
C’è una spasmodica attesa di capire quale sarà in Germania il futuro del settore dell’auto. Questo dopo che lo scenario della politica energetica, collegata alle panzane ecologiche a cui gli ottimati cooptati nella Commissione europea a trazione Ursula Von der Leyen, ha insensatamente seguito le tracce del disegno del mondo della finanza globalista, che ha eletto il santuario di Davos stella cometa che doveva tracciare un luminoso sviluppo .
Rimettere i piedi per terra è la doverosa prospettiva che sta segnando l’orizzonte già nei prossimi mesi.
Già il settore dell’auto sta rivedendo radicalmente le esaltazioni fumose che prospettava con la macchina elettrica e corre ai ripari con la scelta ovunque dell’ibrido, ma la questione di fondo riguarderà, dopo la delocalizzazione del settore dell’auto tedesca verso la Cina, fatta con superficialità nel passato, il fatto che, nel medio lungo periodo, il mercato europeo, in primis la Germania, si troverà ad affrontare una concorrenza molto agguerrita dagli stessi cinesi.
Cinesi grandi esperti e ben strutturati per effetto del controllo sul mercato di molte materie prime e dalla loro ben marcata capacità di triangolazione commerciale . Area, questa della triangolazione, molto sottovalutata, dove un ottimato del calibro di Mario Draghi si è esposto ad una palese figuraccia politica sul piano internazionale, subendo un boicottaggio di ritorno clamoroso.
Il futuro della guerra in Ucraina sarà un altro riferimento non neutrale che andrà sicuramente a pesare sull’assetto politico economico, compreso il settore dell’automotive, in Europa .
Oggi sul giornale italiano La Verità Tobia De Stefano traccia una bella – giornalisticamente parlando- fotografia realistica di ciò che è avvenuto nell’ultimo anno nel mondo delle fabbriche italiane della Fiat e disegna un quadro che sembra prospetticamente quasi fuori controllo, con riduzione della produzione e delocalizzazione all’estero di molti asset produttivi. Pare che di questo fenomeno non se ne sia accorto solo il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, tutto preso ne dare interviste su altri argomenti sui giornali del gruppo Ghedi, controllati dagli Agnelli .
Va sottolineato che con il controllo della Stellantis da parte dei francesi di Carlos Tavares, dove è entrata a far parte in posizione di azionariato non paritaria anche ex Fiat , ha già fatto registrare sul piano statistico nel primo trimestre del 2024 sul 2023 un meno 10% dei veicoli realizzati. Già questo è un marcato segno di una negatività che segnala brutto tempo .
E’ fatto pertanto obbligo di una riflessione strategica sul settore della produzione dell’auto, specialmente sui motivi di un rifiuto dell’imposizione reale che l’Europa, a trazione ideologica burocratica, ha voluto testardamente insistere ponendo orizzonti e date rigide come il 2035.
Oggi i fatti ci portano a costatare che, su questo settore strategico importantissimo per lo sviluppo industriale europeo, con la Cina di Xi Jinping che da tempo controllava le terre rare , l’Europa è caduta nel tranello ideologico dell’ecologia e di conseguenza nell’elettrico come perno dello sviluppo produttivo ,mentre contemporaneamente Pechino si poneva dal punto di vista geopolitico di controllare tutta la filiera delle materie prime .
Quello che è successo anche su input anche della Commissione europea che, dopo aver delocalizzato i maggiori marchi tedeschi (che hanno trasferito ,sviluppo tecnologico e produttivo in Cina) di fatto si è messa la corda intorno al collo.
Ora la crisi dell’auto in Germania rischia di riverberarsi anche su quell’architrave del settore dell’automotive che regge pure una grande fetta importante dell’economia produttiva italiana.
Nel passato l’obbiettivo di fondo per i tedeschi che hanno abbracciato l’elettrico nel settore dell’auto era invadere la Cina con i loro prodotti . Mercedes e Wolkswagen che in quel mercato erano storicamente leader e bandiere industriali del settore indiscusse ,oggi non toccano più palla.
Tempi di consuntivo sulla strategia dell’auto in Europa si avvicinano a lunghe falcate. Obbligatoriamente sogni e illusioni coltivati da un mondo finanziario che pretendeva di imporsi e dominare il primato della politica in Europa sono svaniti e si dovrà gioco forza fare i conti con un esame di realtà che non fa sconti a nessuno. Sindacati, confindustrie ,partititi e istituzioni europee hanno operato senza equilibrio di trasparenza e non si è mai voluto chiarire che i commissari europei sono solo funzionari pubblici di alto livello ,ma sempre funzionari, che hanno “il dovere primario della cultura della trasparenza nella gestione del proprio ruolo “ quindi non hanno uno “status di immunità “ che invece spetta ai politici in quanto sono espressione di un mandato popolare .
Tanti sono i nodi che stanno intrecciandosi e arrivano in contemporanea al pettine. Mettere la testa sotto la sabbia e praticamente impossibile.





