
di Nicola Bizzi
Nato nel contesto del mecenatismo di casate principesche o di famiglie di potere del XV secolo. Il Rinascimento è stato un rialzare la testa, prepotentemente, da parte di società iniziatiche, sopravvissute come un fiume carsico alle persecuzioni cristiane del tardo Impero Romano. Restarono in vita anche nel medioevo e si riaffacciarono sulla scena nella prima metà del 1400. Società iniziatiche appartenenti all’alveo di tradizioni misteriche pre-cristiane: innanzitutto quella eleusina, poi quella di ramo orfico, quella pitagorica, quella isiaca e diverse altre».
«Tradizioni che erano sopravvissute tacitamente, e che all’inizio del ‘400 favorirono una straordinaria riscoperta dei classici greci e latini. Una rivalorizzazione delle antichità classiche, ma anche della spiritualità antica. Combatterono una strenua lotta contro l’ingessato aristotelismo, manipolato dalla Chiesa, che all’epoca permeava tutti gli studi universitari. Queste tradizioni iniziatiche si insinuarono in tutte le grandi corti principesche del Rinascimento: i Medici a Firenze, gli Este a Ferrara, i Gonzaga a Mantova, poi i Da Varano (Camerino), i Malatesta (Rimini), i Montefeltro (Urbino). Famiglie tutte caratterizzate dall’appartenenza a queste società iniziatiche».
«Non è un dettaglio trascurabile: perché ogni aspetto, ogni sfaccettatura del loro potere politico e del loro mecenatismo artistico rispecchia questa appartenenza. Lo vediamo nell’architettura, nelle opere d’arte più straordinarie che l’umanità abbia mai prodotto, tra il Quattrocento e il Cinquecento. Lo vediamo nella scultura, nella letteratura, nella poesia: in tutte quelle eccezionali espressioni che hanno permesso l’edificazione del Rinascimento, e poi l’esportazione di questo grandioso fenomeno culturale in tutta Europa».
«I Medici non nacquero come famiglia iniziatica. Venivano dal Mugello, si trasferirono a Firenze nel XIII secolo. Man mano, entrarono nell’amministrazione cittadina assumendo varie cariche. Ma è con il banchiere Gianni di Bicci (Giovanni, figlio di Abelardo de’ Medici, detto Bicci) che la famiglia abbracciò la tradizione misterica orfico-eleusina. A Gianni di Bicci succedette il figlio, Cosimo il Vecchio, sempre fedele alla tradizione eleusina di rito orfico. Tradizione antichissima, trasmessa ai Medici da una confraternita orfica segretamente presente all’interno dell’Ordine dei Camaldolesi».
«Decisiva, nell’iniziazione dei Medici, l’azione di Coluccio Salutati, considerato il vero padre del Rinascimento: cancelliere della Repubblica Fiorentina nonché hyerofante orfico. Insieme ad Andrea de Rossi, fu proprio Salutati a iniziare Gianni di Bicci e Cosimo il Vecchio. Operazione condivisa da altri personaggi, che attorno a loro gravitavano. Da quel momento, i Medici fecero propria quella tradizione, portandola avanti per alcuni secoli. L’orfismo fiorentino si scontrò con altre tradizioni rivali, espressione di differenti ordini iniziatici. Scontro che provocò complotti, guerre, sommosse, esilii: dalla Congiura dei Pazzi in avanti».
«Perché niente è mai come appare. E tante vicende – politiche, militari, economiche – a volte non sembrano avere una spiegazione plausibile (magari, gli storici tentano di dare ad esse una spiegazione semplicistica). Queste dinamiche si comprendono a fondo solo se si conosce la lotta sotterranea, spesso all’ultimo sangue, che all’apoca contrapponeva i diversi ordini iniziatici. Questo è un aspetto costantemente taciuto dagli storici, ma va riportato alla luce: perché viviamo in un’epoca di rivelazioni, e tutto ormai deve essere esposto».





