
di Gianvito Caldararo
Nonostante le pesanti dimissioni di ben quattro componenti dal CLEP (Comitato per la individuazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) ), tutti calibri da 90 come Giuliano Amato, ex presidente del Consiglio, di Franco Bassanini, già ministro e autore della riforma della Pubblica amm.ne, di Franco Gallo, già ministro alle finanze nel governo Ciampi e di Alessandro Pajno, già presidente del Consiglio di Stato, il ministro Calderoli tira avanti a sostenere il suo disegno di legge sull’Autonomia Regionale Differenziata.
Nella lettera di dimissioni, i quattro non mancano di apprezzare l’attenzione del ministro Calderoli che ha dedicato ai loro rilievi “sui problemi di procedura e di merito che solleva l’articolo 116 della Costituzione in materia di Autonomia Differenziata”. Così come hanno apprezzato alcune affermazioni del ministro Calderoli, sull’oggetto dell’Autonomia Differenziata per “aver condiviso l’interpretazione per la quale l’attribuzione alle regioni riguardano specifici compiti e funzioni e non intere materie, e ha escluso trasferimenti di competenze in materia di norme generali sull’istruzione”. Così come hanno pure apprezzato il fatto che il prof. Sabino Cassese, presidente del CLEP, ha proceduto nell’ambito del CLEP alla costituzione di un sottogruppo dedicato alla individuazione dei LEP nelle materie non comprese nel perimetro indicato dall’art. 116 terzo comma della Costituzione.
Dopo tali riconoscimenti, i quattro nella lettera di dimissioni iniziano ad indicare i suggerimenti da loro avanzati e che non sono stati condivisi. Loro sostengono che prima dell’attribuzione di nuove specifici compiti e funzioni ad alcune regioni, con le corrispondenti risorse finanziarie, “bisogna determinare tutti i LEP attinenti all’esercizio di diritti civili e sociali e la definizione del loro finanziamento, secondo i principi e le procedure dell’articolo 119 della Costituzione”. I quattro, inoltre, sostengono che “la determinazione dei LEP richiederà una valutazione complessiva dei LEP che effettivamente il Paese è in grado di finanziare”.
Sostengono, altresì, che il ricorso alla spesa storica non risolve il problema, “perché la spesa storica riflette le disuguaglianze territoriali nel godimento dei diritti fondamentali che l’articolo 117, lettera m, mira a superare”. In sostanza, sostengono sempre i quattro dimissionari, “la spesa storica rischia di cristallizzare le disuguaglianze, che è l’opposto di quanto sia la Costituzione che il comma 791 della legge di bilancio 2023 vogliono fare”. Evidenziano che il sottogruppo non sarà in grado nel così breve tempo previsto, “di ricevere da tutte le P.A. interessate gli elementi necessari per presentare le sue proposte , stante i termini ancor più inadeguati”.
Ma la motivazione più solida sollevata dai quattro è “la contraddizione fra il dettato costituzionale (artt. 116-117 e 119) e il primo periodo del comma 791, da un lato e le altre disposizioni della legge di bilancio 2023, dall’altro, che si potrebbe risolvere modificando queste ultime mediante appositi emendamenti al disegno di legge del ministro Calderoli, facendo così correttamente prevalere le norme costituzionali”.
Ma i quattro hanno constatato che nè il ministro e nè il presidente del CLEP condividono la proposta avanzata. Hanno ribadito, ancora una volta , che “senza la determinazione di tutti i LEP e dei loro costi standard, gli strumenti e i modi per assicurare a tutte le Regioni una effettiva autonomia tributaria che consenta loro di finanziare integralmente i LEP medesimi, la effettiva portata di questi principi resta indeterminata e indeterminabile”. Per tutte queste ragioni, “siamo costretti a prendere atto che non ci sono le condizioni per una nostra partecipazione ai lavori del CLEP”.
I quattro hanno annunciato che non faranno mancare il loro contributo nel corso del dibattito pubblico che riguarderà l’Autonomia Differenziata, anche perché sono pienamente consapevoli dell’importanza per il Paese di una completa e corretta attuazione delle disposizioni costituzionali ricordate. Hanno, infine, dichiarato che “continueremo a sperare che nel corso dei prossimi mesi maturi un ripensamento tale da riportare il percorso di attuazione dell’Autonomia Regionale Differenziata nei binari della Costituzione”.
Diversi organi di stampa hanno evidenziato che Giuliano Amato, noto come “il dottor sottile”, a 85 anni, ha colpito ancora. Chissà cosa farà il ministro Calderoli. Per ora il CLEP, sotto la guida del prof. Sabino Cassese, continua nei suoi lavori.





