
Colombo non ha mai scoperto niente? Stupidaggini.
I Minoici navigavano fino in America quattromila anni fa, per estrarre il rame dalle miniere del Michigan? Castronerie fanta-storiche.
Lorenzo il Magnifico era di stirpe imperiale incaica? Ma figuriamoci.
E’ così comodo, credere.
Per esempio, credere che siano stati i partigiani, a giustiziare Mussolini. O che la Bibbia ebraica sia davvero stata ispirata dalla impalpabile, presunta divinità del monoteismo.
Proprio il modulo cognitivo religioso è quello che poi, a cascata, dà forma a qualsiasi narrazione, comunemente accettata sulla base di una premessa che di fatto è sempre para-teologica. Ovvero: non è pensabile – si sottintende – che, a monte, tutto parta da un’invenzione, da un racconto non verificabile e invariabilmente manipolatorio.
Non è pensabile? Premessa fuorviante, da cui nasce la frana infinita.
La guerra in Ucraina? Tutta colpa di Putin, il dittatore impazzito.
Le Torri Gemelle? Fatte crollare da due aerei di linea, dirottati da un branco di beduini agli ordini di un fanatico troglodita, rintanato in una grotta afghana.
Il micidiale pericolo virale? Inaffrontabile, se non con massicce dosi di biochimica sperimentale, a vettore genetico.
Esito invariabile: l’umanità resta sepolta sotto oceani di fango e sofferenze, su cui aleggia il miasma della menzogna, della verità ufficiale obbligatoria.
Fino a quando?
Per sempre, risponde il mistico: questo mondo è fatto così, non ha rimedio. Possiede anche una sua inestimabile bellezza, certo. Ma è illusorio pretendere che sia governato dalla verità e dalla giustizia.
Teodicea: possibili riposte al grande problema dell’immanenza del male. La prima, almeno relativamente a quest’ultimo scorcio di storia umana tracciabile (qualche millennio), viene da Zoroastro: la prigionia temporanea dei viventi, intrappolati dentro una creazione difettosa perché ahrimanica, oscura.
Tesi poi elaborata, sempre nell’ambiente persiano, dalla predicazione manichea. E infine approdata nel Mediterraneo grazie agli gnostici, irremovibili nel denunciare il potere arcontico che reggerebbe il pianeta. Una convinzione riaffiorata mille anni dopo, attraverso il bogomilismo balcanico e poi l’eresia catara occitanica e italica, repressa nel sangue dalla polizia militare cattolica.
Riccardo Magnani, autore di studi su Leonardo che presentano conclusioni letteralmente sconcertanti, porge il seguente pensiero: domandiamoci come mai, per mille anni – dalla caduta dell’Impero Romano alla formidabile fiammata del Rinascimento – la società occidentale abbia cessato, di colpo, di produrre cultura.
La riposta più facile – l’insorgere del nuovo potere religioso, incombente e oscurantista – potrebbe illuminare solo la conseguenza visibile, tangibile, di un problema in realtà molto meno terrestre.
In altre parole: per quale misterioso motivo abbiamo lasciato che le coscienze venissero narcotizzate da una narrazione teologica in grado di armare eserciti e sottomettere sudditi?
E’ forse ipotizzabile che, nell’evoluzione negativa degli eventi, possa aver influito una configurazione celeste non propizia?
Doveva esserne convinto Dante, se è vero – come sottolinea un’altra studiosa sorprendente, Maria Castronovo – che l’Alighieri fa dire a Beatrice, nelle ultime battute del Paradiso, che la sua grande opera (la Commedia) sarebbe stata compresa compiutamente solo 700 anni dopo, in coincidenza con l’avvento dell’era precessionale dell’Acquario.
Antichissima scienza-arte alla quale tuttora si attengono scrupolosamente (senza ammetterlo) i reggitori del pianeta, proprio l’astrologia “rivela” che l’imminente ingresso ventennale di Plutone in Acquario – data d’inizio, gennaio 2024 – darebbe luogo a rivolgimenti epocali. L’ultima volta che comparve quell’accoppiata astrale era la fine del ‘700: esplosero le grandi rivoluzioni (Francia, America) e prese avvio una grandiosa fase di rinnovamento socio-antropologico durata due secoli.
Siamo quindi a un passo dalla sospiratissima apocalisse, cioè il momento storico che avrà la capacità di restituire la vista ai ciechi?
Si assiste in effetti a una vorticosa accelerazione parallela: da un lato, il grande potere rende esasperante la sua stretta, in termini di dominio; dall’altro, poderose forze stanno liberando energie in direzione contraria, moltiplicando cioè l’impatto e la condivisione sociale di scoperte, disvelamenti e smascheramenti.
Sta forse per cadere il velo che oscurò l’antica sapienza dei classici, con l’avvento dell’era cristiana, per poi soffocare anche la luminosa risorgenza rinascimentale?
A entrare in crisi potrebbe essere la modalità religiosa adottata dal potere attuale, che proprio dall’impostazione teologica ha mutuato il dogma come fondamento di qualsiasi affermazione, da imporre anche con l’uso della forza.
In un certo senso, da millenni, è come se l’umanità scontasse il peso schiacciante esercitato da veri e propri buchi neri. Il primo è rappresentato da una narrazione storica menzognera, incarnata da un potere religiosamente zootecnico. Il secondo vuoto di conoscenza, per così dire, potrebbe essere determinato – inevitabilmente – dall’intrinseca esclusività della tradizione esoterica: che detiene saperi profondi, non dogmatici e onestamente articolati, ma purtroppo tenuti sotto chiave grazie alla rigida osservanza del segreto iniziatico.
Proprio al mondo esoterico, però, dobbiamo alcuni clamorosi strappi alla regola del silenzio. Un nome? Helena Petrovna Blavatsky, per esempio. Fu messa a parte di inedite indiscrezioni sulla nostra eventuale vera origine, grazie alla sua straordinaria frequentazione di monasteri tibetani solitamente inaccessibili. Ed ebbe il grande merito di scriverne: ci svelò così che la nostra sarebbe la quinta (e ultima) umanità terrestre, proveniente dai mitici laboratori di Atlantide, regno dei Titani.
Tuttora, il capitolo Atlantide resta ufficialmente leggendario, sebbene sia stato citato da Platone, così come Esiodo aveva parlato della Titanomachia. E il tramonto del potere titanico avrebbe segnato l’avvento dell’età della menzogna, stando agli iniziati ai Misteri Eleusini (altro enigmatico relitto storico, che l’imperante scientismo teologico relega tra il ciarpame della semplice mitologia).
Poi c’è sempre l’aspetto individuale dell’esperienza conoscitiva. L’approccio esistenziale e filosofico: quello orientale, in genere, tende a decifrare le modalità energetiche attraverso cui sintonizzarsi con le dinamiche immutabili della vita, riflesso di precise leggi universali. Conoscenze e discipline spesso contraddistinte da un tratto anche marcatamente iniziatico.
Dal canto loro, studiosi indipendenti come Castronovo e Magnani provvedono a smantellare radicalmente la categoria del mistero: dimostrano infatti come i grandi personaggi del Rinascimento avessero pienamente recuperato il vastissimo corpus dei saperi classici, all’epoca apertamente espressi e condivisi.
Da Platone a Pitagora, passando per Eraclito e Cicerone. Tradotto: la declinazione – precisissima – di quanto oggi va scoprendo la scienza dell’invisibile, la fisica contemporanea che si aggiudica il Premio Nobel grazie alla scoperta dell’entanglement quantistico, cioè l’intelligenza emotiva presente in ogni singola particella della materia universale.
E quindi: sta davvero per regalarci qualcosa di dirompente, la configurazione astrologica – teoricamente rivoluzionaria – che giungerebbe a maturazione tra meno di un anno?
Non si può fare a meno di notare la strana precipitazione con cui l’apparato militare atlantista si affretta a parlare improvvisamente di Ufo. Materia del resto ben presidiata dagli astrofisici gesuiti della Specola Vaticana: i primi a pronunciarsi senza più imbarazzi sul tema della vita extraterrestre.
Per il momento, restiamo in mezzo a un guado. Ma non è difficile scorgere i segni, eloquenti, di una sorta di collisione in arrivo: tra il vento nero di un vecchio potere tenebroso, violento e dogmatico, e le forze luminose di un’umanità virtualmente risorgente. Un’umanità che si immagina pronta a riscattarsi, domani, non appena dovesse davvero crollare il paradigma regnante, para-religioso: quello che tuttora impone il falso, spacciandolo per vero. E perseguita chiunque osi lottare, dal profondo della caverna platonica, per riconquistare finalmente la fiaccola dell’originaria verità perduta.





