
di Roberto Federico
Ci sono film o meglio storie raccontate, che non passano mai di moda e che sono sempre attuali ,anche se datate
Sono quei capolavori della nostra filmografia ,forse dimenticati ma che rivisti oggi sanno trasmettere ancora tutto il loro fascino emozionale
Non dobbiamo poi dimenticare che molti film o romanzi ,sanno spiegare la società molto meglio di tanti convegni, dibattiti ecc, dove cosiddetti esperti toccano molto spesso solo la superficie di certi fenomeni, senza saper entrare nella” carne”delle persone
Nel 1963 Lina Wertmuller gira,tra la Basilicata e la Puglia un film, I Basilischi ,di quelli cattivi e impietosi dove tutto è al posto giusto per spiegare un mondo che esisteva allora ma che ancora oggi possiamo ritrovare, se la nostra lettura delle cose riuscisse ad andare oltre le semplici apparenze
I personaggi si muovono in un mondo rurale asfittico e sonnacchioso dove giovani incerti, insicuri e incapaci di fuggire, senza speranza litigano con anziani duri e convinti che nulla potrà mai cambiare
Nel meridione profondo Antonio, giovane studente in legge, trascorre le sue giornate insieme agli amici, Francesco e Sergio
I tre sono insofferenti alla mentalità arretrata del paese. Bighellonano, tentano qualche approccio con le ragazze, litigano con i genitori e pensano a cose che non faranno mai
Sempre gli stessi discorsi e sempre gli stessi luoghi. Una realtà inerte
La grande occasione si presenta proprio ad Antonio: recatosi a Roma da alcuni parenti avrebbe la possibilità di trasformarsi, di rompere con gli indugi e le apatie della sua esistenza quotidiana.
Ma incapace di affrontare nuove opportunità, rinuncia tornando al paese come se nulla fosse accaduto. Ricomincia la vita di sempre.
Verso il finale ,passaggio importante è l’incontro tra il protagonista Antonio e alcuni parenti venuti da Roma
Qui si dimostra la disuguaglianza culturale che il ragazzo percepisce chiaramente ,ma che non lo tocca particolarmente e che non vuole colmare
In fondo egli ,sta bene così com’è
È qui che si esprime il focus della storia
I personaggi esprimono una remissività e una apatia atavica che si fa modo di vivere e/o di sopravvivenza
Da allora ad oggi non è cambiato molto
Penso a certi squilibri sociali che oggi vivono i nostri giovani e non solo nelle regioni del meridione e alle “ uguaglianze”culturali, appiattite e rivolte verso il basso che volgono a noiosa e pigra rassegnazione
Non è cambiato molto
Regia, soggetto e sceneggiatura: Lina Wertmüller.
Fotografia: Gianni Di Venanzo.
Montaggio: Ruggero Mastroianni.
Musica: Ennio Morricone.
Interpreti e personaggi: Antonio Petruzzi (Antonio), Stefano Satta Flores (Francesco), Sergio Ferrannino (Sergio), Luigi Barbieri (padre di Antonio),





