
Una delle idiotologie (ideologie idiote) derivanti dal sonno della ragione delle élite radical chic americane, eterodirette dal cupolone dei papaveri miliardari che vorrebbero governare il mondo riducendolo ad un nuovo alto Medioevo, è il rewilding, vocabolo inglese che in italiano si traduce con “rinaturalizzazione”. Traduzione che, tuttavia, non rende piena giustizia al termine originale, che deriva da “wilderness”, reso spesso in italiano con “natura selvaggia, originaria”.
Gli idiotologi green vorrebbero tornare al Paleolitico o, se vogliamo stare più vicini a noi, al periodo nel quale, dopo il crollo dell’Impero Romano, le foreste e le paludi si riappropriarono dei territori al punto che ogni via di comunicazione fu interrotta e gli unici centri di vita umana furono i monasteri e le corti feudali.
Bisogna arrivare a Carlo Magno per vedere la ripresa delle vie di comunicazione e la nascita dei primi borghi, come è narrato nel fondamentale testo del Pirenne, Maometto e Carlomagno.
Dietro alla rinaturalizzazione c’è l’idea dei Paperoni di costruire un nuovo alto Medioevo, dove la maggioranza della popolazione vive in enormi agglomerati urbani e dove acqua e cibo sono alla mercé delle multinazionali, mentre il resto del territorio è lasciato alla natura.
Nei boschi vivranno sparute comunità di uomini liberi, come quella di Robin Hood e di frate Tuck, ma la quasi totalità della popolazione sarà composta dai nuovi servi della gleba, grigi consumatori da rottamare quando non più consoni al paradigma consumistico.
Questo incubo ci viene propinato sotto la parvenza benevola della salvaguardia del pianeta e ogni giorno sentiamo i sacerdoti della nuova religione diffondersi in omelie.
In questi giorni si è scomodata un’esponente di primissimo piano della Curia green in versione natura selvaggia.
La baronessa Ursula von der Leyen, che nella foresta nera cura i suoi amatissimi pony, commossa per i disastri dell’Emilia Romagna, è riuscita a dire che i soldi dell’Europa dovrebbero essere destinati a togliere dal Po i manufatti umani per impiantare alberi lungo le rive.
Questa volta la signora che guida l’ormai acerebrata Unione Europea è giunta in aereo e ha visitato i luoghi in elicottero, ma quando sarà attuato il piano di rinaturalizzazione selvaggia, arriverà saltando di albero in albero, lungo i percorsi aerei della foresta Ercinia , come il Barone rampante di Italo Calvino.
Barone o baronessa che differenza fa? Sempre di baroni si tratta.
Consigliabile, per la baronessa alleata dei socialisti europei guidati dall’ecoverde olandese Timmermans, una visita al Museo della Bonifica Ca’ Vendramin.
Il museo illustra l’azione svolta dall’attività di bonifica con il prosciugamento di paludi e acquitrini per rendere vivibili aree in continuo equilibrio tra terra e acqua e consentire lo sviluppo economico del Delta.
I lavori per la costruzione di questo gigantesco impianto idrovoro, fra i più grandi e potenti conosciuti all’epoca, iniziarono nel 1900 e terminarono nel 1903, mentre il collaudo fu fatto nel 1905. Per ottimizzare i lavori di bonifica integrale, il territorio dell’isola di Ariano venne diviso in due bacini: quello superiore e quello inferiore. La funzione dell’impianto di Ca’ Vendramin fu quella di sollevare le acque di tutto il bacino superiore e immetterle nel canale Veneto, ovvero nell’emissario che a sua volta le convogliava in prossimità della foce del Po di Goro e quindi, attraverso un sistema di “porte vinciane”, faceva defluire in mare tutte le acque in esubero.
A proposito, le porte vinciane sono quelle progettare da Leonardo Da Vinci, uno dei tanti “suprematisti bianchi” che hanno “infestato” il mondo con la loro cultura che ora gli idiotologi woke e cancel culture vorrebbero eliminare (porte comprese).
Un consiglio al socialista olandese Timmermans: lasci fare alla natura, così la sua Olanda, strappata al mare dall’opera dell’uomo, tornerà sotto acqua, realizzando il sogno dell’ecosocialista di eliminare l’allevamento del bestiame e affidare la produzione di cibo alle coltivazioni di cellule nelle fabbriche di Bill Gates, il miliardario che tanto piace alla baronessa Ursula.
Le bonifiche furono opera, nel Medioevo, dei monaci, in particolare benedettini, che trasformarono paludi e foreste in terreni coltivabili.
San Benedetto è patrono d’Europa non a caso, ma proprio grazie all’opera dei benedettini che non fu solo di diffusione del cristianesimo, ma anche di costruzione di opere volte a favorire la vita degli esseri umani, in un contesto naturale antropizzato e non violentato.
Se, per un attimo, prestiamo attenzione ai simboli e alla loro perversa demolizione da parte delle schiere degli affiliati all’idiotologia neofeudale, sotto attacco sono i due pilastri dell’alimentazione umana che gli antichi ritenevano essere doni degli dèi: il pane e il vino, ossia il frumento e la vite.
Frumento e vite sono gli emblemi della prima domesticazione che diede inizio all’agricoltura in Anatolia, con il passaggio dall’uomo cacciatore e raccoglitore nomade allo stanziale agricoltore.
Se la farina di grano viene sostituita da quella di grillo e il vino è ritenuto tossico, siamo, simbolicamente, alla eliminazione dell’agricoltura, ossia dell’azione antropica sulla natura.
Eliminazione simbolica accompagnata da quella reale, con misure dell’Unione Europea che, con la scusa del ritorno alla naturalità selvaggia, intendono mettere in gabbia l’essere umano nei recinti dei nuovi castelli feudali per disporne a piacimento.
La notte della ragione genera mostri…e idiotologi. Ambedue pericolosi ma, per nostra fortuna, oggi riconoscibili.





