
di Giovanni Bernardini
“Nell’estate del 1891, dopo 12 mesi di disastri meteorologici, i contadini della regione del Volga si trovavano ad affrontare la fame. (…) I semi piantati l’autunno precedente non avevano avuto neppure il tempo di germinare prima che li ghermisse il gelo, e la neve, così preziosa per la protezione delle pianticelle in pieno inverno, a temperature sempre attorno ai trenta sottozero, era stata scarsa. La primavera aveva poi portato con se bufere di vento secco che avevano tramutato l’humus in polvere, spazzandolo via e, infine, la lunga estate asciutta era cominciata già ad aprile: A Caricyn non si era avuta pioggia per novantasei giorni consecutivi, a Saratov per 88 e a Orenburg per oltre 100. Pozzi e stagni erano inariditi (…)
Entro l’autunno la carestia minacciava ormai 17 provincie, dagli Urali al Mar Nero, per una superficie grande due volte l’intera Francia e destinata a dar da vivere a 36 milioni di persone.”
Orlando Figes: La tragedia di un popolo. Oscar Mondadori 2016 pag. 205.
Quella tragedia, che costò alla Russia circa un milione e mezzo di morti, scosse profondamente il legame fra il governo zarista ed il suo popolo. Non perché i contadini accusassero lo zar di avere provocato la carestia, (le carestie indotte saranno tipiche dell’era staliniana) ma per la totale inadeguatezza che il governo mostrò nel farvi fronte. Prima la carestia venne negata, poi i soccorsi furono lenti e del tutto insufficienti, con conseguente, mostruoso aumento delle vittime.
Veniamo ai nostri tempi. Qualcuno crede davvero che se tutti mangiassimo farina di grillo non ci sarebbero più piogge torrenziali? C’è chi crede sul serio che se usassimo tutti le auto elettriche scomparirebbero le siccità? Alluvioni e siccità, tempeste, uragani e maremoti, nevicate e valanghe, gran freddo e gran caldo scomparirebbero se non si fossero treni ed aerei, auto e centrali elettriche e se le navi si muovessero grazie al vento o alla forza muscolare degli schiavi?
Oggi disponiamo di strumenti enormemente più avanzati di quelli in possesso della Russia del 1891. Possiamo contrastare con molta efficacia gli eventi atmosferici negativi e possiamo anche ridurre drasticamente i livelli di inquinamento. Questo dobbiamo fare, smettendola una volta per tutte con le idiozie ideologiche sul “clima amico”.
Il clima non è né amico né nemico, è clima, e basta. Dobbiamo riuscire a convivere con le sue inevitabili variazioni. Con pragmatismo ed intelligenza. Mettendo in soffitta le ideologie nichiliste. Prima fra tutte il radicalismo pseudo ecologico.





