di Giorgio Cattaneo
Un attimo prima che scattassero gli arresti in massa ordinati da Filippo il Bello nel fatidico venerdì 13 ottobre 1307, l’imponente flotta transatlantica dei Templari, alla fonda nel porto oceanico di La Rochelle, svanì nel nulla. Enigma storico poco indagato: dove diavolo finirono tutte quelle navi? Secondo i bene informati, i vascelli templari avevano trasportato in Europa tonnellate d’argento dal continente americano. Il metallo prezioso era servito a finanziare la costruzione (massonica) delle grandi cattedrali gotiche. Ricchezza arrivata dall’America: molto prima che il Vaticano, tramite i sovrani cattolici iberici e la storiella di Colombo, ufficializzasse finalmente l’esistenza del Nuovo Mondo, nota da sempre fin dall’antichità.
«Una parte dei velieri templari divennero navi pirata. Tra parentesi: il jolly roger, il teschio con le tibie incrociate, era un antico simbolo templare, presente su molte tombe di quei monaci-guerrieri. Ebbene: le loro navi dedite alla pirateria dopo il 1307 attaccavano i natanti cattolici, risparmiando però quelli portoghesi e scozzesi. Il Portogallo era stato fondato direttamente da loro, i Cavalieri del Tempio, inventori della finanza speculativa e per questo divenuti gli opulenti padroni di mezza Europa. Quanto all’amica Scozia, aveva dato asilo al grosso della flotta salpata in tutta fretta da La Rochelle per sfuggire alla repressione ordinata dal sire francese, d’accordo con il Papa».
Sia la corona che il Papato temevano il potere templare, che minacciava l’ortodossia cattolica e controllava direttamente una grossa fetta della Francia, esigendo le tasse al posto del re. A spaventare il Soglio Pontificio era il messaggio segreto di cui i Templari si consideravano depositari: credevano fermamente nel Sang Real, la “discendenza cristica”, e volevano insediare un “pronipote di Gesù” sul trono di Parigi. Per questo, con l’edificazione delle cattedrali (realizzata riproducendo nella geografia transalpina la costellazione della Vergine), avevano “sacralizzato” la Francia come Nuova Gerusalemme, una volta perduta la Terrasanta dopo la capitolazione della fortezza di Acri.
Con la sua tipica affabilità narrativa, citando fonti, documenti, testi e ricerche, Nicola Bizzi prova a sintetizzare in modo appassionato un vero e proprio lato-ombra della storia europea. Premessa obbligatoria: «La nota tesi dell’esistenza di una prole nata dall’ipotetico matrimonio fra Cristo e la Maddalena, che ha fatto la fortuna dei bestseller di Dan Brown, potrebbe essere semplicemente una fiaba. Quello che conta, però, è che quella presunta discendenza – reale o solo leggendaria – è stata il retroterra occulto di immani scontri di potere, durati secoli e mai del tutto esauritisi. Ancora oggi, casate nobiliari (dal potere tuttora insospettabile) si dichiarano eredi dei Merovingi, che a loro volta si consideravano successori diretti, per linea di sangue, di Gesù Cristo e Maria di Magdala».
Il tema fu probabilmente presente anche nella sanguinosa Crociata Albigese contro l’eresia catara nel sud-ovest dell’odierna Francia, allora Contea di Tolosa: la nobiltà occitanica che difese i catari vantava ascendenze dirette con la stirpe merovingia. Lo dimostra l’accurato lavoro storico degli spagnoli Carlos Cagigal e Alfredo Ros: il loro saggio “Figli del sangue reale”, uscito in prima edizione solo nel 2005, accerta che i casati facenti capo a Tolosa (e in particolare quello dei Trencavel, signori di Carcassonne) appartenevano alla discendenza di Meroveo e Clodoveo: spodestati dai carolingi, i reduci merovingi si erano ritirati sui Pirenei, proprio nell’area in cui, secoli prima, era fiorito il regno dei Visigoti dopo la morte di Alarico: una popolazione cristiana ma fedele al vescovo eretico Ario, che metteva in dubbio lo status divino di Cristo.
Era qualcosa che poteva avvicinare l’arianesimo al pensiero gnostico, al “cristianesimo delle origini” abbracciato dai catari e, in generale, all’ispirazione giovannita: quella, appunto, dei Templari, poi ereditata dalla stessa massoneria. Proprio sul destino dei monaci-cavalieri si concentra l’ultima ricognizione proposta da Bizzi sul canale Facciamo Finta Che. Centrale, dopo la perdita della Francia, il ruolo della Scozia come seconda patria. Da Edimburgo quei cavalieri approdarono a Londra, attraverso la casa reale degli Stuart, grandi protettori dei Templari ma poi scalzati dagli Hannover (oggi ribattezzatisi Windsor). Alla fine della prima metà del ‘700, l’ultimo erede degli Stuart – Charles Edward – sbarcò in Scozia per tentare di riprendersi l’Inghilterra, ma subì una rovinosa sconfitta.
Poco prima, però, la missione era stata accompagnata da un’operazione parallela, di stampo iniziatico, destinata a protrarsi nel tempo: la creazione della Stretta Osservanza Templare, fratellanza massonica templaristica che dilagò in mezza Europa. All’insediamento a Londra dei regnanti germanici, gli scozzesi risposero a loro volta con l’investitura di un tedesco: il barone Karl Gotthelf von Hund, eletto gran maestro della Stretta Osservanza alla presenza dello stesso Charles Edward Stuart. Unica clausola: von Hund avrebbe dovuto attenersi alle direttive dei misteriosi Superiori Incogniti, che però poco dopo scomparvero per sempre. «I Superiori Incogniti altro non erano che i Templari scozzesi della cerchia degli Stuart, sbaragliati nella battaglia di Culloden del 1745. Uccisi sul campo, fatti prigionieri e trucidati nella Torre di Londra o comunque costretti alla clandestinità».
«La loro sparizione mise nei guai il povero von Hund, screditato come impostore pur essendo in buona fede». In realtà – aggiunge Bizzi – si venne poi a sapere che un’ulteriore filiazione templare, super-segreta ed estranea alla filiera scozzese, era intanto fiorita in Italia, esattamente a Firenze: quella dei Fratelli Neri, protetti da secoli nel monastero di Monte Senario, gestito dai Padri Serviti. La patria del Rinascimento non era affatto estranea al templarismo: «Lo stesso Dante Alighieri, insieme al padre di Boccaccio, assistette a Parigi al rogo di Jacques de Molay, il gran maestro dei Templari fatto arrestare da Filippo il Bello. Il loro compito era quello di recuperare le sue ceneri e portarle sulle rive dell’Arno: finirono nella Chiesa della Badia Fiorentina (per poi essere traslate a Lucca in epoca napoleonica)». Ennesima testimonianza della sopravvivenza sotterranea del seme templare, giovannita e solo in apparenza cattolico.
Fondamentale, chiosa Bizzi, lo scontro che si svolse in parallelo sul piano eminentemente massonico: alla Gran Loggia Unita d’Inghilterra, promossa dagli Hannover-Windsor (con la pretesa di farne il vertice della massoneria mondiale) – i templaristi risposero con il Rito Scozzese e, appunto, la Stretta Osservanza. Una linea di faglia che ancora oggi divide il mondo latomistico, attraverso infinite declinazioni. Da una parte una linea conciliante, rispetto al Vaticano, e dall’altra un’ispirazione decisamente alternativa al potere che nel ‘300 fece bruciare sul rogo i Templari francesi. Vero, i Superiori Incogniti di von Hund sparirono alla fine del XVIII secolo, poco prima della Rivoluzione Francese. «Ma una fratellanza massonica che si considera erede diretta della comunione iniziatica di von Hund si è manifestata in Italia qualche anno fa: nel 2016, a Tivoli, ha celebrato solennemente il Risveglio della Stretta Osservanza». Come se quell’antica sfida non dovesse finire mai.




